Scena tratta dal film Totò e Peppino divisi a Berlino (1962)

Tra Lega e 5Stelle divisioni su tutto e il leader grillino è insidiato da Di Battista e Toninelli

Matteo e Giggino, divisi a Berlino
di Roberto Mostarda

Più passano i giorni, più si avvicinano appuntamenti elettorali (domenica scorsa in Abruzzo, seguiranno Sardegna e Basilicata) e sullo sfondo si avvicinano le europee, più appare evidente che le rotte dei due partiti al governo - al di là delle continue rassicurazioni reciproche – divergano in modo sempre più marcato e che solo l’assenza di un’opposizione alternativa impedisca la deflagrazione. Più che un governo del cambiamento sembra di avere a che fare con un esecutivo governato dal caos!

Così assistiamo al ministro delle infrastrutture ( che si diletta di accusare i giornalisti che lo inseguono per le gaffe sue, non dei giornalisti) che invia la relazione sulla Tav alla Francia e tiene all’oscuro i due vice premier (uno del suo stesso partito) e bypassa qualsiasi relazione internazionale e competenza di altri dicasteri trattandosi non di un tema solo commerciale ma di un trattato su infrastrutture di livello europeo nel quale il corridoio in questione è inserito. Un argomento cioè che dovrebbe riguardare il governo nel suo insieme e nella sua proiezione internazionale.

Accanto a questo assistiamo impotenti, per ora, alle trasferte di un vice premier che in ansia costante per le azioni dell’altro, il leghista, cerca di trovare luoghi e contesti nei quali sproloquiare dell’orbe terracqueo (sempre che si capisca di cosa parliamo) e che agisce in terra straniera da potenziale alleato di movimenti “eversivi” dell’attuale contesto nazionale del paese in questione e intesse possibili alleanze per non rimanere isolato al Parlamento Europeo che si formerà nella tarda primavera. Solo che il suo ruolo istituzionale non gli permette di agire da libero cittadino come invece può fare a bella posta il suo sodale/avversario e spina nel fianco Di Battista, altro tuttologo del nulla! Di qui tensioni crescenti, ritiro dell’ambasciatore francese, corsa contro il tempo del Quirinale, del premier Conte e della Farnesina per salvare il salvabile.

Un capolavoro di insensatezza se si registra anche l’accusa del Di Battista contro il presidente emerito Napolitano accusato di aver favorito l’attacco francese alla Libia, definendolo “vile” e richiamando la necessaria solidarietà dell’attuale capo dello Stato. Anche in questo caso, dimenticando la realtà: un presidente italiano non può prendere decisioni autonome come quello francese e, dunque può solo aver ratificato una decisione governativa di allora. Ma tant'è, appare inutile pretendere di vincere a spade quanto comanda bastoni, come usa dire nel giorno delle carte!

La confusione aumenta, pur se appare in questo caso un’unità di intenti, quando lo stesso Di Maio, non pago delle pacche sulle spalle con i gilet  gialli, lancia anatemi su Banca d’Italia annunciando sfracelli, cambiamenti e discontinuità con profluvio di accuse ai dirigenti attuali. Il tutto allo scopo di far aumentare la giusta rabbia di molti risparmiatori traditi indicando possibili capri espiatori ad una crisi di sistema la cui responsabilità non è solo di chi doveva vigilare ma degli stessi amministratori di istituti bancari coinvolti in crisi e crac.

Cosa dalla quale simili esternazioni sembrano dirette a distogliere l’attenzione. Anche qui, stop e retromarcia del ministro cui spetta la responsabilità e titolarità di rapporti con l’istituto centrale, Tria, sostenuto a sua volta dalle istituzioni europee che richiamano al rispetto delle banche centrali, cosa che distingue il nostro e gli altri paesi del continente da regimi autoritari e populisti (si pensi alle pressioni per un suo “amico” fatte dal presidente Usa Trump per la Federal Reserve qualche mese fa). Insomma, un quadro inquietante del quale si potrebbe dire , parafrasando una gag comica di qualche anno fa, “bene che vada .... sarà un disastro!”

In questo rassicurante ed amabile contesto dobbiamo registrare diverse assenze o carenze che dir si voglia. La prima e più rilevante è quella del premier Conte che sembra svolgere il suo compito in modo corretto soltanto che spesso non si capisce per conto di quale governo (ops! In effetti sarebbe quello da lui presieduto!) Un’assenza intermittente associata ad una presenza altrettanto alternata che deve spaziare dai rapporti internazionali alle questioni locali o di bottega. Non rassicura peraltro il tono colloquiale e pacato che ostenta a fronte di provocazioni e strafalcioni dei suoi, per così dire collaboratori, che a lui dovrebbero far capo.

Ancor più grave, in attesa che come dall’Abruzzo arrivino segnali che gli italiani cominciano a comprendere il cul de sac nel quale ci siamo venuti a trovare, il vuoto pneumatico delle opposizioni, tanto che sembra quasi che in assenza di esse i due azionisti al governo si comportino con le diverse parti in commedia. Solo che non è una commedia e non è un gioco.

Il partito democratico sembra viaggiare a vista e i suoi messaggi sembrano rivolti al dopo Europee, cosa questa preoccupante, quando un risultato decente in esse potrebbe spingere ad un’intesa le diverse anime in pena che sembrano caratterizzare questa stagione del centrosinistra (il voto abruzzese mostra quanto ci sia ancora da fare per una nuova centralità del partito).

Calma piatta, apparente, anche nel centrodestra con Forza Italia che si trova ad esercitare in un futuro possibile il ruolo subalterno che fu della Lega di Bossi e con Fratelli d’Italia che occhieggia e balla sul precipizio di posizioni sovraniste e populiste a volte inquietanti. In questo ambito, va tuttavia registrato il risultato elettorale regionale in Abruzzo che se indicativo di una tendenza mostra nell’elettorato la tendenza a redistribuire i pesi politici confermando il centrodestra in posizione maggioritaria, quasi autosufficiente, in un ipotetico scenario di voto parlamentare!

Ipotesi certo, ma il crollo dei 5Stelle pone in evidenza sia la volatilità elettorale generale, sia l’evidente crisi che ha colto il movimento nell’impatto con il governo. Tanto è vero che emergono sempre più motivi e pulsioni legate all’epoca del movimento spaccatutto! Ossia quanto di più lontano dal mitico orizzonte del cambiamento. Gli italiani cominciano a capire la realtà e votano di conseguenza.

Concludiamo con l’immagine del titolo, che ci riporta alla mitica coppia Totò e Peppino De Filippo, alle prese con la guerra fredda. Lo scenario è mutato ovviamente, ma l’idea dei due vice premier divisi su tutto, riesce ad essere fonte di ilarità, quella che serve perché si realizzi il mitico obiettivo: una risata ci seppellirà!

 

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