Tuono (fonte foto Pixabay)

La dinamica post europee tra gli “alleati” gialloverdi

Tanto tuonò che non piovve?
di Roberto Mostarda

Le prossime ore, i prossimi giorni, forse qualche settimana ancora, potranno dirci che cosa accadrà all’esecutivo gialloverde dopo il voto delle europee, il capovolgimento dei rapporti di forza e lo scontro campale che c’era prima e non sembra placarsi alla ricerca di una sintesi.

La pietra dello scandalo per così dire è stata posta dal presidente del Consiglio che in una, peraltro rara, occasione di visibilità politica ha posto il suo chiaro aut aut sia al leader leghista che a quello pentastellato in eterna singolar tenzone per essere i primi della classe, altrimenti “marchesi del grillo” (senza alcuna allusione neppure velata al guru).

Tutto, potremmo dire, conduce a pensare ad un capolinea, tanti e tali sono i terreni di scontro tra Lega e Cinquestelle con un carroccio coeso e senza divisioni e un campo grillino percorso non da venature, ma da vere e proprie faglie sismiche, nella più pesante crisi di identità dalla nascita del movimento. A spingere in questa direzione sono sia le pretese leghiste sui dossier cruciali, cantieri, infrastrutture, flat tax, rapporti in Europa, sia le durezze evidenti di esponenti pentastellati che sono per così dire nell’incrocio di questi dossier. Tutto ciò fa presumere dissidi, divisioni, distinguo a non finire per ogni passaggio, escludendo per ora rimpasti o crisi.

La sensazione di essere nuovamente nel tritacarne quale garante dell’esecutivo, ha dunque convinto il premier Conte a farsi sentire e a porre il nodo dei nodi: così come sono i rapporti tra gli alleati non si fa un passo in avanti, dunque o vi mettete d’accordo o chiarite che questo non è possibile e ne prendiamo tutti insieme le conclusioni che altro non portano che a una fine anticipata del governo. Forte anche il richiamo (non estranea la moral suasion della presidenza della Repubblica) agli obblighi di bilancio in chiave nazionale di tenuta dei conti prima ancora che in termini di confronto dure con le istituzioni comunitarie. Una posizione equilibrata, di garanzia quale il ruolo che avrebbe sin dall’inizio voluto avere ed interpretato ma anche fonte di equivoci in alcune partite dove è sembrata prevalere una visione più a favore di uno dei due leader in contesa. Oggi che le condizioni oggettive e i consensi sembrano modificarsi, appare evidente la volontà di ripresentarsi al centro e cercare di esercitare la funzione per così dire federatrice.

Cosa ci aspetta in quanto italiani dinanzi a queste evoluzioni? Occorre guardare in trasparenza i comportamenti dei due azionisti di maggioranza (variabile peraltro come abbiamo detto) che ognun per sé hanno subito manifestato buoni intenti per far andare avanti il governo e la coalizione. E’ tuttavia di palmare evidenza che ogni registrazione del meccanismo dovrà tenere conto della maggior presenza virtuale leghista e della difficoltà grillina sia esterna, sia interna al movimento dove il voto della piattaforma Rousseau a sostegno della permanenza di Di Maio alla guida del movimento è certo un dato di equilibrio ma che non scalfisce minimamente le spaccature, le venature, le vere e proprie faglie che percorrono la creatura pentastellata. L’impatto temuto con le istituzioni e il loro governo si sta manifestando infatti in tutto il suo peso per chi immaginava a suon di vaffa, ukase e dichiarazioni di guerra di rovesciare lo Stato e riedificarlo a  immagine cinquestelle. Un abbaglio e una disattenzione imperdonabile per chi si continua a ritenere degno di governare il paese. Una disillusione pericolosa per chi non ammetteva incertezze e compromessi in nessuna forma. La storia è andata ben diversamente e il conto che si paga è sotto gli occhi di tutti.

Ci sarà allora la ricomposizione? I due alleati avversari si metteranno in condizioni di proseguire il cammino comune o la risposta all’ultimatum di Conte metterà fine all’esperienza gialloverde? La logica e anche il senso della decenza direbbero di sì dopo quello che i due leader si sono detti in queste settimane. La opportunità e il rischio di elezioni politiche che sancirebbero una realtà modificata spinge al contrario. E se il premier dovesse fare un passo indietro, potrebbe anche crearsi una situazione nuova. Lo farà? La logica peraltro complessa dell’esecutivo e della coalizione direbbe di sì, ma c’è anche da immaginare una contesa a suon di ballon  d’essai, una corsa al rialzo sino al limite nella migliore tradizione del gioco d’azzardo, per poi lodare la rinnovata comprensione e proseguire allineati e coperti e in buona armonia ancorché necessitata dalla volontà di rimanere al governo.

Insomma tanto tuonò che piovve o non piovve? Questo è il dilemma shakespeariano nel quale ci dobbiamo dibattere e che ci accompagnerà per le prossime battute. I prossimi giorni e settimane ci aiuteranno a capire quale logica prevarrà, al di là di profferte di pace e dialogo dei contendenti.

Perché in questo dramma collettivo che di dipana dinanzi ai nostri occhi a pagarne le conseguenze saranno i cittadini italiani, come sempre, impossibilitati a poggiarsi su alternative credibili. Sul centrodestra senza Salvini non si va da nessuna parte. Nel centrosinistra in assenza di un’analisi franca e definitiva, si continua ancora a vagheggiare un possibile avvicinamento con i grillini. Traveggole, lucciole per lanterne in sostanza, senza un chiaro programma per il paese!

E, parafrasando Cronin: gli italiani stanno a guardare! Fino a quando?

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