Il tempo cambia le prospettive

Conservatore
di Roberto Mostarda

In tutte le epoche le collettività umane si sono divise tra coloro che vogliono e perseguono il cambiamento e quanti invece osteggiano i mutamenti e vogliono mantenere lo status quo. Due modi di vivere e costruire il futuro inconciliabili e spesso all'origine di dolore e sofferenza per la specie umana! Nei migliori dei casi, due fronti che si misurano e si battono per i propri scopi. Accade anche, nella mutevolezza delle cose umane alla prova dei tempi, che le parti sostanzialmente si invertano, anche se in modo non sempre consapevole.
I primi spesso si definiscono riformatori o rivoluzionari, i secondi moderati o conservatori. La parola che abbiamo scelto è proprio quest'ultima. Si definisce conservatore chi conserva, non muta, mantiene ciò che è in sua disponibilità. E' in politica che si misura la distanza e la sostanza di questo atteggiarsi dell'animo umano. Chi conserva sostiene, quasi sempre, il valore della tradizione, si oppone a qualunque ideologia progressista, e mira a conservare le strutture sociali e politiche tradizionali. Per estensione il termine può essere riferito anche a correnti di pensiero, d’arte, di gusto, o al costume.
Quando però si assiste a posizioni un tempo rivoluzionarie che si oppongono a mutamenti richiamandosi a principi e regole che si ritengono immutabili, qualche problema si pone! E' quel che ci capita di vedere nella battaglia politica dell'Italia in crisi. Dopo la fine delle ideologie, restano spesso i simulacri di esse, di un tempo passato, in una società mutata che non li comprende più appieno! Ma per qualcuno sono totem da non mettere in discussione pena ... non si sa cosa ma sicuramente la distruzione di qualcosa.
Il centrodestra o ciò che di esso rimane si dice non ha un progetto per il paese ma molte idee non sempre coerenti ma a loro modo “rivoluzionarie”; il centrosinistra si sostiene, ha un progetto ma non ha idea chiara di come realizzarlo! Due posizioni antitetiche eppure non eliminabili! Pur rimanendo inconciliabili!
Il dibattito sulla modifica dello Statuto dei lavoratori, in particolare dell'art. 18 è una cartina di tornasole di questo stato di cose! Si dice che non sia determinante per il mercato del lavoro ma al tempo stesso che non se ne può fare a meno per difendere i diritti di chi lavora! Chi vuole abbatterlo pensa di essere progressista, chi lo vuole tenere a tutti i costi pur provenendo da aree un tempo progressiste, finisce con divenire “conservatore” e contro i mutamenti.
La confusione, dunque regna sovrana. Mentre il paese attende misure adeguate a far ripartire l'economia e con essa il lavoro che ha nella Costituzione repubblicana il baluardo delle sue difese, prima ancora che nella legge ordinaria quale è lo Statuto dei lavoratori. In questi tempi difficili nei quali si parla spesso di interventi legislativi anche retroattivi, forse è utile ricordare quanto recita il prologo dei nostri codici: la legge dispone per l'avvenire! Una frase che spesso si tende a dimenticare e sottovalutare. Le norme devono rispondere alle esigenze come esse si manifestano e si evolvono nella vita sociale, non cristallizzare la realtà impedendo di affrontare il nuovo!

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