Compromesso
di Roberto Mostarda

E’ un termine dai significati molteplici e tra loro anche distanti, quello che abbiamo scelto. La sua origine è latina da compromissum, che deriva dal verbo compromittĕre.
Nel linguaggio giuridico indica il negozio con il quale le parti deferiscono ad arbitri la decisione di controversie tra loro già insorte. E si definisce eccezione di compromesso quella che viene sollevata dalla parte davanti al giudice ordinario per impedire che esso si pronunzi quando la lite ha formato oggetto appunto di un compromesso.
Analogo significato nel diritto internazionale, nel quale si parla di accordo con il quale due stati convengono di sottoporre una controversia fra loro già insorta a un determinato procedimento idoneo a risolverla, quale il giudizio di un collegio arbitrale.
Sempre in ambito giuridico e nel linguaggio corrente, si parla di compromesso come contratto preliminare, soprattutto in caso di compravendita ma per estensione anche in caso di matrimonio si indica l’accordo prima delle nozze, di adempiere alle formalità prescritte per contrarlo.
Di compromesso si parla anche intendendo il procedere a una transazione, ad un accomodamento ossia a una forma di accordo fra le opposte esigenze di due parti in contrasto, per cui ciascuna delle due cede qualche cosa per risolvere la controversia. In questo ambito, più di recente nel linguaggio politico e giornalistico, il termine ha riunito in sé i precedenti significati per indicare un accordo fra persone o gruppi che, pur comportando reciproche rinunce, non presuppone l’esistenza di una controversia né di un vero e proprio contrasto, bensì la volontà congiunta di raggiungere un fine comune superando eventuali divergenze.
Si dice anche che qualcosa è compromesso intendendo danneggiato, coinvolto, implicato in qualcosa, come ad esempio uno scandalo.
In questi giorni, si parla in varie accezioni di compromesso anche nell’ambito del dibattito parlamentare sui diritti civili, sulle unioni civili e sull’adozione dei bambini. A seconda del punto di vista politico dal quale si osserva, la parola può avere valenza positiva o negativa, o interlocutoria. Per chi intende portare avanti il tema soprattutto nei confronti di persone dello stesso sesso compresa il tema delle adozioni, nessun compromesso è accettabile ma tutta la legge va approvata così come è stata presentata alle Camere. Posizione diametralmente opposta e altrettanto contraria, quella di chi pur accettando il tema della previsione di norme per le unioni tra persone al di fuori delle previsioni del matrimonio, in quanto diritti civili, si oppone ad ogni discorso attinente alle adozioni di bambini del partner nel quadro di unioni tra persone dello stesso sesso.
Si potrebbe osservare che l’inconciliabilità delle posizioni non permetta di ipotizzare alcun compromesso. Quando ci si occupa di diritti e di posizioni “ideologiche” su temi di rilevanza sociale e politica, tutto appare lontano e senza possibilità di dialogo costruttivo.
La politica, si dice, però, è l’arte del possibile e, spesso, anche luogo dove l’arte del compromesso costituisce strumento di confronto dopo aver sfoggiato convinzioni e posizioni senza se e senza ma. E’ più o meno quello che sta accadendo nelle ultime battute del confronto, dopo che il governo ha ipotizzato la possibilità di porre la fiducia sul testo “depurato” però dal tema delle adozioni osteggiate dalle componenti cattoliche presenti in diverse aree politiche.
Poiché però non esistono soluzioni valide per tutte le stagioni, ogni decisione comporta un compromesso in una direzione o in quella opposta con ciò provocando reazioni negative ora in uno ora nell’altro campo.
Appare evidente però che la delicatezza dei temi in discussione, si parla di diritti, non va d’accordo con il mercanteggiamento necessario a trovare una sintesi politica. E questa è la prima considerazione. Anche perché il confronto sulle unioni civili si è trasformato in una sorta di banco di prova per governo e maggioranza, al di fuori e oltre il programma o come palestra di possibili evoluzioni ed alleanze alternative.
La necessità di un compromesso dunque si collega al possibile rischio per la stabilità della legislatura. Questo non lo rende auspicabile ma necessario per il governo e la maggioranza. Il vero nodo è purtroppo aver legato un tema fondante di diritto ai destini della legislatura. Un errore, una deriva che andava evitata così come altre strumentalizzazioni politiche alle quali si è dovuto assistere!

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