Immagine catturata dal video: Il messaggio del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, su occupazione e crescita. 01/09/2015. http://www.governo.it/Presidente/AudioVisivi/dettaglio.asp?d=79192

Così è … se vi pare!
di Roberto Mostarda

Apparenza e realtà, verità e finzione, gioco della parti in commedia. Da sempre l’ars drammatica ci insegna che nulla è mai come sembra e che ruoli e azioni sono sempre analizzabili da più punti di vista, con la stessa efficacia.
Tuttavia, nel sentire comune e nella logica, uno dei comportamenti in atto è quello giusto, o per lo meno, il meno sbagliato.
E’ questo il dilemma amletico nel quale si apre l’imminente autunno della politica nazionale – mentre là fuori, in Europa, nel Mediterraneo si sta giocando una “battaglia” campale per far esistere l’Unione nei valori supremi sui quale essa è stata fondata: la solidarietà, l’accoglienza, la libertà e i diritti.
“Se sia più giusto modificare tutto l’impianto delle leggi di riforma costituzionale delineate, accogliendo le indicazioni delle opposizioni, oppure procedere senza indugio e superando trabocchetti ed emendamenti sulla linea decisa e già approvata più volte dai rami del Parlamento?”
Notti insonni si preparano per il premier segretario, per le Camere e per tutte le forze politiche. Il dilemma si sostanzia nella sensazione che si vorrebbe gabellare che le riforme decise dalla maggioranza siano conservatrici e liberticide, mentre di fronte vi siano campioni dei diritti e delle libertà democratiche.
Il bello è che, pur di impedire che qualcosa cambi, si torna a mettere in campo la difesa della democrazia, tanto cara ai girotondini, ai senonoraquandini e a tutti gli ameni particolarismi onanistici che riempiono le caselle del mosaico nazionale.
Non è al centro dell’attenzione la riforma in sé, ma il fatto che essa non deve essere affrontata, come qualsiasi riforma che cerca di modificare in meglio le nostre condizioni istituzionali. Non avendo centrato l’obiettivo di “uccidere” nella culla il testo governativo, si è in tutti questi mesi cercato di svilire, annacquare, rendere nulli tutti i possibili effetti delle riforme. Ora, dinanzi al cammino se non inesorabile, certamente spedito dell’azione della maggioranza, si torna all’antico, all’attacco personale con il marchio di infamia che soddisfa le più basse pulsioni dei suoi utilizzatori “finali”: il premier è come o peggio di Berlusconi. E per descriverlo come il nemico si usano tutti i mezzi, dalla questioni paterne, alle voci di corridoio. Unico armamentario inservibile … il bunga bunga, ormai consegnato alla storia farsesca di questo paese. Dimentico del quale, un po’ per celia e un po’ per non morir l’ex cavaliere cavalca tutti i possibili destrieri contro il premier, dimenticando (si perdoni la ripetizione), che quelle stesse leggi hanno sempre dato sostanza se non forma al defunto patto del Nazareno.
Oggi lo sport nazionale è “dagli all’untore Renzi”. In esso eccellono tutti i cascami della sinistra extraparlamentare che se non ha nemici non è, e anche la minoranza del Pd che cerca una via per esistere dopo aver impedito con i suoi dirigenti in carica che bicamerali e accordi con il Caimano, per vent’anni, producessero frutti positivi. Ciò avrebbe costituito un pericoloso precedente di condivisione di scenario con il nemico numero uno. Vent’anni di sterile perdita di tempo, di miliardi di parole inutili, mentre ognuno face il proprio comodo (le vicende come quelle di mafia capitale, o gli scandali che ogni tanto scuotono le coop, dimostrano quanto marcio è stato tollerato anche a sinistra).
Che poi nascano fenomeni come i Cinquestelle e che un comico faccia il politico, non è poi così assurdo. Soltanto che anche per questa area il contatto con la realtà politica e amministrativa è deleterio. Il gorgo vorace delle leggi, dei regolamenti, dei combinati disposti, di norme che si contraddicono e si bloccano a vicenda, li sta imbrigliando non poco. E non servono certo i coup de theatre dei guru che appaiono e scompaiono, che annunciano ritiri e ritorni. Una classe dirigente non si costruisce sui social, con tutte le migliori e oneste intenzioni.
Discorso simile e pure molto diverso vale per la Lega che ha amministrato – non sempre bene – vaste porzioni del nord e che ora attraverso il suo Salvini pensa di riproporsi come una forza rinnovata e lontana dal potere, una forza di popolo!
Insomma, chi sarà innovatore e chi conservatore? Chi sentirà su di sé il peso e l’onore di migliorare questo paese e chi invece attenderà soprattutto al proprio particulare? Quien sabe, diceva il titolo di un vecchio film western – il primo si dice del filone “spaghetti” -: chissà?
Non ci resta che attendere che la tragicommedia vada in scena. Ricordando come diceva Amleto all’amico Orazio: “Vi sono più cose tra il cielo e la terra di quante mente umana possa comprendere”! Sarebbe comico che la saggezza del grande scrittore di Stratford on Avon, venisse superata dalla italica rappresentazione!

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