Corda (fonte foto Pixabay)

Scontro senza quartiere nel governo gialloverde

Tirare la corda, ma fino a quando?
di Roberto Mostarda

La vera domanda di fronte allo stato di fibrillazione che attraversa l’esecutivo tra Lega e Cinquestelle è che cosa sia condiviso dai due attori del contratto del cambiamento. Guardando a quel che accade giorno dopo giorno, mentre il voto locale pur limitato sembra confermare una tendenza nazionale e mentre si guarda al voto europeo di maggio, è quasi nulla. E questo nonostante la narrazione del premier e quella dei suoi vice si sforzi quotidianamente di dare letture differenti ed improntate alla condivisione di fondo del programma.

E’ però di tutta evidenza che questa condivisione mostri più di qualche crepa e che i dossier sui quali stanno emergendo divisioni si incrementino costantemente invece di avviarsi a soluzione. E, allo stesso tempo, la tensione tra i due vice premier sembra aver ormai raggiunto il livello di guardia a meno di non ritenere che il loro rapporto sia fondato su una dialettica fatta di offese personali, avvertimenti, minacce e via dicendo e che tutto si risolva poi nel mantra che tra di loro si capiscono e sono sempre uniti per portare avanti il contratto.

Ci sono anche altri elementi che entrano in gioco: il leader grillino sta pesantemente soffrendo la prevalenza elettorale tendenziale della Lega e da qualche tempo sta spingendo l’acceleratore sui vecchi cavalli di battaglia pentastellati di opposizione. Le indagini sul sottosegretario alle infrastrutture leghista per collegamenti di natura mafiosa hanno fatto da detonatore alla logica del vaffa e come per incanto la richiesta di dimissioni  immediate in puro stile grillino è emersa senza se e senza ma! Peccato che in nessun caso esponenti grillini implicati in indagini si siano sino ad ora dimessi sopratutto invitati a farlo dai leader del movimento. La soluzione è stata più radicale: espulsione come se si trattasse di virus e cancellazione della loro presenza per ricreare l’apparente scenario dell’onestà e della diversità pentastellata. Espulsione decretata dal mitico blog delle stelle quale autorità suprema.

Altro elemento di rilevante valore è l’incredibile distanza che si è creata tra le parole e le promesse e le reali azioni concrete messe in atto dall’esecutivo. Oltre ai temi ineliminabili, come reddito e pensione di cittadinanza, flat tax e simili che peraltro muovono lentamente i loro passi, tutti gli altri provvedimenti annunciati e propagandati sembrano al palo. Con il singolare corollario che la spiegazione su lentezze e ritardi come nella migliore delle tradizioni deriva sempre da due fattori: quello che è stato fatto dagli esecutivi precedenti e le consuete rigidità burocratiche contro le quali il governo del cambiamento ha posti la sua attenzione. Se non fosse realtà sembrerebbe una tattica dilatoria, una melina neppur troppo originale. Tutto questo mentre gli indicatori principali economici del paese mostrano segnali quanto meno contrastanti e le ricette miracolose indicate nel programma sono al palo.

L’appuntamento elettorale europeo aggiunge ulteriori elementi discordanti con le diverse posizioni sul futuro dell’Unione e sugli apparentamenti politici nel nuovo Parlamento. In sostanza, grillini e leghisti sembrano volgersi in direzioni sempre più divergenti ma per ora mantenendo l’alleanza di governo. Di Maio tende a far emergere una presunta tendenza di sinistra del movimento, il suo alleato Salvini ha sinora spinto sul fronte opposto modificando il dna del vecchio carroccio. Come questo possa continuare e come sia possibile che l’esecutivo possa condividere i capisaldi del contratto nella totale alternatività su quasi ogni campo, non è ancora chiaro e sarà oggetto di riflessione interessante nel prossimo futuro.

Intanto resta molto difficile comprendere le evoluzioni degli altri attori politici, quelli all’opposizione. Per Forza Italia si tratta di mantenere la rappresentanza di una fetta dell’elettorato moderato nella prospettiva di un centrodestra vincente nel prossimo futuro con una Lega tuttavia prevalente nei numeri secondo quanto indicano le dinamiche elettorali da diversi mesi e sempre di più ad un anno dall’inizio dell’alleanza gialloverde.

Altro discorso quello del Pd tuttora nel guado di una ennesima transizione che sembra privilegiare però gli aspetti più riferibili alla sinistra di quanto accaduto in passato nella speranza di un recupero di una delle sue anime originarie. Allo stesso tempo e tatticamente si cerca ancora un approccio con i cinquestelle già fallito ai tempi di Bersani, con l’idea di rompere da sinistra la coalizione governativa.

Come sempre, nel mezzo di queste fenomenologie di partiti e movimenti si dipana la quotidianità del paese che chiede di uscire da una condizione recessiva ormai troppo lunga e di riavviare meccanismi di crescita e sviluppo fermi da troppo tempo.

Quanto su questo possa influire il tiro alla corda tra gli alleati di governo non è ancora possibile stabilirlo e tuttavia il sino a quando questa fune sarà tirata è un interrogativo ineludibile e fondamentale per capire dove il paese potrà andare!

                                       

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