Termometro (fonte foto Pixabay)

La temperatura politica nell’esecutivo continua a salire

Volano gli stracci nel governo, dove arriveranno?
di Roberto Mostarda

Quanto sta accadendo nel governo e nella politica nazionale tutto manifesta meno che quel “nuovo” di cui menano vanto i sempre meno alleati di governo gialloverdi. Con un allegato inquietante: i conti tra le parti continuano ad essere regolati anche in campo giudiziario. Allontaniamo subito la facile constatazione (fallace) che la magistratura abbia un ruolo in questo quadro. La giustizia è fatta di tempi specifici, le indagini seguono meccanismi altrettanto precisi e quando il corpus raggiunge un certo livello, vengono avviati i procedimenti. Questo per chi ha a cuore l’indipendenza della magistratura e  il concreto svolgersi del suo lavoro è e deve restare un assioma, incrinando il quale rischia di incrinarsi tutto il quadro delle libertà e della loro garanzia, proprio quando rischiano di essere limitate per esigenze superiori legate all’amministrazione della giustizia.

Il riferimento inquietante fa dunque riferimento all’uso che delle autonome decisioni della giustizia fanno da troppo tempo politici di ogni orientamento. La sensazione forte è che nello scontro tra alleati o avversari si cerchi quando possibile la via giudiziaria all’eliminazione politica di chi non è d’accordo o non è gradito. Un vizio che accomuna nel tempo sia la Lega  che i Cinquestelle. I primi sono gli inventori del mantra “Roma ladrona” che ha accompagnato la storia del Carroccio prima maniera e che ora, nella Lega “nazionale” sfuma i toni. I secondi sono gli artefici del “vaffa” senza se e senza ma, anche contro la logica, anche contro la decenza, anche contro la verità se occorre. L’importante è sventolarlo per abbattere chi non è d’accordo, chi si oppone, chi dà fastidio e via raccontando.

Un uso politico della giustizia che fa parte del dna anche di altre forze politiche, soprattutto della sinistra cosiddetta giustizialista, ma che negli alleati di governo vede i campioni indiscussi in questa stagione.

Il tutto, ovviamente, meno che nel caso in cui l’azione della magistratura si indirizzi su uno di loro. E’ proprio a questo punto che si misura il grado di democrazia ed il rispetto della legge. E qui la questione si aggroviglia. I casi che nel tempo hanno visto coinvolti esponenti di entrambi gli schieramenti hanno avuto varie gradazioni e vari impatti ma allora si parlava di governo locale, di politica locale. Oggi la questione e lo scontro conseguente, si sposta nei palazzi del potere e rischia di regolare in modo non politico, non di governo, dunque in altro modo il peso e gli equilibri politici nell’esecutivo e nel paese.

Non è affatto un mistero che per i pentastellati il momento politico da mesi non sia favorevole sia per insipienze personali sia per casi oggettivi. La cultura di governo nel movimento non esiste e la traduzione dei capisaldi del contratto del cambiamento di cui sono alfieri, sconta inesperienza certo, ma anche semplificazione eccessiva che per chi ha le redini del paese in mano, non è né accettabile né auspicabile. Che non si governa a parole e a slogan non è un rimprovero di passatisti, di ancien regime,ma un dato ontologico che qualsiasi aspirante leader deve fare proprio per non essere prima o dopo marginalizzato e messo a confronto con le proprie carenze. La deriva giustizialista, dunque, alla prima succosa occasione non può essere vista come “politica” da adottare. Il paese ne è stanco, anche se i suoi corifei di ogni colore quali vampiri ne cercano le tracce ovunque mai sazi ovviamente del sangue altrui!

Ed è una deriva che appare evidente ogni giorno nel battibecco ormai scontro quotidiano tra i massimi esponenti di governo.

Sul fronte leghista è altrettanto evidente che il passato pur non tornando conta. Vedere un proprio esponente alla gogna mediatica per le indagini che lo vedono coinvolto, non aiuta soprattutto per chi qualche decennio fa in nome di queste logiche sostenne e aiutò vari cambi di fronte politico e governativo. Oggi che si è nel mirino, guarda caso, si richiamano quelle garanzie che a più riprese vennero negate quando ad essere accusati erano altri. Potrebbe essere utile (parlando di carroccio) ricordare il monito “chi di spada ferisce, di spada perisce!” e tenere in considerazione il vasto consenso attribuito al partito che non è certo tutto giustizialista o tutto a questo atteggiamento contrario.

Non possono cantare vittoria neppure gli altri personaggi del panorama politico. In primo luogo il Pd che non è riuscito a dimostrare la “diversità” dei propri esponenti e quando finiscono nel tritacarne giudiziario fa fatica a far primeggiare le garanzie, quando qualche decennio fa si richiamava alle piazze e alla giustizia sommaria.

Per il resto del centrodestra difficile orientarsi. Per Forza Italia il garantismo è sempre stato legato alle sorti dell’ex cavaliere e dunque a senso unico. Estenderlo all’intero panorama è facile a parole, meno nei fatti. Discorso rovesciato ma simile a quello leghista o pentastellato per la destra di Fratelli d’Italia, da sempre giustizialista, ma in nome di una visione politica che certamente non va molto d’accordo con la primazia delle garanzie costituzionali, solo se riguardano gli altri bentinteso.

Insomma, è ancora lontano il radioso giorno in cui di fronte alla questione sin qui delineata, la reazione di tutti sia legata alla sana interpretazione della legge, alle regole e al loro rispetto. Un piccolo grande cambiamento che permetterebbe al paese di andare avanti, lasciandosi alle spalle le pastoie del giustizialismo, facendo prevalere la giustizia nel suo insieme con i suoi doveri e con i suoi diritti in un paese compiutamente democratico! 

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