Tradimento
di Roberto Mostarda

Se ne sente parlare sempre più spesso nel campo della politica nazionale, anche se i riferimenti vanno più spesso agli aspetti più critici delle relazioni amorose. Parliamo del tradimento, parola i cui riferimenti linguistici risalgono al latino medioevale sul finire del 12 secolo.
Tra i significati più comuni, l’atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà. Ecco che allora un tradimento si commette, ci si macchia di un tradimento; come abbiamo sottolineato con particolare riferimento al dovere o all’impegno di essere fedele al coniuge o alla persona cui si è uniti da un rapporto d’amore e d’affetto.
Nel campo del diritto il tradimento indica un reato con varie tipologie. Ci può essere allora l’aiuto al nemico, la lotta armata contro il proprio stato, intelligenza con il nemico, ecc.) che sono previsti dal codice penale militare; oppure si parla di alto tradimento come nel diritto costituzionale italiano, dove ci si riferisce al delitto proprio del presidente della Repubblica (unitamente all’attentato alla Costituzione), per il quale egli può essere posto in stato di accusa dal Parlamento riunito in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
Tradimento è anche l’azione delittuosa o dannosa compiuta, mascherando le proprie intenzioni, contro persone o istituti che hanno fondato motivo di fidarsi.
La cronaca politica in questi mesi e, soprattutto nelle ultime settimane, ha fatto registrare e risuonare questo termine. A pronunciarlo in modo fortemente emozionale la relatrice della legge sulle unioni civili, l’on. Cirinnà del Pd, nei confronti dei parlamentari del Movimento Cinquestelle che nel corso dei mesi precedenti avevano partecipato all’analisi e all’esame del tema e del testo legislativo. Il tradimento si sarebbe verificato al momento di appoggiare il provvedimento nel suo insieme ovvero con la previsione della stepchild adoption per coppie di persone dello stesso sesso. Su questo punto peraltro fortemente controverso tra i parlamentari di tutti i gruppi, i pentastellati si sono divisi con il risultato di portare il Pd a porre la fiducia per far passare la legge senza le adozioni. Con il corollario dei voti del gruppo legato a Verdini e le polemiche che ne sono seguite su allargamenti della maggioranza non accettati nel partito del premier Renzi. Voti che, per l’uscita dall’aula dei parlamentari grillini non sono risultati decisivi pur creando inevitabilmente tensioni e incomprensioni come anche tentativi di intestarsi la vittoria. Una serie di episodi certamente singolari e deteriori molto lontani dalla serietà dei temi al centro del confronto parlamentare.
Sin dall’inizio della legislatura, in alcune fasi in modo galoppante, si è poi assistito ad una serie di cambi di casacca e a vere trasmigrazioni tra gruppi diversi. La geografia delle Camere è stata modificata in modo imprevedibile. E si sono moltiplicate le “denunce” di tradimento nei confronti di chi lasciava il proprio partito per altri lidi con accuse anche infamanti sui motivi per i quali tali scelte venivano compiute. Il consueto e deteriore corollario di promesse di potere, di posti al governo, nonché miriadi di altre questioni e vantaggi politici e/o personali.
Si potrebbe dire che la legislatura sia nata sotto il segno del “tradimento, ma sarebbe forse una conclusione affrettata. Una cosa certa è che il tradimento nella storia e nella cultura è una cosa seria e che quanto abbiamo descritto possa avere diverse spiegazioni, ma certamente è difficile scorgervi i connotati di “serietà” necessari in un vero atto simile. Siamo infatti dinanzi a tattica politica e nel peggiore dei casi ad opportunismi di varia natura. E la politica in genere, quella italiana in particolare, ci ha abituato nel tempo a questo e a volte anche a molto peggio.
La parola tradimento, dunque, non ha molto a che vedere con l’uso che ne viene fatto e pur nella sua accezione negativa, sarebbe degna di miglior causa!

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