Sagunto espugnata di Francisco Domingo Marques. Foto caricata da Rlbberlin

Il teatro della politica …
di Roberto Mostarda

Non siamo in condizioni - possiamo dirlo serenamente – di affermare in modo esauriente quale sia l’attenzione degli italiani nei confronti di quanto politicamente sta accadendo in questi giorni sul fronte del Quirinale e delle riforme costituzionali.
Gli italiani stanno cercando di comprendere e di trovare soluzioni alla gravissima situazione economica e dedicano certamente poco tempo al dibattito politico. E questo in un momento che definire costituente è riduttivo e fuorviante. Quel che accadrà sulle riforme e chi siederà sul Colle sono altrettanti elementi che impatteranno direttamente sull’architettura costituzionale del Paese.
Certo ci sentiamo più vicini al cittadino confuso e in ben altre questioni affaccendato che non alle polemiche, alle querelle, alle accuse infamanti, alle prese in giro che caratterizzano il confronto politico. Si assiste a riduzione dei problemi a battute o alla drammatizzazione ad usum delphini. In entrambi i casi marcando la lontananza che ancora segna il rapporto della politica con la società, con i cittadini. E ciò senza scomodare ovviamente le degenerazioni etiche, la corruzione che le inchieste stanno portando alla luce.
In pratica, guardando alla politica – anche con le migliori intenzioni – non sembra altro che di vedere una quinta di teatro dove si svolge una rappresentazione non si sa bene ispirata da chi e con quali significati per chi vi assiste.
Un teatrino che rischia di avere risvolti drammatici se non si passerà da parte dei suoi attori dalla ricerca del proprio interesse a quello di tutti gli italiani.
Quel che il Paese, in silenzio, attende è di sapere poche cose ma chiare a tutti e incontrovertibili. Quale sarà il disegno delle istituzioni che avremo dinanzi dopo le riforme e perché! In che modo queste modifiche incideranno sul diritto del cittadino di esprimersi e di contribuire con il suo voto alla vita della nazione! In che modo le nuove istituzioni garantiranno meglio e più direttamente, i diritti così come indicheranno i doveri per ognuno di noi!
Ebbene, allo stato attuale la confusione regna sovrana. Italicum, consultellum, mattarellum corretto; liste bloccate, candidati nominati, preferenze, soglie di sbarramento al 3,4 8 per cento; rispetto delle minoranze, garanzie per le maggioranze. Non vi è alcunché di chiaro e di lineare. Solo un affastellarsi di parole, concetti, arzigogoli basati sullo zero virgola qualcosa…! E su questi “nodi” si consumano spaccature nei partiti, abbandoni, minacce di lasciare, mentre il paese vorrebbe potersi esprimere con poche e semplici regole!
Sino a che tale semplicità non diventerà patrimonio nazionale sarà ben difficile che i cittadini siano assolutamente sicuri che le nuove strutture o i nuovi metodi, possano assicurare trasparenza, democrazia e rappresentatività! 
Mentre scriviamo il Senato ha fatto un passo avanti sulla strada della semplicità votando un emendamento di maggioranza (detto supercanguro, forse per indicarne il salto a piè pari) che cancella ben 35 mila altri emendamenti voluti da tutti i dissidenti e i critici delle decisioni del premier Renzi, quale segretario del Pd. Un atto di chiarezza, considerando che quasi i tre quarti dei 35 mila, altro non erano che tentativi di affossare, ammorbidire, rinviare alle calende e depotenziare le riforme annunciate. Ovviamente, una decisione che è stata bollata come liberticida, come schiaffo al Parlamento, come autoritarismo contro le minoranze. Senza alcun complimento alla maggioranza, possiamo dire che è stato un semplice atto di chiarezza, certo criticabile, ma necessario.
“Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, dicevano magistralmente i Romani. Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Ecco, possiamo dire che è la fotografia di quanto si cerca di far accadere. Mentre si fa ogni tentativo di bloccare tutto, incombono le elezioni per il Quirinale e l’economia non sta lì a guardare!
Ma osservare quanto viene detto, le minacce neppure tanto velate di scissioni, partiti nei partiti, nuove Syriza italiane, fa apparire tutto una commedia dell’arte recitata sul precipizio e nella quale si evidenziano tutti i guasti ormai endemici delle forze politiche.
Nel Pd non si ferma la battaglia tra la ridotta ex comunista che scalzata dalla stanza dei bottoni scalpita minacciando ogni giorno, in nome della libertà (a costoro andrebbe ricordato il centralismo democratico che sembra ispirare ogni loro intervento ed era patrimonio delle democrazie popolari) sfracelli, divisioni, scissioni e ogni altro genere di “oni” negative, e la maggioranza renziana certamente non omogenea se non dal punto di vista anagrafico ma sinceramente – per quanto possano esserlo dei politici – orientata a favorire un reale cambiamento e reali riforme. Lo scontro è ancora in atto, anche se il voto sul supercanguro mostra come i numeri siano ancora a favore del premier e della maggioranza.
Nel centrodestra è difficile scorgere un disegno preciso. Da un lato Forza Italia cerca di capire che cosa è diventata (anche qui tra minacce di spaccature, critiche e altolà) e che cosa potrà divenire in un’area moderata rinnovata. Per ora Berlusconi persegue il tentativo di condizionare la maggioranza e così si spiega il pur augurabile e opportuno riavvicinamento con l’Ncd sul fronte del Colle. Ma Alfano non desidera l’abbraccio dell’ex cavaliere, che potrebbe risultare mortale, quanto piuttosto una coabitazione nell’alveo del Partito popolare europeo, in vista di un ricompattamento dei moderati italiani, ancora lontano però, come dimostrano le bizze autonomiste (questa volta non secessioniste) della Lega di Salvini.
In un piccolo teatro vicino si consuma intanto la tragicomica rappresentazione dei cinque stelle. Da lì partono accuse, a volte irripetibili, contro governo, maggioranza, ex cavaliere e chi più ne ha più ne metta! Per questi epigoni millenaristici alle dipendenze mentali dei guru, l’unica cosa da fare e che tutti gli altri partiti accettino le loro proposte su tutti i fronti senza discutere. Loro, però, non appoggiano e non appoggeranno nessuno che non sia penta stellato. Un delirio galoppante che sta bloccando la rappresentanza e la voglia di esserci di quasi un terzo degli italiani che hanno votato.
C’è solo da sperare che dalle nebbie e dalla confusione si arrivi a qualche punto fermo. Il nuovo ospite del Quirinale potrebbe essere la cartina di tornasole di qualcosa di nuovo.
Le premesse, però, sono scoraggianti e lì il teatrino diviene vero e proprio happening di strada nella connotazione meno positiva e produttiva!

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.