Il Presidente Sergio Mattarella riceve dal Presidente Emerito Giorgio Napolitano l'Onorificenza di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dellOMRI. Foto Quirinale 3/2/2015

Diritti sì, ma anche doveri

Quirinale e paese, l’ansia di normalità
di Roberto Mostarda

L'Italia ha un nuovo presidente eletto dal Parlamento, dopo gli anni del Napolitano primo e la supplenza del Napolitano secondo! La battaglia per il Quirinale si è conclusa con vincitori, vinti, assenti e incompresi, ma si è conclusa. Sul Colle si insedierà ora un politico (era nelle richieste espresse e non, come se Napolitano non lo fosse...) e un uomo proveniente dalla tradizione del cattolicesimo politico, dalla Dc e dal popolarismo, oltre sedici anni dopo l'ultimo proveniente dalle file della fu balena bianca.
Il nuovo inquilino del Quirinale, tuttavia, non è – se mai lo è stato – un democristiano come lo si intendeva in passato. E' stato sempre invece un esponente di quella sinistra dc che ha dato vita al Ppi, poi alla Margherita e infine ha cofondato il Pd. Una differenza non da poco per chi conosce la storia scudocrociata e le sue decennali evoluzioni. E se è vero che democristiani di diversa estrazione sono presenti in Parlamento e nelle file stesse del Governo, è altresì vero che le caratteristiche di quella sinistra dc la pongono in un piano particolare del panorama politico nazionale.
Parliamo di quella cultura politica, economica e sociale che ha condotto alle conseguenze ultime il cammino dei cattolici in politica, affiancandoli agli eredi della tradizione comunista. Un compromesso storico posticipato nel tempo e favorito dall'eclissi di un mondo, quello interclassista, che costituiva la forza e al tempo stesso il limite della Democrazia Cristiana. Proprio nella crisi di questa reale natura della Dc, si è consumato il divorzio che da un lato ha disperso e fatto implodere il consenso che l'aveva tenuta al potere per quasi 50 anni, dall'altro ha creato una sorta di "ridotta" pura e dura che ha finito per avvicinarsi a ciò che rimaneva della storia del Pci e dei suoi succedanei, mentre esplodeva il fenomeno berlusconiano peraltro resistibile agli albori come ben sa chi conosce la storia reale di quegli anni.
Questo, ci sia consentito, per verità politica e storica, quel che rappresenta il nuovo presidente della Repubblica. Non per sminuirne la figura, ma per evitare sovrapposizioni, confusioni e peggio ancora ricostruzioni a vario titolo fuori tema o fuori quadro.
Le prime parole pronunciate nella severa a tragica cornice delle Fosse Ardeatine, dedicate agli italiani che soffrono la crisi e il rigore che gli si riconosce quale politico, e magistrato della Consulta, sono altrettanti elementi di valore che indicano tuttavia la strada che il neo capo dello Stato intende seguire, unita alla grande conoscenza della struttura della stato e dei meccanismi legislativi. Garanzie queste non da poco mentre corre la macchina governativa di Renzi verso riforme che toccheranno da dentro le istituzioni della Repubblica. A queste il presidente dovrà aggiungere la comprensione di un paese variegato e complesso che chiede unità, ma soprattutto efficienza, rigore, decisioni veloci ancorché meditate e non smentite o modificate il giorno dopo.
Quel che attende il capo dello Stato è stato lui stesso ad esplicitarlo in una telefonata al predecessore Carlo Azeglio Ciampi, secondo quanto riportano le cronache e al quale avrebbe confessato, più o meno, "tu comprendi quali sono le preoccupazioni che ho davanti"! Immaginiamo parlasse della crisi della politica e dell'incastro con quella dell'economia, la morsa della quale attanaglia gran parte del paese che attende risposte per ripartire.
Quel che sembra animare il neo capo dello stato è cercare di interpretare un'aspirazione che percorre il Paese, pur nella variegata problematicità che esso esprime: l'ansia di normalità!
Il rivolgersi ai problemi del quotidiano dei cittadini quale principale preoccupazione, ribadita anche nel discorso alle Camere, il pensiero per i giovani e il lavoro, per la necessità di completare le riforme e sciogliere i grandi nodi che rallentano ogni tentativo di andare avanti sulla strada della crescita, non solo economica, ma morale e civile della nazione, appaiono altrettanti elementi caratterizzanti di quella che dovrebbe essere – queste le interpretazioni correnti – il carattere distintivo del nuovo presidente, alieno dal sensazionalismo, schivo e silente più che silenzioso, ma da sempre orientato ad un rigore che non è solo severità, quanto richiamo costante al dovere di credibilità e di serietà che deve caratterizzare i comportamenti personali e politici. Un rigore etico e pratico che si dovrà misurare con la diffusa tendenza al pressappochismo e alla superficialità che da troppo tempo segnano la vita pubblica e politica nazionale, come anche con il giovanilismo e l'ansia di realizzare le riforme che tuttavia vanno metabolizzate dal tessuto sociale e non giustapposte, per non ricadere in un difetto non infrequente: quello di attribuire ai cittadini poca "intelligenza" e volontà di cambiare. Un errore che ha portato alla sconfitta non pochi politici ed esponenti di governo.
Buon lavoro, Presidente. Ci permetta di ricordare un concetto caro ad Aldo Moro, quando osservò, nella sua ora più buia, che il nostro paese non si poteva salvare se alla stagione dei diritti non si fosse affiancata anche quella dei doveri di ognuno! Siamo certi che sia un pensiero che Lei condivide appieno e sostanzia le sue preoccupazioni di oggi per l'alto ufficio che si appresta ad esercitare.

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