Roma, via Nazionale: Palazzo Koch, sede di rappresentanza della Banca d'Italia. File "Monti - via Nazionale Palazzo Koch 1000117". Foto di Lalupa

L’Italia tra ripresa lenta ed emergenze continue

Difficile equilibrio su un piano inclinato
di Roberto Mostarda

Le settimane passate, tra crisi internazionali ed emergenze migranti e terrorismo, hanno anche messo in evidenza, pur tra le specifiche realtà, lo stato di profonda instabilità che caratterizza molti e importanti paesi europei.
Prima la Francia, poi la Spagna, nel loro appuntamento elettorale, ci danno l’immagine di società profondamente variegate e soprattutto spaccate verticalmente sul da farsi per affrontare i problemi sociali ed economici in un quadro di compatibilità comune. Da Parigi arriva una risposta istituzionale repubblicana contro la minaccia di una destra solo in apparenza presentabile, ma legata ad un passato non certo esaltante. Questa la risposta delle altre forze politiche, ma la gente ha votato ed in massa per gli slogan che semplificano, che usano il taglione per problemi complessi e di questo occorre tenere attento conto: In Spagna siamo al quadripartitismo, anticamera di ingovernabilità e o di governabilità in minoranza, ossia l’esatto contrario del quadro stabile che occorrerebbe ad un paese in profonda crisi sociale prima ancora che economica.
Due esempi, significativi per il valore della prova e dei paesi a noi vicini. Dinanzi a questa evoluzione complessa, nel nostro paese a cosa si assiste? Difficile da sintetizzare in poche battute, ma ci proveremo.
In primo luogo, il partito al governo (in coalizione), il Pd, è percorso da mesi da fibrillazione costante tra quelle che una volta si dicevano diverse anime o sensibilità. La sinistra ex comunista ed ex pidiessina già animata da mini scissioni come quella di Civati o di Fassina, dopo aver contribuito ad aggravare la crisi ora medita nuovi soggetti sulle ceneri del partito del premier. Una scelta suicida che gli italiani non capiscono e che sembra più la ricerca di differenziarsi e di essere sempre mentalmente all’opposizione anche se si è al governo che caratterizza da sempre quest’area. Il tarlo che ha spezzato ogni ipotesi seria di governo di centrosinistra, mangiando come Saturno i propri “figli”. Una posizione quella di questa componente che non porta da nessuna parte se non ad un partito/tino alla sinistra del Pd.
Il premier e segretario del Pd, però, non si trova tanto bene. Dinanzi alle crisi come quelle bancarie, non riesce a smarcare la propria gestione da scelte mostratesi poi non corrette o sbagliate. Può contare però sull’apparato e sulla necessità di una forza egemone che consenta di mantenere il governo sulla linea del rinnovamento radicale del sistema, nelle istituzioni, nell’economia, nell’amministrazione della cosa pubblica. Il voto prossimo venturo, ancorché di natura locale, per le realtà interessate sarà una prova centrale, conferma o campanello di allarme per il futuro, ossia le politiche per la stabilità della legislatura.
Il vero nodo gordiano del sistema, quello che ci avvicina ai rivolgimenti avvenuti oltralpe e oltre i Pirenei, è certamente il Movimento 5Stelle. Nell’eclisse momentanea del guru 1, ossia Grillo, impegnato nel ritorno in teatro, impazza nei campi e nei quadrivi, il guru 2 ossia Casaleggio (per alcuni la vera mente del movimento). Che cosa sia realmente la realtà pentastellata non lo ha capito ancora nessuno, malgrado i proclami rassicuranti ed eversivi al tempo stesso dei suoi esponenti. Frutto di una vera e fondata rabbia contro la politica, ora il movimento affronta il cammino nel deserto verso le istituzioni, tra tentazioni manichee persino contro suoi esponenti di punta e la necessità di mostrare al paese la capacità reale, non presunta ed ideale di fare pulizia e di saper governare. Nulla di tutto questo è ancora apparso all’orizzonte nonostante qualche faccia pulita e qualche altra francamente poco rassicurante. Anche qui si vedrà se tra gli italiani prevarrà la spinta antisistema senza però garanzie, o una linea mediata, più meditata, che lasci ai 5stelle soprattutto il ruolo di pungolo.
Esiste poi il “buco nero” del centrodestra. Lasciando agli elettori la sorte di un centro moderato in cerca d’autore e di spazio che potrebbe rappresentare la vera alternativa, non si può che constatare lo stato confusionale di Forza Italia e il rampantismo parolaio della Lega di Salvini che pur di aumentare i consensi sta pensando a una Lega nazionale con Fratelli d’Italia nella speranza di egemonizzare l’area. A contrastare questa deriva, c’è solo si potrebbe dire, l’ex cavaliere. Assodato che è l’unico al quale gli italiani darebbero ancora il loro voto più o meno convinto, questo non basta a rovesciare il senso di isolamento e declino in cui tutto questo avviene. E non solo per le questioni giudiziarie e l’inagibilità politica, ma anche per la lotta intestina tra i colonnelli che vorrebbero accaparrarsi il simbolo. Solo che senza Berlusconi, esso è un guscio vuoto. La mancanza di una classe dirigente matura e autonoma dal vecchio leader manifesta tutta la sua pesante e negativa realtà immanente. Di qui la sensazione dei galli e delle gallesse che si accapigliano nello studio dell’azzeccagarbugli!
Dove andrà, dunque l’Italia tra aspiranti lepenisti e podemos de’ noantri? Difficile decrittare questo interrogativo. Come sempre la speranza è che pur in un voto in libertà, gli italiani sappiano dare qualche elemento chiaro per costruire un futuro meno instabile e turbolento. Come si sa la speranza è sempre l’ultima a lasciare il campo. Ma non è una consolazione!
Intanto a tutti Buone Feste!

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