Moralità
di Roberto Mostarda

Non passa giorno che qualcuno non accusi qualcun altro di immoralità, di comportamenti truffaldini. Lo stato della nostra vita pubblica offre esempi innumerevoli e continui ed è difficile non provare un senso di sgomento e di inadeguatezza dinanzi agli eccessi, anche incredibilmente miseri, che ci si parano dinanzi.
Per orientarci cerchiamo di capire che cosa significhi la parola moralità. Il termine viene dal simile latino moralĭtas, il cui significato si lega a quello della parola greca “ethos” (da cui etica sovente usato come sinonimo di morale) che indica comportamento, costume, carattere, consuetudine. E acquista anche il significato di principi delle caratteristiche della condotta umana che influiscono sulla collettività (ovvero il moralis in latino). Il termine morale, quindi, assurge a valore di ciò che è attinente alla dottrina etica oppure significa ciò che è attinente alla condotta e quindi suscettibile di valutazione e quindi di giudizio.
Da queste radici si sostanzia moralità, ossia lo status o meglio il comportamento attinente o meno alla morale, all’etica. Quindi è la qualità, la condizione di ciò che è conforme a principî morali. Nella terminologia filosofica hegeliana, moralità traduce il tedesco Moralität  e indica la volontà individuale e privata del bene, distinguendosi da  eticità, che traduce un’altra parola tedesca Sittlichkeit  che indica la realizzazione del bene in istituzioni storiche che la garantiscono. 
Moralità delinea anche l’insieme delle leggi morali che pensatori e filosofi riconobbero legate alla libertà umana e perciò dettero al mondo dottrine morali.
La parola ha assunto anche altri significati come nel francese moralité, ossia  di una forma drammatica diffusasi nel paese transalpino nel XV secolo (e in Italia all’epoca della Controriforma), caratterizzata da intenzioni morali o satiriche e intessuta di figure allegoriche; il nome si estese poi a molte opere drammatiche che si staccavano dal teatro sacro per confondersi con i primi saggi di imitazione teatrale classica.
Mentre il termine  morale identifica una serie di modelli comportamentali, tipici di determinati contesti sociali, realizzati mediante il perseguimento di determinate condotte ispirate da  norme di comportamento, con moralità si indica invece l'insieme di convenzioni e valori di un determinato gruppo sociale o di una società, o semplicemente di un individuo.
Un concetto, questo, ben distinto da moralismo con il quale si intende la corruzione della moralità. 
Osservavamo che ogni giorno, nella nostra vita pubblica, ma anche in privato, si sente impiegare la parola moralità. Una vera inflazione nella quale si perdono ormai anche i valori sottesi. Una relativizzazione sostanziale, se tutto è immorale, allora tutto è morale. Un assurdo certo, ma quando si scopre che i luoghi più alti della moralità, quelli dai quali dovrebbero discendere le indicazioni dei valori da privilegiare, sono anche essi quanto meno non morali o relativamente morali, allora è difficile ricostruire o dare confini chiari e comprensibili a quel complesso di elementi valoriali che definiamo appunto moralità.
Ecco dunque che è sempre più forte la sensazione di trovarsi immersi nel moralismo, ossia nella degenerazione della moralità con la conseguenza di non capire più con chiarezza quali sono i cardini e gli elementi distintivi dei valori che la sostanziano.
Ed ancor più chiaro è che il moralismo si serve di parole apparentemente semplici, di “slogan” per così dire di immediata comprensione, dando per la sua semplicità l’impressione di trovarsi dinanzi a valori condivisi, o meno, ma chiari. Nulla di più illusorio e negativo perché il rischio successivo è l’allontanarsi dal significato originario e vero del principio morale e dalla sua progressiva eclissi, tanto più evidente quanto più clamorosa è l’affermazione moralistica di questo o quell’aspetto dei comportamenti propri od altrui. E il richiamo pomposo alla moralità presunta e ormai tradita.
Se trasferiamo queste riflessioni nell’agone politico nazionale e nel clima preelettorale, abbiamo una plastica manifestazione di quanto detto. Tutti si richiamano ai principi morali, tutti ne fanno punto di forza delle proprie proposte mentre tutt’intorno continuano ad emergere casi di immoralità sulla cui natura però le opinioni e i distinguo si moltiplicano a dismisura! E tutti fanno uso di queste categorie per accusare, criticare l’avversario, il contendente confondendo pubblico e privato senza intelligenza e senza ritegno. Ma questo non ci vede soli nel mondo, basti pensare al livello che sta raggiungendo lo scontro preelettorale negli Stati Uniti dove, anche lì, invece di parlare di problemi si parla di moralità e del suo opposto! Ma, mal comune non è certo mezzo gaudio!

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