Il Presidente Pietro Grasso nell'esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica dal 14 gennaio 2015. Foto Quirinale

Nel segno dell’unità

La battaglia del Quirinale
di Roberto Mostarda

Mentre scriviamo queste note, il Parlamento in seduta comune, allargato ai rappresentanti locali, si appresta a cominciare il percorso che porterà all’elezione del nuovo presidente della Repubblica.
Abbiamo analizzato più volte la situazione e sottolineato come tutto quel che si agita, compresi i nomi che girano, non dimostrino la lungimiranza e la capacità della politica di esprimere il meglio di sé e del Paese in un momento formale e sostanziale al tempo stesso della democrazia nella quale ci privilegiamo di appartenere pur con tutte i difetti e le tare che conosciamo.
Può essere dunque utile, non avendo né ruolo, né opportunità di entrare nell’agone, ma potendo analizzare e capire il momento, comprendere che cosa è nella nostra Costituzione e nel suo pratico esplicarsi, il capo dello Stato.
Gli articoli della Carta fondamentale, ci dicono che: il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Nell’esercizio delle sue prerogative può inviare messaggi alle Camere, indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Ancora, autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo; promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti; indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione; nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Sul piano internazionale accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere. Quindi ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. E’ poi a capo della magistratura: presiede il Consiglio superiore e può concedere grazia e commutare le pene.
Non abbiamo la pretesa di entrare in una disquisizione giuridica, tanto meno a livello costituzionale, ma possiamo dire che nel paese e nel confronto politico, da tempo, si parla di evoluzione positiva o negativa, delle funzioni esercitate dal presidente, di forzature costituzionali e, soprattutto, per gli aspetti più concreti di supplenza che il Quirinale ha esercitato negli ultimi decenni rispetto alla crisi della politica.
Questioni che portano con sé anche la conseguente capacità di rappresentare il Paese nel suo insieme (l’unità della nazione) e di saperne cogliere ed interpretare, nell’ambito del sue funzioni, i cambiamenti sociali, politici ed economici richiamando tutti al rispetto delle regole che il sistema ci pone come argini e barriere contro degenerazioni e partigianerie.
L’esercizio di questa alta magistratura, nei due decenni trascorsi, ha subito grandi trasformazioni portando la figura del capo dello Stato al centro dell’agone politico con ciò forzando non poco il segno delle norme. Alle persone che hanno assunto il ruolo la responsabilità di come lo hanno esercitato e sarà la storia a dirci come e a indicarne il valore. Chi ha privilegiato la lotta politica ha portato con sé al paese un grave danno e un’incrinatura che ancora non si rimargina, nel tessuto politico e sociale, assumendo ruoli ai limiti del presidenzialismo anche in rottura con le garanzie costituzionali e l’equilibrio tra i poteri. Chi ha esercitato il proprio compito con maggiore equilibrio ha aiutato a riequilibrare la situazione ma i danni sono ancora lì a dimostrare come ogni evoluzione porta con sé dei costi da pagare.
Una cosa è certa, ed autorevoli costituzionalisti non si stancano di parlarne, si avvicina il tempo nel quale accanto alle modifiche che riguardano il sistema, il ruolo delle Camere, i rapporti stato-enti locali, la struttura complessiva dello Stato, occorrerà por mano ad un’analisi chiarificatrice e al miglioramento delle norme che riguardano la presidenza della Repubblica e le sue prerogative e funzioni.
La storia insegna, è maestra di vita, e quel che è accaduto lascia segni evidenti sulla opportunità, anzi necessità, di migliorare, delineare al meglio che cosa deve essere e dovrà essere nel futuro, il capo dello stato italiano.
Qualcosa di diverso da quel che è stato e da quel che è diventato, comunque aderente al paese e agli italiani per esserne veramente il rappresentante alto e al di fuori della politica politicante.
I prossimi giorni, mentre si consumano le solite litanie, riti e ritucci desueti, si minacciano sfracelli, si organizzano trabocchetti e trappole per avversari e non, si indicano nomi per bruciarli o si pretende di indicarne altri fuori di ogni logica, ci diranno se qualche segnale di novità e di evoluzione positiva si comincia ad intravedere! Dunque nessun “fuori i nomi”, ma l’esortazione a decidere nell’unica direzione possibile: l’unità della nazione e, soprattutto, l’unità degli italiani che ne è a fondamento, nel rispetto dell’altro e della sua libertà!
Speriamo bene, anche se qualche dubbio è legittimo e anzi doveroso. Essere smentiti potrebbe risultare gradevole!

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