Etica e politica, chi certifica chi!
di Roberto Mostarda

Passata la festa… si torna alla cronaca. E la politica nazionale mostra, come sempre, una doppiezza strutturale, una sorta di Giano bifronte. Da un lato le riforme, il voto della Camera, il prossimo passaggio al Senato, lo sforzo del governo e della maggioranza di portare a casa uno degli impegni più rilevanti assunti dal suo inizio, sotto il cappello politico dell’allora bis capo dello Stato Napolitano che lo aveva tenuto a battesimo, insieme ai temi centrali del terrorismo, della sicurezza, degli intrecci internazionali ed europei, la politica europea dell’Italia e chi più ne ha più ne metta. Dall’altro la politica politicante, gli “ostatori” di professione, quelli per cui ogni riforma è un attentato alla Costituzione, ogni tentativo una strumentalizzazione ideologica e via dicendo. E questo sia all’interno o nei pressi del Pd, sia nelle file dell’opposizione. Tradotto in termini comprensibili un tira e molla senza fine ed inconcludente per definizione, un nuovo tentativo di giro di valzer per cui, completando l’inizio di queste righe “gabbato lo santo”, in questo caso chi vuole veramente riformare il paese e non solo parlarne!
Senza tralasciare alcunché, pare opportuno però concentrarsi su un passaggio dirimente e importante sulla strada di una possibile normalizzazione politica e sociale. Avevamo sottolineato come il Movimento Cinquestelle si trovasse sul pericoloso crinale del fuori tutti dentro solo noi e il cammino più tortuoso e irto di pericoli, del passare nelle istituzioni. Come avrebbe sottolineato tanto tempo fa nella prima repubblica Ciriaco De Mita “dalla protesta alla proposta”. I fatti di Quarto, il modo con il quale i guru tentano di superarli, pone interessanti interrogativi sul futuro di questa area politica nazionale. La politica, quella locale in particolare, è difficile, complessa, piena di insidie create dallo stessa necessità di decidere per la collettività in tutte le sue espressioni. Si accontenta qualcuno, si agisce per qualcosa, si scontenta qualcun altro e si tralascia qualcosa d’altro. E’ inevitabile, con il corollario del sottobosco affaristico e a volte criminale che segna il territorio soprattutto ma non solo al Sud.
Accade dunque che il sindaco pentastellato del comune campano subisca, ma resista, a pressioni camorristiche di un altro esponente del suo stesso movimento, cerchi di contenerlo, riesca ad allontanarlo dalla cosa pubblica, ma finisca inevitabilmente invischiata nelle polemiche e nei sospetti! La magistratura peraltro ne sottolinea alcuni comportamenti non propriamente lineari. Lei resiste e come dimostrano gli ultimi aggiornamenti della vicenda dimostri anche di aver avvertito i capi, il direttorio e via salendo del pericolo al quale si trovava esposta chiedendo di commissariare il movimento. Ed è qui che la situazione si incarta. Commissariare infatti pur sulla base di una vicenda conclamata, significherebbe ammettere l’esistenza all’interno del movimento di cellule infette. Dunque, meglio far finta di niente, richiamarsi ai grandi valori di pulizia e di onestà cardini del partito online e chiedere, ovviamente, le dimissioni del primo cittadino a dimostrazione della diversità dei cinque stelle rispetto agli altri. Sulla stessa linea tenuta, per altri versi e per altri motivi lì più politici, contro il sindaco di Parma, Pizzarotti, ormai capofila dei dissidenti politicamente attivi ed organizzati del movimento, in crescita apparente nei sondaggi, in calo costante nella rappresentanza parlamentare.
Di questo tenore infatti sono stati da subito gli interventi dei big e dei guru, conditi di accuse agli altri partiti che non avrebbero la faccia per parlare di pulizia, quasi che onestà e linearità morale fossero appannaggio soltanto di qualcuno che si richiama al web grillino.
L’unico, preoccupante, risultato di questa complessa pagina che attende comunque chiarezza politica ed amministrativa, è la rottura di un mito peraltro incrinato: quello degli incorruttibili pentastellati, protetti da un usbergo infallibile contro tutto e tutti e tetragoni ad ogni tentazione. Non è mai stato così sin dai primordi e ora che il movimento sta trasformandosi lentamente in qualcosa di più stabile, ancora meno. Sorge allora una domanda, se manca il certificato web dei guru, chi certifica chi nel campo dell’etica politica? Non sarebbe ora di diventare adulti e di capire che le mani nella politica vanno tenute pulite ma che è inevitabile debbano incontrare e sfiorare la melma della sottopolitica e della politica affine alla criminalità? E che per lavorare per la pulizia della società occorre viverne dall’interno contraddizioni e problemi? La diversità, sinora presunta, starebbe proprio nel riuscire nell’intento. Le immagini che appaiono oggi sul proscenio, non rassicurano affatto.
Il secondo assunto, riguarda allora le riforme. Renzi, il governo e la maggioranza procedono spediti e con ampio margine approvano e mandano avanti i cardini, Senato e legge elettorale. Il premier poi, non si sa se per ardire cavalleresco, per calcolo politico o per timore, annuncia che se al referendum previsto ad ottobre sulle riforme non avrà la maggioranza lascerà la politica. Un azzardo, una sfida calcolata, certamente un macigno non da poco per i suoi detrattori.
E costoro, cosa fanno, si affannano subito a prendere le distanze dalle riforme impiegando il solito armamentario al quale ci hanno abituato i corifei e le cassandre minoritarie di questo paese: le riforme annunciate e votate devono essere fermate perché cambiano il paese, la sua struttura istituzionale (ma va!!), colpiscono la Costituzione e i diritti da essa previsti, fanno intravedere una sorta di presidenzialismo strisciante, un tentativo di “regime” anche se soft! Insomma, apriti cielo! Dunque lotta senza quartiere per far fallire tutto, battere al referendum il premier, mandarlo a casa e tornare al buon tempo antico! Ma quale, quello dell’ex cavaliere battuto alle urne fin troppe volte, quello della sinistra estrema in tutte le sue arlecchinate, quello di Grillo e Casaleggio  mai esistito e della cui esperienza non si sente il bisogno?
La sensazione è quella di un’armata Brancaleone litigiosa e unita solo dal contro, divisa su ogni altro passaggio! Un’accozzaglia senza linea e senza futuro, ma pericolosa. Perché porta con sé un’assenza totale di prospettiva politica per il paese. Il premier non è perfetto, il suo disegno certamente politico ed osteggiabile. Ma questo lo si deve fare con i contenuti e con le proposte serie. Non con gli anatemi e le condanne morali ormai consunte ed inutili se mai hanno avuto valore! Ricordando il semplice assunto (che sembra di stringente attualità): “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”!

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