Il Presidente Giorgio Napolitano al Comando Operativo di vertice Interforze per gli auguri di Natale e Capodanno ai militari italiani impegnati in missioni all'estero. Foto: Quirinale

Molti nodi al pettine

Un ingorgo inevitabile?
di Roberto Mostarda

Tanto tuonò …. che piovve! Negli antichi adagi troviamo sempre la risposta a molte delle domande che ancora ci poniamo come cittadini e protagonisti di un sistema democratico. Più volte ci è occorso di sottolineare come la spinta propulsiva a cambiare verso impressa al suo arrivo dal premier Renzi, cominciasse a rivelare qualche crepa e qualche evidente rallentamento. Questioni di diplomazia, di tattica e strategia politica certo, dinanzi alle resistenze apparse in tutti i settori sia pubblici che privati per le misure draconiane annunciate dal Governo. Ma è indubbio che la velocità sempre riaffermata abbia cambiato regime.
E veniamo al punto. Come in un immutabile copione stantio e ormai inaccettabile, la politica ha dato e sta dando in questo scorcio di fine anno, lo stesso penoso spettacolo di sempre, pur alle prese con misure volte alla stabilità del paese e in qualche misura fortemente innovative… se applicate naturalmente!
Una serie di questioni non eludibili, i segni della crisi immanente del nostro sistema economico, il rinascere non si sa quanto spontaneo e quanto guidato (sulla pelle della gente, ovviamente) di forme di ribellismo tanto parolaio e immaginifico quanto lontano dalla realtà e dai veri nodi che vanno sciolti per garantire all’Italia un futuro di sviluppo e crescita, hanno prodotto (accanto al solito “mercato delle vacche” di fine anno) un inestricabile ingorgo istituzionale e parlamentare.
In questo quadro, gioca un ruolo di stimolo la decisione del capo dello Stato di confermare, alla fine del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europa il 14 gennaio 2015, le sue dimissioni dalla carica per i più volte indicati limiti di età e di vigore fisico. Solo che la morta gora, ancorché caratterizzata da un ribollire incessante come una solfatara, della politica nazionale, non sembra essersi resa conto pienamente di questo, pensando, auspicando, immaginando che il vecchio bi-presidente alla fine aspetti ancora un altro po’!
I giorni che verranno ci diranno cosa accadrà, ma è evidente che la fiamma del cerino è ormai arrivato al dito della mano, la miccia è finita e il rischio di deflagrazione sempre più vicino.
Riforme in alto mare, elezione del nuovo inquilino del Quirinale incastrate con le procedure parlamentari, un corpo elettorale per il Colle che sembra uscito da una commedia dell’arte, sono altrettanti elementi che rischiano di aprire una voragine istituzionale dove a rischiare non è questo o quel partito, ma tutto il Parlamento e con esso il Paese.
Fanno dunque impressione le polemiche, le polemicucce, gli attacchi personali, le stigmatizzazioni, i proclami apodittici di esponenti di ogni partito all’insegna dell’avversario e qualche volta anche a pezzi del proprio. Un confusione insensata soprattutto di fronte alla chiarezza dei temi nevralgici al centro della battaglia dei quali bisognerebbe parlare e non delle mance dal sapore elettorale per questa o quella regione, per questo o quel territorio che come sempre affollano le ultime settimane dell’anno parlamentare.
In gioco c’è la stabilità stessa del sistema istituzionale, del suo nuovo disegno che dovrebbe garantire una camera più efficiente e meno
pletorica, un esecutivo più incisivo, un senato che funga da momento di verifica e di saggio equilibrio del cammino delle riforme e delle leggi!
Si riscontra tutto questo nella fotografia del paese in questo momento? Tra inchieste devastanti e non rinviabili, tra tattiche e fumisterie sempre meno comprensibili! Pare proprio di no! Sarà il nuovo ospite del Quirinale a garantire una correzione di rotta? Senza far nomi quelli che si vorrebbero fare lasciano stupefatti per la inadeguatezza al compito: garantire l’unità nazionale, il rispetto della Costituzione e la moral suasion necessaria a un sistema riottoso come quello italiano. E non tranquillizza che per qualcuno si pensi di risarcire qualcun altro maltrattato nella precedente occasione. Non è questo il criterio al quale ci si dovrebbe attenere anche per rispettare quanti vengono nominati per essere poi bruciati sull’ara di alchimie senza spessore e valore per la più alta magistratura repubblicana!
Una domanda in conclusione: questo ingorgo era davvero inevitabile o fa comodo a tutti gli attori, nessuno escluso?
Ai posteri l’ardua sentenza!

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