Il termine scelto, si attaglia alla perfezione al quadro che offre il paese in questo momento politico ed economico...

Intreccio
di Roberto Mostarda

Il termine scelto, si attaglia alla perfezione al quadro che offre il paese in questo momento politico ed economico, stretto tra le rigidità dell’Europa, il dramma dei migranti in arrivo e le mille contraddizioni che fanno da scenario ad ogni azione di governo e di amministrazione intenzionata a cambiare qualcosa e a migliorare qualcosa!
Il dizionario ci aiuta intanto a capire che cosa si intende. Una prima spiegazione di significato è quella che si riferisce all’operazione e al modo d’intrecciare. Pensiamo agli oggetti in paglia (il piano di una sedia); ancora si parla di lavori di intreccio come in reti, stuoie, panieri. O anche, la disposizione degli elementi intrecciati e in particolare la disposizione che hanno in tessuto i fili d’ordito e le trame (sinonimo anche di armatura in senso ampio).
Molto concretamente poi si dice di intreccio come insieme di elementi intrecciati, mastri, vimini strisce di pelle, come nella decorazione di libri rilegati in pergamena. Per estensione anche di qualsiasi ornamento o fregio a linee, a motivi intrecciati.
Viene richiamato anche lo sport, come nella lotta libera, in cui la presa (detta anche liana) consistente nell’intrecciare una propria gamba con una dell’avversario, dopo avergli immobilizzato le braccia, al fine di atterrarlo.
Dal piano concreto a quello concettuale, l’intreccio significa anche l’unione di fatti, fenomeni, e via dicendo che s’incrociano, s’intersecano, interferiscono reciprocamente. Come ad esempio avvenimentio vicende di varia natura, o anche intreccio di suonidi canti; delle parti, nella musica vocale o strumentale secondo le regole del contrappunto; delle figure, nella danza, nel pattinaggio su ghiaccio.
Ancora, si parla di intreccio per il complesso delle vicende che costituiscono la trama, l’argomento di un’opera narrativa o drammatica: quella cioè che deriva il suo maggiore interesse non dalla delineazione dei caratteri, ma dalla complicazione delle vicende, che per lo più trovano alla fine una soluzione inaspettata. Pensiamo in questo caso alle commedie spagnole e francesi di cappa e spada: in esse eccelse tra gli spagnoli nel 17° sec. Calderón de la Barca, e tra i francesi, nel secolo successivo, Beaumarchais, particolarmente con Le Barbier de Séville. Il genere giunse così sin quasi alle soglie dell’età romantica – e se ne ha un esempio cospicuo in Kabale und Liebe di F. Schiller, dramma rappresentato nel 1784 – e continuò ad avere fortuna sino ai giorni nostri.
Oggi quello stesso sistema si è esteso ai romanzi polizieschi, dove le trame investigative si intrecciano appunto con fenomeni politici, sociali, o addirittura a situazioni al limite delle veridicità, sfociando così nel fantastico e nel visionario.
Sin qui il valore della parola. E’ indubbio però che se trasportiamo quanto detto nella situazione italiana, ci accorgiamo che ancora una volta, l’inventiva italica e la capacità rappresentativa nel nostro paese raggiungono vette inimmaginabili e superbe (non in senso positivo però)!
Intreccio, infatti, nella realtà sociale e politica italiana indica non l’insieme degli elementi che danno senso ad una dinamica e ad un racconto, ma piuttosto una rete stretta ed inestricabile, paralizzante e capace soltanto di rallentare, fermare, ostacolare, impedire.
E’ quello al quale assistiamo ogni giorno. In un ufficio pubblico o privato per espletare qualche pratica dove troviamo sempre qualcosa che ci fa perdere tempo e ci costringe a tornare; sul lavoro dove regolamenti, regole, decaloghi di cui peraltro non si conosce l’autore, sembrano fatti apposta per complicare, incartare, rendere sterile ogni tentativo di innovazione. Così nella vita politica e parlamentare e nelle decisioni governative.
Non c’è nulla di semplice, di liscio, di immediato. Ogni riforma deve avere un regolamento attuativo e poiché per averlo i partiti devono confrontarsi, l’eventuale rapidità del voto di una legge, si trasforma in un cammino irto di ostacoli, improduttivo e letale per la riforma stessa. Abbiamo centinaia di migliaia di leggi e regolamenti, ma mai un regolamento fatto ad hoc per una legge specifica. Abbiamo migliaia e migliaia di commi, richiami, lemmi, capitoli e capitoletti per ogni aspetto minuto che la legge dovrebbe regolare, ma mai una soluzione a portata di mano.
Per noi italiani, l’intreccio è sinonimo di burocrazia, cioè proprio la “forza dell’ufficio”, ossia il trionfo di quelli che una volta venivano definiti “burosauri” ad indicare l’“antichità” di certi meccanismi impersonati ora qui ora là da qualche funzionario solerte nell’impantanare (sempre obbedendo alla legge, ovviamente) qualsiasi attuazione pratica di norme e regole a favore dei cittadini e del funzionamento complessivo della macchina statale e amministrativa.
Per non parlare dell’intreccio, davanti agli occhi di tutti, tra riforme, questioni sociali e di lavoro, nodi dell’economia, che sembrano darsi tutti appuntamento nello stesso periodo  e nello stesso luogo, con un unico comune intento: impedire, rallentare, bloccare, lo sviluppo del paese. Un quadro desolante e triste!

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