Child laborers in an Indiana glass works. Trade unions have an objective interest in combating child labor.

Unico vincitore nello scontro tra

Camusso e Renzi
di Giorgio Castore

Per i non addetti ai lavori è particolarmente difficile individuare una corretta chiave di lettura delle ultime vicende che hanno visto protagonisti da una lato i sindacati, ed in particolare la CGIL, e dall’altro il Governo, ed in particolare il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
La difficoltà aumenta se si è fuorviati dalla tendenza che sempre più spesso alimenta il dibattito politico per cui le incrostazioni del “partito preso” lo condizionano in maniera sempre più totalizzante, non risparmiando i principali organi di informazione.
La questione che appare centrale ruota intorno al metodo: mentre il sindacato rivendica un ruolo di tutela di interessi generali, tipico del partito politico, e, per questo aspira a sedere col Governo intorno ad un tavolo per “trattare”, il Presidente Renzi accondiscende ad informare il sindacato sulle decisioni che il Governo ha adottato, ma gli nega il tavolo negoziale. E ciò avviene non solo quando le materie in discussione influiscono sulle condizioni di vita dei lavoratori, in quanto cittadini destinatari delle norme in discussione, ma anche quando rischiano di mettere in discussione il ruolo che il Sindacato è stato capace di ritagliarsi nella società.
Ma quale è questo ruolo? Certamente non quello disegnato dalla Costituzione italiana che a quasi 70 anni dalla sua approvazione vede ancora inattuato l’articolo 39: un articolo che delinea chiaramente il ruolo del sindacato, quello di potere stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
I motivi della fiera opposizione dei “sindacati confederali” all’attuazione di quell’articolo sono diversi ed avevano radici, nella fase storica del dopoguerra, nelle scissioni subite dalla Confederazione Italiana del Lavoro, prima ad opera dei lavoratori cattolici, confluiti nella CISL, e poi ad opera di quelli socialisti, con la creazione della UIL.
Negli anni ’70, alcuni tentativi di operare in modo unitario presero piede. La Federazione Unitaria, tuttavia, ebbe vita grama: i suoi fautori dovettero rassegnarsi e la “triplice” rimase tale, ma sempre egemonizzata da coloro che nei tre maggiori sindacati, CGIL, CISL e UIL ostacolavano l’attuazione piena dell’articolo 39 della Costituzione.
La forza del sindacato era nella grande industria e nel consenso che era capace di ottenere non soltanto con i contratti collettivi, ma anche in grandi campagne di sensibilizzazione come ad esempio “Io pago le tasse, e tu?” In sostanza, il sindacato stava erodendo spazio vitale al partito politico, svolgendo un ruolo ed occupando uno spazio che il partito politico non riusciva a coprire.
Da allora, molto tempo è passato e, soprattutto, la società è cambiata. Ma il sindacato non ha potuto, o non è stato capace di, comprenderne i cambiamenti ed anticipare strategie necessarie per il proprio rinnovamento.
Oggi, purtroppo, ci troviamo in una situazione in cui i cittadini, ed in particolare i lavoratori dipendenti, dopo aver perso fiducia nei partiti politici a causa del regresso sempre più marcato dell’etica della rappresentanza, si vedono sfuggire il riferimento all’unica organizzazione capace di arginare lo strapotere della finanza che detta le leggi della sopravvivenza.
Il Presidente del Consiglio, dal canto suo, opera sulla base del consenso parlamentare e sono sotto gli occhi di tutti i cittadini i rischi che i provvedimenti normativi proposti dal Governo affrontano quasi quotidianamente ad opera di maggioranze variabili che si determinano in questo Parlamento.
Non c’è da meravigliarsi, quindi, se nelle vicende del conflitto Camusso-Renzi si sia prima determinato un braccio di ferro ed ora si profili uno scontro che non potrà vedere due vincitori.

 

 

Costituzione. Art. 39
L'organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.
E’ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

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