La fotografia impietosa in vista della amministrative

Una politica in libera uscita
di Roberto Mostarda

Non è un gran spettacolo quello che la politica offre in questo momento (preceduto peraltro da altri non esaltanti momenti) nel nostro paese. Sullo sfondo del dopo 13 novembre a Parigi, tutto l’Occidente si interroga sul rapporto con l’Islam e intanto dal punto di vista della sicurezza si assumono decisioni importanti che influiscono e influiranno sui nostri fondamentali diritti di libertà. La domanda è semplice: comprimo qualche mio diritto alla riservatezza e mi faccio riconoscere essendo onesto, o mi impunto sulla privacy e fornisco il primo ineliminabile alibi a chi vuole delinquere soprattutto ai terroristi che si dissimulano come i pesci nell’acqua? La risposta non è semplice perché inerisce la basi stesse della convivenza alla quale ci siamo lentamente abituati nel secondo dopoguerra e in questi primi anni del nuovo millennio all’insegna del web e della circolarità delle informazioni. Dobbiamo trovare l’equilibrio del “fare di necessità virtù”, in pratica.
L’Italia si avvia tra paura e difficoltà ancor immanenti (pur con qualche sprazzo di luce nel tunnel) ad un appuntamento importante e significativo dopo il triennio  seguito alla caduta dell’ex cavaliere. Le prossime amministrative, a dispetto della loro località, si annunciano infatti come una prova generale, una verifica, dello stato di salute del sistema. La partecipazione al voto, l’astensione saranno altrettanti segnali insieme ai consensi espressi per le diverse forze politiche per delineare il paese del futuro.
Ecco, è proprio su questo scenario che si misura ancora una volta la distanza dal reale del nostro sistema rappresentativo. La politica politicante sembra incapace di rinnovarsi, attanagliata dalle sue stesse contraddizioni mai risolte fatte di distinguo, ostracismi, condanne morali e materiali. La nuova politica rappresentata dal premier che rompe ogni giorno la vecchia e ipocrita rappresentazione frutto del “compromesso storico” in sedicesimo che ha dato vita al Pd, lancia messaggi di ottimismo e vitalità ma non è ancora riuscita a scaldare i cuori abbrutiti dal ventennio berlusconiano e dalla guerra senza quartiere che l’ha caratterizzato.
Per i Cinquestelle mancano le prove sul campo, ma quelle preparatorie lasciano profondamente a desiderare. Quel che manca è l’identità che non è e non può essere quella mescolanza informe prodotta da Grillo e Casaleggio dove convivono vecchi rottami di destra e vecchi arnesi di sinistra conditi soltanto da uno spirito di distruzione dell’esistente. Progettualità vera, strategia per il Paese: zero. Siamo ancora all’assalto alla Bastiglia che però è stata abbandonata dagli avversari. Dunque un girare in tondo condannando, stigmatizzando, ostracizzando ma senza esattamente dire in nome di quale progetto reale e realistico per un paese che ha fame di guida politica ed economica moderna e fuori da consociativismi di ogni genere e provenienza.
Il vero tassello mancante continua ad essere il centrodestra con ciò sbilanciando ulteriormente un sistema già obliquo. I fatti recenti, le manifestazioni unitarie non sono riuscite a nascondere una realtà complessa e non esaltante. Forza Italia ha perso identità ed è costretta a vivere come insieme di potentati in lotta, l’ex cavaliere non riesce più ad essere il leader se non per una sparuta pattuglia di fedelissimi che sono gli stessi che in questi anni lo hanno allontanato sempre più dalla realtà descrivendogli un paese mutato e mutevole che non riesce più a riconoscersi almeno in parte nel valore di quella rivoluzione liberale promessa e mai realizzata. Accanto a questa istantanea d’antan, si agita Fratelli d’Italia che non è ancora chiaro se sia una forza politica o un rifugio di reduci della destra. Su tutti primeggia Salvini che un giorno riesce ad avvicinare a sé anche il Sud, il giorno dopo si lascia andare a derive linguistiche e politiche imbarazzanti. Da questo humus dovrebbe rinascere il centrodestra e appare molto arduo.
Per la piccola rissosa pattuglia moderata e di centro il problema è scoprire se gli italiani annettono a queste posizioni ancora un valore e una cittadinanza politica con il rischio di essere schiacciati nella tripartizione probabile del voto. E senza leader unificanti, anzi rissosi divisionisti senza orizzonte se non quello dell’esistente.
Ecco! Gli italiani, alle prese con la crisi e la ripresa possibile, con il rischio terrorismo immanente, si troveranno a cercare di dare una risposta politica a questo melting pot almeno su base locale, nelle grandi e piccole città, nei centri piccoli e medio piccoli. Con davanti una politica che a dispetto di parole altisonanti, valori irrinunciabili, progetti e prospettive esaltanti per il domani, è in realtà in una libera uscita imbarazzante sul fronte della responsabilità.
Un esempio per tutti. A Roma, già colpita e imbrattata da mafia capitale, da bande locali e da ogni sorta di interessi configgenti, nei giorni scorsi qualcuno, non si sa bene chi e per quale ragione, ha deciso e realizzato la pavimentazione in asfalto della via dei Fori Imperiali pedonalizzata a forza dall’ex sindaco Marino. Praticamente l’unica arteria della capitale che chiusa al traffico avrebbe potuto conservare il classico impianto di sanpietrini caratteristica particolare dell’antica urbe. In piazza San Pietro il Vaticano chiedeva la stessa pavimentazione per togliere il pavé, ma gli è stato negato. Poi, sull’onda della protesta le autorità hanno annunciato che torneranno i sanpietrini. Piccola domanda: in questo andare e venire di asfalto e blocchi di porfido importati dalla Cina si diceva in passato, chi ci guadagna? Forse un po’ di luce su questo piccolo intrigo non guasterebbe anche per capire dove e come inizierà il rinnovamento della politica locale che nella capitale nel bene e nel male ha il suo fulcro ed esempio!
Ai posteri, potremmo dire, che poi saremo noi tra qualche mese sia come decisori elettorali che come destinatari della nostra stessa scelta!

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