"Piazza del Campidoglio". Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Piazza_del_Campidoglio.jpg#/media/File:Piazza_del_Campidoglio.jpg

Non c’ero e, se c’ero, … dormivo!
di Roberto Mostarda

Le indagini sono tuttora in corso, molti elementi già delineano un sistema ben oliato e una serie di indicazioni su quanto ancora occorre scavare per comprendere appieno appaiono qui e là! Parliamo di mafia capitale e di quanto sta rivelando sull’intreccio tra politica e malaffare che ha colpito Roma ma che in modi simili si manifesta in tutto il paese con più o meno elevati livelli di pericolosità.
Ma, potremmo dire, Roma è Roma ed è la capitale del paese e non merita quanto accade. Quel che stupisce, però, è l’atteggiamento che si evidenzia in quelli che sono i protagonisti in negativo e anche in positivo della triste pagina della quale parliamo.
L’esistenza di un sistema profondo e sotterraneo, quel mondi di mezzo che richiama alle brume del nord, alla nebbia che avvolge azioni e comportamenti, era ed è cosa nota e sentita nella popolazione e non certo da oggi. Il cittadino, però, non può far altro che resistere nel suo ambito, denunciare quando è possibile, cercare di avere nei poteri pubblici le risposte che da solo non può certo dare a pervasività criminale e a minacce anche ammantate di blandizie e promesse.
Quel che non si può accettare è il modus di presentarsi dei protagonisti. Conclamato il bubbone, politici ed amministratori si sono distinti per reazioni del tipo “non c’entro nulla”, non so niente! O ancora del tipo del pittoresco “non c’ero e, se c’ero …dormivo”. Ora assistiamo anche a comportamenti “napoleonici” di chi ha la massima responsabilità che reclama il diritto di rimanere al suo posto come se il ruolo affidatogli dagli elettori fosse di natura “divina” e non il risultato delle azioni e delle scelte. Non è in discussione l’onestà personale, ma il senso politico del ruolo che si ricopre. Se il marcio esiste nessun rappresentante delle istituzioni - anche chi si batte da anni contro – può tirarsi fuori e ritenersi affrancato da responsabilità a meno di non seguire il contorto ragionamento di “morettina” memoria: “mi si nota di più se mi faccio vedere o se non vado e mi faccio notare per la mia assenza!”
Al di là della battuta è sconsolante constatare che la politica sia di maggioranza che di opposizione non si dimostra all’altezza della gravità della situazione. In tutto questo eccelle anche l’atteggiamento dei personaggi implicati in primo piano nelle indagini che “propongono” le pene ai giudici per transare e poter tornare ai propri affari!
La sensazione forte è sempre la stessa che ci riporta all’antica saggezza contadina: passata la festa (in questo caso le inchieste giudiziarie) gabbato lo santo! Come a dire superata la bufera tutto torna come prima, le sabbie della morta gora si ricompongono e il “mondo di mezzo” torna al suo tranquillo e “operoso” agire.
Non dimentichiamo che in prospettiva abbiamo il Giubileo straordinario e la stessa enciclica del Papa sull’ambiente, che presentiamo in questo numero, che esorta alla responsabilità di tutti verso il Creato e che nessuno può tirarsi fuori dall’assumerla.
L’azione della magistratura porta alla luce fatti, connessioni, azioni criminali, comportamenti ai limiti della legge. Poi il resto deve divenire costume delle persone, degli amministratori, dei responsabili della cosa pubblica e dei cittadini. Senza questo passaggio l’antico adagio sarà sempre imperante.
Non spetta a noi indicare soluzioni o esortare a scelte chiare e conseguenti quanti hanno le responsabilità nazionali e locali. Ma certamente l’unico segno riconoscibile, tangibile e necessario, sarebbe quello della discontinuità tra passato-presente e futuro. Voler a tutti i costi rimanere al proprio posto senza rendersi conto di quel che sta accadendo non è un comportamento confacente al rispetto delle istituzioni e al servizio che ad esse si dovrebbe dare. Al tempo stesso la legge del taglione, il giustizialismo ad orologeria legato alle possibili contingenze elettorali non fa miglior servizio e contribuisce se possibile ad aggravare la situazione.
I cittadini attendono e pretendono chiarezza, pulizia, trasparenza. Dove essa manca per qualsiasi ragione c’è un problema. Anche con le migliori intenzioni si può “favorire” inconsapevolmente chi delinque. Non bisogna dimenticare mai che chi pone in essere atti criminali sa benissimo cosa vuole e dove vuole arrivare e sa anche con tattica adeguarsi ai mutamenti. Diverso il discorso di chi insegue! I principi sono chiarissimi certo, ma la velocità della reazione spesso è in ritardo, la capacità di avvertire il malaffare coglie sempre l’aspetto più manifesto ed eclatante ma è il corpore vili, il nocciolo del sistema che va colpito. Per aggredirlo non servono “eroi” o auto protagonisti, ma scelte rigide e senza se e senza ma….! E al più presto possibile!

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