Confronto
di Roberto Mostarda

E’ il termine più usato ed abusato proprio nei momenti in cui la sua logica, il suo senso quasi istintivo, latitano. Più è assente il suo spirito, più se ne parla anche a sproposito per ostracizzarlo, per considerarlo debolezza, per condannarlo come metodo o esaltarlo oltre la sua stessa misura.
Parliamo del confrónto. Il dizionario ci aiuta come sempre a comprenderne origine ed evoluzione. Con il termine si intende in primo luogo l’atto, l’operazione, il fatto di confrontare, di essere confrontato: fare il confronto di due oggetti; mettere a confronto le parole coi fatti. Di qui una serie pressoché infinita di possibili impieghi di questa parola. Così il confronto delle impronte digitali, positivo o negativo. Ancora i confronti sono odiosi (frase proverbiale); di più, senza confronto o confronti, vuol dire anche senza possibilità di paragone, incomparabilmente. Analogamente, per indicare una superiorità indiscutibile: non c’è confronto! E’ un campione che non ha confrontio che non teme confronti; in sostanza esiste sempre una persona, una cosa, un’idea con cui un’altra viene confrontata e quindi la parola indica un concetto in cui ogni elemento è visto in rapporto ad un altro per comprenderne e conoscerne le caratteristiche e semmai scegliere tra loro. La storia e la cultura sono indissolubilmente legate a confronti, a volte rudi, più scontri, ma pur sempre alla comparazione tra due modi di intendere la vita e le sue molteplici manifestazioni.
Il diritto, come sempre utilizza i termini del linguaggio comune per tradurli in fattispecie e metodi di amministrazione della giustizia. Così nel diritto penale, si indica l’atto processuale consistente nel contraddittorio fra persone già esaminate o interrogate (fra imputati, fra testimoni, fra imputati e testimoni), diretto a stabilire la verità fra dichiarazioni contrastanti già rese dalle persone medesime.
Fattispecie simile è il cosiddetto confronto all’americana: espressione con cui viene comunemente. indicata (perché soprattutto nota attraverso film, racconti, cronache di ambiente americano) la cosiddetta ricognizione di persona in materia penale, la quale consiste nel collocare la persona indiziata di un reato tra due o più altre persone somiglianti, tra le quali l’interessato al riconoscimento viene chiamato a distinguerla e indicarla.
Anche nelle scienze esiste il concetto di confronto. Così nella matematica il metodo che ad esso si riferisce per la risoluzione dei sistemi di due equazioni di 1° grado e in 2 incognite, consistente nel ricavare in entrambe le equazioni una delle incognite in funzione dell’altra, e nel confrontare le espressioni così trovate ottenendo un’equazione di 1° grado nella sola.
Infine, ma non per ultimo, nel linguaggio sportivo con la parola confronti si intende in modo istintivo la gara, la competizione.
In senso figurato poi, soprattutto nel linguaggio politico con questo termine si intende l’incontro polemico fra sostenitori di tesi, concezioni, programmi diversi, che si propone non tanto la lotta e la vittoria di una delle parti quanto la possibilità di un’intesa attraverso un dialogo aperto ed equilibrato.
Ecco, in questa accezione, il confronto ci porta nell’agone della politica nazionale che come sempre fa da contraltare alla nostra analisi delle parole.
Come osservavamo in principio, il confronto appare tanto più assente quanto più evocato. L’aridità, la sostanziale inespressività del dibattito politico, dei suoi riti, delle sue evoluzioni sempre eguali a se stesse, ci mette dinanzi al ritornello che rimanderebbe ad un noto conduttore televisivo: si faccia una domanda e si dia una risposta, con ciò sostanziando l’assoluta inutilità dell’espressione.
Con l’aggravante che lo scenario si compone di alcune fattispecie: 1) chi reclama il confronto; 2) chi lo chiede come atto di reciprocità; 3) chi lo rifiuta a priori e 4) chi lo rifiuta non considerando interlocutore l’altro. Inutile dire che la quarta possibilità sembra quella che si attaglia perfettamente alla situazione del voto amministrativo in corso nel paese e più in generale al “confronto” sulle riforme.
In parole semplici, un dialogo tra sordi gravido di conseguenze per lo stesso equilibrio democratico, dei poteri, pesi e contrappesi che costituiscono l’architrave costituzionale sulla quale fondare il rinnovamento del paese. Una confusione inveterata e crescente su chi appoggia chi e chi si allea con chi e per che cosa! Un’ulteriore brutta pagina per tutti noi!

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