Bipartitismo addio, ma dove sta andando l’Italia?

Nubi di smog e nebbie politiche
di Roberto Mostarda

I giorni che chiudono il 2015 e che aprono il 2016 potranno essere ricordati come eccezionali “giorni dello smog” in molte città italiane ed europee (ma il problema si presenta in molte parti del mondo industrializzato, come in Cina), attanagliate da cappe e nubi vere e proprie che schermano la luce del sole e affaticano i nostri polmoni, tra interventi tampone come chiusure al traffico per intere giornate come a Milano e Napoli e targhe alterne nella capitale. Una cappa di polveri sottili, quasi impalpabili che vediamo a fatica ma che inaliamo senza difese. In un clima surreale fatto di un inverno senza pioggia, di impianti da sci tra i prati ormai secchi, tra gente che si tuffa in mare in Sicilia!
Se il clima dunque si presenta in modo particolare e singolare, un discorso simile si può fare per la nostra politica, anch’essa attanagliata dalle polveri sottili della polemica pretestuosa, dei calcoli elettorali, dei revanscismi fini a se stessi. Con in mezzo il paese.
Nel suo discorso di fine anno, il premier ha cercato di diradare le nubi, come è suo costume, indicando le luci più che le ombre del cammino di quest’anno verso una ripresa sempre vicina e mai in arrivo realmente, con un paese che si appresta ma non si presta. Con un occhio agli appuntamenti partitici, le primarie nei grandi e piccoli centri al voto amministrativo, e politici, ovvero il grande gioco futuribile delle possibili alleanze per allargare il perimetro della maggioranza, dinanzi a uscite, silenziose o con clamore dalle fila del Pd, avvicinamenti di spezzoni del centrodestra sino a ieri all’opposizione e in cerca di spazio e di spartito.
In tutto questo restano i grandi problemi internazionali, dal terrorismo islamico dell’Isis da contrastare, dal futuro della Libia vicina a noi prima ancora che della Siria dove i direttori d’orchestra sono a Washington e a Mosca, i rapporti nell’Unione Europea fatti di sentimenti contrastanti e a volte alterni con la Germania e con i partners del nord, dinanzi all’enigma della possibile Brexit, l’uscita paventata della Gran Bretagna dall’Unione. Ancora, gli impegni sull’ambiente presi al Cop 21 di Parigi e il sempre presente nodo drammatico e spesso tragico dell’immigrazione, dove le risposte comuni sono più nelle parole che nei fatti.
Dunque un orizzonte molto contrastato con molte zone d’ombra, meglio ancora di nebbia, uno smog fatto di contraddizioni esplicite e di complicazioni implicite.
Non è affatto chiaro, infatti, dove vada la politica del nostro paese, quale sia il sentire del popolo italiano nonostante gli esercizi retorici dei leaders per interpretarne i flussi possibili ed esorcizzarne i possibili risvolti complessi con banalizzazioni di vario tipo come quella (peraltro ignobile) impiegata dal guru grillino per attaccare il governo sull’inquinamento e sulle morti da esso cagionate negli anni. Un misto di furbizia tonta di italica origine e di spregevole comicità tragica della quale non si sentiva il bisogno.
Ed eccoci all’altro corno per così dire, il movimento cinquestelle. Forte di 37 espulsioni di parlamentari via web sinora e indicato in crescita nei sondaggi in vista delle amministrative al punto da spingere il secondo guru ad immaginare il governo della capitale e del paese (e del mondo se fossimo nella paradossale e spettacolare scena del grande dittatore di Chaplin dove il globo esplode però miseramente per uno spillo). Siamo ormai ad una fase matura della presenza pentastellata nel paese e nelle istituzioni, ma che cosa siano o vogliano essere realmente i suoi esponenti e il movimento nel suo insieme per quale paese da rimettere in piedi, non è dato sapere. Qualcuno ha mai sentito indicare da Grillo e da Casaleggio che cosa debba essere l’Italia nel contesto europeo (a parte lo scetticismo) e mondiale? Quale impegno debba profondere il paese nello scenario internazionale per il ruolo ammaccato ma pur sempre reale che esso riveste? Dopo l’infelice e insensata teoria della decrescita felice, nessun’altra parola intellegibile si è sentita. Solo attacchi, solo anatemi, solo critiche a tutto e a tutti per sostenere le quali bisognerebbe però avere chiare e intellegibili le linee teoriche e di azione per il paese e del Paese! Possiamo infatti immaginare nell’animo dell’italiano le contrastanti emozioni che lo attraversano e il perché intenda favorire i Cinque stelle. Ma a nessuno sfugge che oltre il mare delle polemiche non si scorge alcun approdo serio e all’altezza dell’Italia nel suo insieme.
Nubi di smog, avevamo detto, e nebbia fitta su tutti i fronti.
In questo 2016 che comincia, riappare poi nella sua assoluta e nebulosa realtà, il centrodestra, o meglio quello che fu. La maggioranza degli italiani, infatti, notoriamente vota in direzione moderata da sempre. Soltanto che il punto di arrivo, questa volta, sembra mancare. Forza Italia, se ancora possiamo chiamarla così appare l’ombra di se stessa, nell’ombra del vecchio leader che se conserva la verve di un tempo, non riesce più ad intercettare le parole giuste per convincere. L’epopea di Brunetta e delle sue sciabolate perenni e la difficoltà di contenerne gli eccessi sono lì a dimostrare come i capi e capetti azzurri siano i primi ad infrangere ogni regola e che l’ex cavaliere deve soprattutto mediare e rimediare cercando di dare una parvenza convincente di leadership moderata del paese. I suoi nemici pur contenti della sua debacle non avevano fatto i conti con la velocità di eclissi e questo aggiunge un ulteriore problema e strato di nebbia alla politica nostrana. In questo meriggio nebuloso si intravede sullo sfondo la figura autoreferenziale del novello “cid campeador” leghista, capace di trovare risposta - come i guru penta stellati - ad ogni domanda e dare domanda ad ogni risposta. Salvini sta cercando e con qualche successo di monetizzare la discesa del polo azzurro ma così facendo sta eliminando dal centrodestra ogni connotato liberale, vellicando i sentimenti più immediati e non ragionati con facili soluzioni a problemi complessi (e poi …. lasciateci lavorare …..). Accanto a questo, la vecchia destra orfana di An, Fratelli d’Italia, sente inevitabile l’attrazione fisica verso la Lega di lotta nella speranza del governo con campioni di riferimento come la Le Pen in Francia. Anche qui la vista è offuscata.
E’ dunque un anno, quello che ci attende, dove forse la pioggia allontanerà le polveri e lo smog lasciando l’aria pulita e respirabile, ma dove la nebbia della politica – anche dopo le prove elettorali in Francia e Spagna – non sembra facilmente diradabile. Non c’è più il bipartitismo, forse l’Italicum potrebbe favorire il tripartitismo o creare una situazione quadripartita. L’Italia sembra però affetta dalla sua malattia di sempre: il multipartitismo, nella sua accezione più negativa di parrocchie, parrocchiette e piccole pievi, tutte autoreferenziali, ed incapaci di mettere avanti agli occhi un’unica, ineliminabile necessità: l’interesse del Paese!

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