Italiani 8 aprile 2015

Mentre a Roma si dibatte, Sagunto ……..
di Roberto Mostarda

Dicevano i latini “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur ”. Mentre nell’urbe si discetta anche filosoficamente sul da farsi, Sagunto viene espugnata! Un modo sicuramente efficace di fotografare, millenni dopo, quel che accade intorno a noi! Non ci occuperemo della gravissima situazione internazionale e dei rischi del fondamentalismo terroristico, argomenti che altri colleghi trattano in queste pagine o di guerre economiche altrettanto pesanti. Ma è inevitabile che tutto questo faccia da sfondo a quel che ci circonda e metta in evidenza quanta distanza siderale vi sia tra le nostre angustie politiche e i rischi immanenti per tutto l’Occidente.
Non è infatti possibile non comprendere che la minaccia jiahdista non sia né un fuoco di paglia, né tanto meno una ipotesi scolastica. E che, intorno a noi, ben mimetizzati, già vi siano aspiranti fondamentalisti, estremisti di ogni risma in servizio permanente effettivo pronti ad attivarsi per ragioni rivoluzionarie, non facendo caso che questa volta si vogliono recidere le ragioni stesse della nostra specificità politica, economica e religiosa.
Ecco allora che appare schizofrenica la realtà nella quale pur con mille prudenze il ministro degli esteri italiano non esclude anche l’ipotesi militare a difesa del nostro paese, e per contrasto il mondo politico guardi soprattutto al proprio ombelico perché sullo sfondo, tra qualche settimana, vi sono le elezioni regionali e locali. In un paese stabile, prospero e vivace, sarebbe una situazione fisiologica ed idilliaca naturalmente. Nel paese di oggi avvinto da una strettoia dopo l’altra, da problemi nuovi e antichi, da regole non più rinviabili e riforme non più procrastinabili, con una tensione sociale solo in apparenza sopita, e dinanzi a simili rischi esterni, tutto diviene di urgenza totale.
In Europa, ma anche nel nostro quadro occidentale, cristiano in gran parte, ci si prepara al peggio, ad uno scontro di lunga durata, a bassa intensità ma non meno letale e anche ad attacchi spettacolari contro il califfo. Ci si riarma (come se ci si fosse mai fermati) e si affinano le capacità di intelligence e di controllo. Da noi solo parlarne fa riemergere i corifei di un pacifismo tanto chiassoso quanto inconcludente ed autolesionista (come il famoso marito che per far dispetto alla moglie……). Eppure occorre parlarne, fare un salto di qualità concettuale e porsi il problema della convivenza pacifica dinanzi alla minaccia totale al nostro modo di vivere.
E’ lo stesso discorso che vale per l’estenuante, improduttiva e fuorviante contrapposizione che tutti i giorni si realizza sui temi delle riforme, delle tasse, delle pensioni, delle imprese e via dicendo. Senza mai decidere nulla, salvo poi criticare e demonizzare chi annuncia solamente di decidere.
In un paese serio, una riforma costituzionale – preceduta da una valanga di studi preparatori, di commissioni bicamerali, di opinioni di altissimo livello costituzionale da decenni – una strada avrebbe dovuto essere presa già molto, moltissimo tempo fa! Eppure ancora si discetta su proporzioni, premi di maggioranza, percentuali dello zero virgola e via arzigogolando. Nessuna modifica, nessuna soluzione, neppure quelle propagandate dalle opposizioni e accolte, bastano a far sciogliere il meccanismo. Così ci ripieghiamo sul nostro ombelico, in attesa dell’ennesima elezione che consegna un paese diviso e frammentato, e nel quale tutti riescono a ritagliarsi il loro angolino di sopravvivenza. Non si sa ancora per quanto se il finanziamento attraverso le dichiarazioni dei redditi ha dimostrato l’assoluto distacco degli italiani nei confronti dei loro partiti, dopo l’abolizione di quello pubblico! Un campanello di allarme rosso? Chissà se qualcuno se ne è accorto al di là dei tesorieri?
Per non parlare poi della situazione economica dove un giorno siamo in ripresa, il secondo in recessione, il terzo in moderato recupero e via così tra dati ufficiali, ufficiosi, tendenziali, sterilizzati o meno da mille fattori incomprensibili alla maggioranza del paese.
Intanto, le minacce aumentano intorno a noi e divengono quasi motteggiare quotidiano, mentre nessuno ne avverte il pericolo immanente!
Come in un matrimonio difficile e in crisi occorre trovare le ragioni per continuare o spezzare inutili catene, così in un accordo sociale occorre decidere, pacatamente, ma decidere qualcosa e non passare il tempo a filosofeggiare tra reciproche invettive e accuse. Il Paese infatti diverge ormai dalla sua politica (al netto di corruzione e altre amenità) e vuole imboccare una direzione e non continuare in un tiro alla fune insensato. I nodi sono conosciuti, le soluzioni possibili indicate spesso da tutti: ergo sarebbe ora di applicarle, senza distinguo e arzigogoli!
Altrimenti, ……. “expugnatur” varrà per tutta nostra collettività nazionale. Tinte fosche? Forse sì, ma anche alleggerendole, si faccia infine qualcosa!

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