"Casa de locos" by Francisco Goya - [1]. Licensed under Public Domain via Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Casa_de_locos.jpg#/media/File:Casa_de_locos.jpg

Chi rappresenta che cosa?

Tutti insieme… separatamente!
di Roberto Mostarda

Chi dall’esterno, inconsapevolmente, guardasse alla scena politica italiana in questo momento, penserebbe ci si trovi davanti alla libera uscita da un … manicomio! Il prisma dell’analisi mette infatti dinanzi agli occhi una serie interminabile di sfumature, di nuance.
Si dirà: finiti i vecchi partiti, archiviata la vecchia dialettica ideologica, le forze in campo sono alla ricerca di una ricomposizione, di un progetto!
Al netto del fatto che la crisi della politica nazionale data ormai agli anni ’90 e che dunque saremmo in certo senso alle nozze d’argento con essa, un tempo imbarazzante, non è chi non si renda conto che appare quasi un miracolo la tenuta complessiva del tessuto sociale, in costanza di una liquefazione totale, di una eclissi totale, di ogni senso prospettico.
Prova ne sia che ogni affermazione propositiva, ancorché con qualche velleitarismo del premier Renzi, viene dileggiata e contrastata con ogni mezzo. E’ come se in un manicomio (ci perdonino i legittimi ospiti di questi istituti ora in fase di chiusura), un povero degente sottolineasse di non essere matto e venisse preso in giro dagli altri “folli” convinti.
E’ sconsolante constatare come nessuno, neppure l’unico residuo storico che è il Pd, riesca a comprendere chi e che cosa sta rappresentando. Sono le categoria politiche complessive ad essere scomparse nel nulla. Chiusa la semplificazione ideologica (qualcuno vorrebbe rieditarla senza ricordare che la storia si ripete sì ma che dopo la tragedia, si realizza la farsa) non esiste alcun progetto riferibile a qualsiasi forza politica. A sinistra esiste solo una galassia di puristi che tacciano di tradimento chiunque li circondi, a destra si sta creando una situazione assolutamente simile, al centro il buco nero continua ad attrarre al suo interno ogni cosa e in un limbo separato e sempre più incomprensibile vivono i Cinquestelle, nati per far rinascere il costume politico e pubblico, per rivoluzionare il paese e divenuti un teatrino dell’improvvisazione pura, quando non impregnato di ignoranza storica, politica, sociale!
Intanto le forze economiche stanno cercando di ricomporsi alla ricerca di una chiave di sviluppo e di ripresa e il popolo italiano vuole fermamente credere che cambiare sia possibile. Ma con chi? Non ingannino le certezze idiote che girano un po’ dappertutto: della serie solo noi sappiamo quel che si deve fare, solo noi conosciamo le risposte, senza di noi non si realizza nulla e via dicendo!
Direbbe il grande Totò ad ogni borioso politico nostrano: “ma mi faccia … il piacere! E, soprattutto … Si qualifichi…!”
E sì, perché superate dalla storia le ideologie, non essendo riproponibili schemi del passato, il vero nodo è trovare le linee coerenti e precise di un progetto politico puro e semplice. Non la realizzazione delle “magnifiche sorti … e progressive” di ogni colore, ma solo e semplicemente le linee pratiche, quotidiane di un agire che venga incontro alle esigenze, alle richieste, ai sogni degli italiani. Senza coloriture politiche, ormai di sfumature ne abbiamo abbastanza. E, dopo la rivoluzione mancata e la tragedia dei governi tecnici ma non politicamente incolori, anche senza pretese deterministiche. Sono persone quelle che devono vivere, poter lavorare, pagare le tasse, avere servizi efficienti e doverosi in uno stato di diritto. Non assistenzialismo per se stesso, ma riconoscimento di un comune sentire, di una comune visione degli elementi di base, fondanti, di quello che deve essere il rapporto di do ut des tra cittadino e stato!
Abbiamo dinanzi tutto questo. Certamente… no!
A destra risuonano le sirene del nazionalismo fuori tema e fuori luogo. Prima siamo padani ora siamo italiani. No all’immigrazione quando una persona su dieci almeno che lavora in Italia legalmente è un immigrato! No all’Europa, quella stessa Europa che ci mette a disposizione da decenni montagne di denaro a fondo perduto per avviare meccanismi e progetti virtuosi e che nessuno riesce ad usare per ignoranza e incapacità nostra! Bisogna liberalizzare l’economia, quando nei governi di centro destra l’immobilismo ha prodotto un surplus di stato nelle cose economiche! E questo al netto della crisi mondiale.
A sinistra, mentre trionfa il settarismo, malattia della maturità del comunismo potremmo dire, non si sa bene che cosa accada. Per la prima volta dal dopoguerra, il Pd erede del Pci-Pds, Quercia, Ds è al governo pressoché da solo e potrebbe attuare una politica veramente rivolta al popolo e ai suoi bisogni. E che succede? Mentre si scoprono in un tessuto che si riteneva virtuoso, matasse di mele marce, si perde completamente il senso della realtà, in nome di distinguo in corpore vili legati a pregiudiziali ideologiche. Così il governo Renzi e il premier manca poco che vengano indicati come espressione ultima dello “stato imperialista delle multinazionali” di brigatista memoria. Il premier viene raffigurato con pose e atteggiamenti con i quali si irrideva all’ex cavaliere per abbatterlo. Ma con qualche cosa di più. Si avverte infatti senza tanti complimenti quel substrato violento e reazionario che nel passato bolscevico e maoista e in quello più ampio del comunismo internazionale, condusse all’eliminazione fisica degli avversari interni, ritenuti più dannosi per l’“idea” degli stessi “nemici di classe”. Un’aberrazione pericolosa e dannosa per tutti. L’ultima puntata l’ha scritta il segretario della Fiom, immaginando un mondo in cui sotto il nome inglese di “unions” (prestito quanto meno improprio ed ignorante) si dovrebbero mobilitare tutte le masse oppresse e i poveri vittime del capitalismo. Forse qualche analisi e lettura in più e una più precisa conoscenza di quanto accade nel mondo (dove Tsipras e compagni sono un’eccezione velleitaria), condurrebbe ad una maggiore senso della realtà e della responsabilità politica ed economica in una stagione mai verificatasi da più di un secolo dove tutti i riferimenti sono cambiati se non scomparsi!
Se poi facciamo una piccola disamina di quel che resta, cadono le braccia. Il generoso tentativo di creare un’alternativa di centro non riesce a scaldare gli animi e il ruolo esercitabile è comunque quello di un puntello in più per coalizioni traballanti e non certo di seconda gamba.
In fine, but not least, lo scempio del consenso elettorale e politico che stanno facendo i cinque stelle, malgrado le mirabolanti kermesse dell’ex comico genovese e del pretenzioso e oscuro manager di rete che lo accompagna! Qui siamo alla scomparsa totale di ogni senso comune. Che non ci sia linea era evidente nelle premesse del movimento, il cui unico alfabeto era quello di abbattere e cambiare. Ma come, cosa e con chi! Domande senza risposta, mentre deputati e senatori si arrabattano tra ignoranze storiche abissali, vuoti pneumatici di economia e tentativi di trovare le risposte non su wikipedia, bensì su wikileaks e succedanei!
Una cosa è certa! Il buon senso degli italiani prevarrà e qualche cosa potrebbe cambiare. Il prossimo voto regionale potrebbe darci qualche indicazione di un cammino ancora lungo e periglioso. E’ quella che si dice l’ultima speranza, quella per intenderci che è l’ultima a … morire!

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