La memoria corta della classe politica

Lassisti di ieri, rigoristi di oggi
di Roberto Mostarda

E’ sempre interessante, con animo distaccato ma non assente, analizzare il pratico evolvere della nostra vita quotidiana, in politica, in economia e via dicendo. L’ultimo dato della cronaca, accanto ai temi caldi del terrorismo e della necessità di riavviare la ripresa e la crescita economica, è certamente quello del crac di alcune banche locali, punto di riferimento per anni di intere collettività e oggi all’origine del dissesto di piccoli e medi risparmiatori in primis.
Quel che colpisce è il tono degli interventi di politici, economisti, banchieri anche d’antan, che in quel sistema giunto al capolinea, hanno agito indisturbati per decenni, contando su appoggi, finanziamenti, connivenze, complicità in affari di ogni genere. Tutti richiamano alla necessità del rigore, della fermezza nel colpire il malaffare, il lassismo, evocano la necessità di interventi del governo, della Banca d’Italia, addirittura degli organismi sovranazionali per colpire i reprobi e salvare il salvabile.
Solo che a ben guardare, molti di coloro che si agitano erano presenti anche venti, dieci anni fa, mentre nel nostro paese pullulavano gli istituti di credito, ognuno voleva farsi la sua banca, c’era chi voleva averla per fare politica. Insomma un istituto di credito e qualche sportello qua e là non si negava a nessuno.
Dove erano costoro nel momento in cui le scelte venivano fatte non sul patrimonio reale, ma sulla speculazione finanziaria, ipotecando non soltanto la sorte della banca ma quella dei correntisti e dei clienti. Allora la replica potrebbe essere non esistevano i vincoli pesanti dell’Unione Europea sul bail in e i rigidi parametri di azione della Bce. Certo, ma esistevano però i vincoli della buona amministrazione, della diligenza del buon padre di famiglia richiamata dalla giurisprudenza, secondo i quali l’imperativo primario è salvare e far crescere il patrimonio, non metterlo a rischio con spericolate acrobazie finanziarie ai limiti della criminalità internazionale.
Oggi, però, tutti tuonano e cercano capri espiatori, ispirandosi alla severità dei “padri”. Poco fa però erano tra i fautori del lassismo bancario, fatto apposta per sostenere e foraggiare i mille rivoli dell’attività politica e amministrativa locale e nazionale.
Non solo chiedono con durezza che il governo intervenga senza pietà, tagli i rami malati, e così via! Il dibattito su questi temi è infarcito di accuse al premier e all’esecutivo per non far nulla, non aver fatto nulla e così via. Solo che l’attuale governo, in questo campo può anche usare i poteri di superman, ma non può certo risolvere questioni e criticità che vengono da decenni di opportunismo e di lassismo.
Ecco allora che i rigoristi di oggi sembrano più vicini a quanti cercano di sotterrare al più presto con pietre tombali questioni che li chiamerebbero in causa direttamente per il dissesto al quale assistiamo e che ha portato a decisioni estreme come quella del pensionato suicida.
Come sempre solo fatti laceranti e gravissimi come questo sembrano provocare un sussulto di chiarezza in una politica ormai dispersa e inconsistente. Purché il segno lacerante di quanto accaduto rimanga nei cuori e nelle menti e orienti le scelte anche dolorose da fare.
Non va sottaciuto poi quanto accaduto in questi anni nel mondo e deflagrato con la crisi finanziaria del 2008. Da allora, senza che nessuno ne fosse compiutamente edotto se non decisori e strateghi, è accaduto un mutamento epocale: dalla finanza basata sullo Stato, sulle garanzie pubbliche si è arrivati alla finanza – anche spericolata – basata sul risparmio privato. Ed è così accaduto che risparmi di una vita sono scomparsi nel gorgo delle inadempienze, delle scorrettezze, in veri e propri crimini dei quali qualcuno dovrà essere chiamato a rispondere.
Chi non ricorda il vecchio adagio “tanto paga Pantalone…..”! Ecco, finiti i tempi nei quali i rigoristi di oggi, ieri lassisti impenitenti, hanno sguazzato con la mangiatoia pubblica disabituando e deresponsabilizzando sul valore delle risorse pubbliche, che sono di tutti noi cittadini, oggi assistiamo all’assalto neppure tanto dissimulato, all’unico forziere rimasto: il risparmio privato, quella autentica forza fondamentale della tenuta del sistema italiano pur in anni difficili. Sono diversi anni che si assiste al tentativo di immettere questi soldi – sudati e risparmiati sulla pelle – nel circuito della finanza e soprattutto di quella speculativa. Il tutto con la connivenza di banchieri, responsabili e decisori del sistema e basandosi sul concetto che tanto prima o poi la ruota gira e la perdita di oggi si copre con il guadagno di domani (forse). Se questo non accade si assiste al crac che troviamo dinanzi ai nostri occhi.
Ecco allora che prima e oltre il criticare, molti dovrebbero tacere ed operare in silenzio per garantire nelle maglie sempre più strette del sistema europeo la solvibilità degli istituti e il rispetto del lavoro altrui. Ricordando un semplice assioma: le banche esistono perché le persone in esse depositano i loro risparmi e vogliono che essi siano protetti e salvaguardati. Se fosse possibile una soluzione alternativa (come metterli sotto il mattone o il materasso a seconda delle preferenze – assisteremmo alla crisi totale del sistema bancario. Onde evitare questi estremi, è necessario ricordare la regola aurea di cui sopra e capire che se ci si allontana dalla responsabilità e diligenza del buon amministratore, si scade immediatamente nella pura finanza di rapina ma, guarda caso, con i soldi degli altri. Sport con il quale saremmo tutti eccellenti investitori sapendo che poi tanto non ne risponderemo in caso di dissesto.
E’ proprio questa la vergogna che va eliminata in radice insieme all’educazione costante e aggiornata di coloro che vogliono investire sapendo ragionevolmente di poter contare su un guadagno magari contenuto ma certo. Troppo spesso in questi decenni, si è fatto l’opposto, usando dissennatamente i nostri soldi!

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