Salvini ringrazia gli elettori (fonte foto profilo instagram di Matteo Salvini)

Dopo il voto si infiamma la dialettica/ scontro nel governo giallo verde

Pacco, contro pacco e...
di Roberto Mostarda

Le lega trionfa in Italia ed è ai primi posti in Europa, i sovranisti avanzano ma con una formazione sparigliata e non sfondano, l’Europa che abbiamo conosciuto  barcolla e dovrà mutare rispetto al passato ma resta salda nel suo valore per tutti coloro che ne fanno parte (esclusa una Gran Bretagna che appare ormai preda di una sindrome di autodistruzione e confusione). Per i cinquestelle è crollo verticale e sostanziale isolamento nell’Unione. Ogni paese ha i suoi problemi e anche le possibili soluzioni appaiono non scontate né rassicuranti. Eppure l’Europa è e resta la cornice di riferimento anche se non occorre essere profeti per capire che non potrà essere più la stessa. Tuttavia l’idea di uno spazio così ampio, di una soggettività comune economica, monetaria e domani anche più politica (magari con una struttura federale più marcata) non sembra perdere appeal ed anzi mostra di più la fondatezza di un progetto che molti decenni fa appariva un’utopia e che oggi esiste e dovrà continuare a farlo mentre i competitor (Stati Uniti, Cina, Russia, India) continueranno ad insidiarne i confini, i punti di forza e quelli di debolezza. E se nonostante tutto gli Stati Uniti sono pur sempre una democrazia, come l’Europa appunto, le altre realtà si connotano invece per caratteristiche in vario modo autocratiche.

Una fotografia essenziale, questa, di quello che è accaduto nelle elezioni di domenica scorsa nell’Unione. Un voto singolare dove erano presenti anche i britannici non per volontà propria, ma per una pura follia: non essendo stati in grado dopo averla voluta di arrivare ad una Brexit compiuta, si sono trovati a votare per quell’Unione che vogliono lasciare. Una situazione degna di analisi non solo politica, ma sociale e via dicendo, con la considerazione che i brexiters pur prima forza, sono in realtà ancor più minoritari di come appariva alla vigilia. Sbraitano e pretendono, ma la loro consistenza non è poi così determinante in un paese malgrado loro spaccato verticalmente.

Quel che delineiamo nel titolo, però, riguarda come sempre i fatti casa nostra: e qui sono dolori, potremmo dire. Il risultato del voto europeo, infatti, pur visto nel suo realismo, rappresenta un capovolgimento completo di prospettiva. Partiamo dalla considerazione ovvia che di Europa non si è parlato, neppure per esorcizzarla. Dunque gli italiani andando a votare hanno pensato e hanno scelto un messaggio chiaro per i contendenti: tra i due alleati di governo hanno indicato nella Lega quella che rappresenta meglio i loro interessi e punito i cinquestelle anche oltre le loro responsabilità ed incapacità. Risibile dunque affermare come hanno fatto alcuni pentastellati che i “loro” (siamo dunque al soliloquio) si sono astenuti e per questo la Lega ha trionfato. Non è consolandosi con il famoso e vernacolare “aglietto” che si possono lenire ferite che hanno origine nella velleità, nel pressappochismo, nella visione onirica di un paese che li avrebbe seguiti  ovunque (sempre i loro, per meglio dire, come se il paese fossero solo i “loro”).

La lettura italiana, dunque, al netto di quello che il sovranista Salvini pensa di andare a fare a Strasburgo, ci dà l’immagine di un esecutivo allo specchio, dove quel che sembra maggioranza non lo è, quel che appare come azionista maggioritario, non lo è. E questo proprio perché la battaglia elettorale è stata giocata incuranti dell’Europa. Un vecchio cliché e un vecchio vizio nostrano: quando ci sveglieremo e capiremo potremmo tornare ad essere importanti nel continente unito.

In questa situazione, in tempi lontani, si sarebbe pensato alla crisi di governo e ad andare ad elezioni come infatti chiedono coloro che si richiamano ad una politica che sembra di un’altra epoca. In questa sconnessa terza repubblica, invece, l’occasione fa l’alleato scomodo ma necessario. Per i cinquestelle alle prese con la più grave crisi di identità della loro storia andare al voto potrebbe significare l’implosione perché nessuno capirebbe che cosa sono e soprattutto vogliono essere: al loro interno appaiono modi di sentire (un tempo si sarebbe detto correnti) più numerose dei vecchi partiti del dopoguerra. Ecco allora che a meno di sorprese improbabili ma non escludibili, rimarranno abbarbicati al governo ma con un alleato che da gattino si è trasformato in un leone con ciò moltiplicando la forza e la volontà di essere determinante anche a dispetto dei numeri in Parlamento. Un’ipoteca che già comincia a far sentire il suo peso con i dossier più importanti già sul tappeto. Inutile discettare che Salvini fa la voce grossa. La realtà è che gli elettori gli hanno dato un mandato chiaro e in questo vi sono i cavalli di battaglia indigesti al movimento che ora non può opporsi a priori o privilegiare strade giustizialiste o da resa dei conti, perché a soccombere sarebbe proprio il movimento.

Il nostro titolo, che si richiama ad un vecchio film tipo commedia all’italiana, non indica altro che la realtà: andando per bastonare Di Maio e compagni sono tornati bastonati. Al loro pacco diretto alla Lega, quest’ultima ha risposto con il classico contro pacco lasciando aperta la strada certo ad un ulteriore capitolo.

Tuttavia c’è da augurarsi che tutti e due gli azionisti di governo si rendano conto che non è rifilandosi pacchi che si manda avanti il paese, ma con scelte all’altezza di una nazione che malgrado le loro baruffe e le reciproche confusioni e incomprensioni resta sempre tra le prime al mondo. Gli italiani si sono espressi, in questo quadro anche il voto che ha rafforzato il Pd va visto con attenzione, ma chiedono a tutti un disegno chiaro, senza tentennamenti, senza ideologie o conversioni sulla via di Damasco, che privilegi l’economia, il lavoro, la stabilizzazione sociale, la sicurezza. Le piccole grandi cose che fanno di una collettività articolata un paese coeso che guarda avanti insieme, senza dimenticare nessuno. Riusciranno i nostri “eroi”...

Ai posteri, ma non tra decenni o secoli, ma tra poche settimane, l’ardua risposta! Perché gli italiani stanno certo a guardare ma sono anche pronti a indicare nuovamente la strada!

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