Regime
di Roberto Mostarda

Sono almeno due le letture principali del termine scelto questa settimana. Il primo è in campo scientifico ed indica in sostanza l’andamento di un fenomeno in un certo intervallo di tempo e in determinate condizioni.
In fondo non lontano ma complementare il valore della parola regime (derivato dal latino regĭmen, ossia «governo, amministrazione», a sua volte discendente dal verbo regere, quindi «reggere»). In questa accezione si indica l’ordinamento politico, la forma o sistema statuale o di governo: di un paese. Così si definisce un regime democratico, parlamentare, presidenziale. Si parla anche di regime dei partiti in cui hanno grande peso (ma minore che in quella degenerazione che si delinea con partitocrazia) appunto i partiti politici. Esiste poi il regime assembleare in cui il potere risiede nelle assemblee parlamentari; ancora nell’evoluzione storica si è parlato di regime monarchico, assoluto, autoritario, dittatoriale, militare; quindi, stato o governo autoritario o anche ordinamento che, indipendentemente dalla sua forma, ha impostazioni e tendenze autoritarie, oppressive (vedi un governo democratico che rischia di trasformarsi in regime).
Il termine regime indica anche molte altre cose. Così il modo di comportarsi e di regolarsi, sia nella vita economica e sociale, nell’alimentazione, cioè nel mangiare e nel bere, come abitudine o norma igienica o medica senza bevande alcoliche (anche in riferimento al proibizionismo di alcolici, come norma giuridica).
Si aggiunge anche il modo in cui è regolata e disciplinata un’attività, soprattutto economica o finanziaria o giuridica; in finanza, il complesso di norme che disciplinano, in uno stato, le operazioni valutarie. Infine in geografia fisica, con riferimento a fenomeni naturali periodici, il cui andamento è considerato, di solito, nello spazio di un anno solare: ossia l’andamento delle precipitazioni e il modo nel quale si manifestano: desertico, mediterraneo, continentale, monsonico, polare, tropicale.
Quel che ci interessa, però, è soprattutto il valore in politica e nel governo inteso nell’accezione più generale. Ecco, in questo campo, nel nostro paese si assiste ormai a una sorta di schizofrenia paranoide con accessi di pura follia. Ad ascoltare la narrazione storica e politica di certi esponenti politici sembra quasi che il nostro paese da settant’anni in repubblica, sia contornato sempre e comunque dal tentativo di risorgere di regimi di vario tipo e natura. Una connotazione e una condizione parapolitica che negli ultimi vent’anni almeno ha assunto i contorni di una vera e propria sindrome fobica capace di accecare anche intelligenze altrimenti vivide.
E’ come un vortice autoreferenziale nel quale si lanciano tutti a perdifiato non appena le condizioni del confronto politico assumono caratteristiche complesse o come quando si ragiona di riforme o di modifiche istituzionali.
Da almeno vent’anni, dall’apparizione di Berlusconi e dai tentativi di fermarlo per via giudiziaria, torna sempre alla ribalta l’accusa di “tendere ad un regime”, di voler instaurare un regime e via dicendo. E l’accusa diviene una sorta di ostracismo che vestali e cerimonieri della “verità assoluta” (in pratica soprattutto autoreferenziali e autonominatisi custodi di essa, senza autorevolezza alcuna) scagliano ora qui ora là contro i reprobi e i “tentatori” di turno. Pur di fermare l’ex cavaliere, ad esempio, costoro hanno impedito per due decenni ogni riforma, ma anche prima della crisi della prima repubblica, i custodi hanno fatto girare in tondo ogni tentativo di aggiornare almeno le parti che la Costituzione stessa prevede modificabili! Risultato un Paese alle prese ancora con problemi che dovevano essere un pallido ricordo da 30/40 anni.
Un bel risultato non c’è che dire, un risultato da campioni al contrario. E si perché ritardi e difficoltà stanno avendo un retrogusto amaro. Si stanno trasformando per tutti in una palla al piede. In pratica impedendo a chiunque di mettere seriamente e conclusivamente le mani su modifiche vere e non più eliminabili e delle quali senza senso del ridicolo costoro discettano in ogni occasione.
Il cammino dei decisi, ma tutto sommato timidi, tentativi di riforma auspicati da Napolitano e sostenuti da Mattarella, portati avanti da Renzi e dal suo governo e maggioranza nel quadro e nell’ambito delle norme costituzionali esistenti, sta subendo ogni giorno accuse ed attacchi nei quali non potevano mancare i soliti assurdi e idioti riferimenti alla volontà di instaurare un regime! Come a dire che con la fuffa si vuole continuare a bloccare tutto!
Il referendum di ottobre e i risultati delle amministrative ormai prossime non hanno molto in comune se non per i soliti noti che “sanno” e che vogliono attuare l’intento di usare l’uno e le altre per bloccare, fermare e impedire la “minaccia “ del regime! C’è da sperare che gli italiani sappiano cambiare le carte in tavola, sempre le stesse da troppo tempo, nonostante l’apparente mutamento delle rappresentanze politiche!

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