Destra-sinistra, la confusione regna sovrana!
di Roberto Mostarda

Non vi era nessun bisogno di conferme sullo stato confusionale del sistema politico nazionale. Ma la realtà, come è noto, supera sovente la fantasia. E dunque eccoci a constatare che non di confusione si tratta ma di caos. Di caos di idee, di visioni, di programmi.
Possiamo dire che la rottura prodotta dai cinque stelle, con il loro "confuso" rivoluzionarismo qualunquista (nel senso che non è sorretto da alcunché che non siano le personali idee dei guru, tradotte dai discepoli acriticamente), ha contagiato pesantemente tutte le forze politiche o ciò che di esse è rimasto.
Undici anni fa, ma sembra soltanto ieri perché la situazione è peggiorata se possibile, un grande interprete non solo della canzone italiana, ma della società nazionale, Giorgio Gaber scrisse una mirabile canzone il cui refrain era: "ma cos'è la destra cos'è la sinistra..., cos'è la destra cos'è la sinistra..." Uno scherzoso, ma poi neppure tanto, monologo in musica che metteva in evidenza i luoghi comuni, la stupidità, l'imbecillità di parole, definizioni, comportamenti, e azioni in nome dell'essere appunto "di destra o di sinistra". Erano anni di trasformazione violenta del nostro sistema, la fine di un'epoca, la vittoria del giustizialismo, non della giustizia, del settarismo, non della democratica capacità di confronto.
Oggi, dopo oltre un decennio, il quadro apparirebbe cambiato, ma la sostanziale confusione resta. E, l'approssimarsi di una prova elettorale, non fa che accentuare, sino al parossismo, toni e prese di posizione, accuse e repliche.
Nell'ordine, ma non sembra esserci alcuna logica: il leader di Sel, Nichi Vendola, accusa Renzi di non essere di sinistra per le sue scelte, il premier rintuzza il colpo e accusa il politico pugliese di essere il Bertinotti del terzo millennio, il miglior amico di Berlusconi che non va sottovalutato ma che la sinistra radicale aiuta come non mai. In un singolare contrappunto, peraltro, l'ex premier ed ex cavaliere alla ricerca di un delfino che "ancora non si è fatto vivo", sottolinea che una vittoria nella maggioranza delle regioni al voto, potrebbe far scaturire una reazione della sinistra-sinistra contro Renzi per mandarlo a casa. Intanto, Grillo, alla ricerca disperata di una motivazione per dire qualcosa di originale, continua il ritorno alle origini e partecipa a cda di aziende usando il fischietto per segnalare i reprobi. Una commedia dell'arte non potrebbe darci attori ed interpreti migliori.
Questo il flash sulla situazione nazionale. Se poi andiamo nelle realtà regionali (per quelle comunali occorrerebbe un obiettivo talmente fine da essere uno "specillo") allora il caos diviene cosmico. Esponenti di destra che passano a sinistra, esponenti di sinistra che passano a destra. Tutti imbarcano tutti pur di tentare il colpaccio della vittoria al primo turno. E, in un delirio tafazziano senza speranza, si spezzettano forze politiche, partiti storici, realtà apparentemente immutabili. Un frullatore che definire serio, potrebbe apparire una bestemmia. E ogni aspetto, ogni problema, ogni emergenza, divengono oggetto delle più disparate promesse elettorali, senza più alcun discernimento e senza più bussola. Con il corollario delle accuse reciproche per accogliere l'ultima evoluzione della categoria politica: l'impresentabile, ma collettore dei voti locali.
Si dirà, la prima azione in senso confusionario è quella portata avanti dal premier con il suo (ma che non chiama così) partito della nazione: una sorta di balena bianca in sedicesimo che prende a bordo tutti basta che condividano lo sprint del capo del governo. E' certamente un'analisi, ma dire che Renzi è l'autore della confusione è come sostenere il bue che dà del cornuto all'asino. La sinistra del Pd e le sue appendici che quando erano al governo hanno prodotto con Bersani una stagione di liberalizzazioni e privatizzazioni di spessore, ora sposano di nuovo ogni forma di statalismo, basta che conservi il potere di veto e di ipoteca che una certa sinistra pensa di avere su ogni cosa che debba riguardare l'economia e la politica nazionale. La sinistra estrema torna ai suoi amori giovanili con la contestazione di ogni cosa che sia "contro l'ambiente", così condannando e combattendo ogni razionalizzazione energetica, ferroviaria, stradale o autostradale. Vagheggiando mondi impossibili da realizzare nel breve e facendoli immaginare come praticabili subito (cosa che come ben sanno i più coraggiosi imprenditori e lavoratori italiani non è solo una pia illusione, ma una volgare mistificazione tale quella ammannita sovente da multinazionali senza scrupoli).
Tautologico appare, poi, parlare di confusione nell'area del centrodestra. Qui assistiamo all'ex cavalier d'orlando, risalire sul suo destriero (ormai un po' acciaccato) e tentare di ridare smalto alla sua idea politica, apparendo però assai più simile a Brancaleone da Norcia e ai suoi quattro armigeri, alle prese con il feroce saladino. Intanto Salvini-Attila, superata la soglia di Gorizia sta sciamando con le sue truppe di ventura per tutta la penisola, mettendo a dura prova la leadership dell'ex cavaliere su ciò che era o che si vorrebbe che fosse il centrodestra.
Eccessi elettorali, certo. Ma non dovremmo poi essere così certi che la confusione complessiva non rimanga anche dopo il voto.
Ancora una volta cercare di semplificare il quadro, stabilendo a priori cosa è di destra e cosa è di sinistra, per tornare al bel tempo antico dove si poteva condannare e bollare senza speranza il nemico, resta velleitario e oltretutto molto rischioso.
Non resta che attendere il responso degli italiani, cullandoci con il refrain tutto sommato rassicurante di Gaber: cosa è la destra... cos'è la sinistra... cosa è la destra... cosa è la sinistra...!

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