Lampi (fonte foto Pixabay)

Il duello dell’esecutivo con  l’Europa e la ritirata mascherata da...vittoria

Impatto con la realtà
di Roberto Mostarda

Tanto tuonò che...! Non è facile concludere l’avverbio con il classico “piovve” come a indicare una conseguenzialità logica e scontata. Affrontando la quotidianità politica del nostro paese ci siamo per necessità assuefatti ad una continua ed esplosiva attività di tipo vulcanico per così dire, caratterizzata da prevedibile imprevedibilità e da estenuanti contorcimenti come quelli di danzatori orientali da parte dei protagonisti, il premier e il suo fidato ministro dell’economia, i due vice premier e una serie di comprimari che nessuna commedia dell’arte avrebbe potuto mettere insieme tanti sono i caratteri e le particolarità interpretative che sono in grado di porre in essere ognuno per il campo di competenza!

Lasciando ad un altro momento la riflessione sul dato oggettivo del “piovve” o non piovve, è di palmare evidenza che quello al quale stiamo assistendo in questi giorni di fine anno alle prese con il bilancio e il confronto con le istituzioni europee, sia un grande, fragoroso e non certo privo di rischi, impatto con la realtà. Una realtà immutabile che è sempre stata lì davanti agli occhi che ma che con pressapposchismo autolesionista si è evitato di tenere in conto e quel che è peggio si è cercato di travisare agli occhi dei cittadini: i nodi non riguardano le pretese europee di farci tenere i conti in ordine secondo schemi astratti o diktat, sono invece il risultato di una condizione oggettiva del nostro sistema, della contraddizione ineliminabile che è alla base della crisi divenuta endemica nel nostro paese e che nessun governo , non solo quello attuale, ha mai pensato di affrontare in modo chiaro e tranciante.

Parliamo del debito nazionale e del suo rapporto abnorme con il prodotto interno lordo o più in generale con la capacità del paese di far crescere gli indici di riferimento in direzione degna di una grande economia pur sempre ampiamente tra le prime dieci del pianeta e con eccellenze in settori ad alto contenuto innovativo malgrado ritardi e miopie decennali.

Ora, che l’esecutivo giallo verde non sia il solo ad avere pensato di agire in modo da scansare il problema, è elemento oggettivo. Senza però la foglia di fico di altre stagioni nelle quali si dava ad intendere che i famosi parametri comuni venivano pur con difficoltà affrontati per tentare una correzione. Quel che Di Maio e Salvini hanno messo in moto mesi fa è però qualcosa di altro. E’ l’aver ritenuto a torto che fosse possibile agire in modo provocatorio e furbesco come se a Bruxelles si trovassero dei gonzi e facendo immaginare un’Italia che fa la voce grossa e ottiene rispetto su basi empiriche e totalmente eccentriche rispetto ad ogni regola economica equilibrata. Una sfida folle e non perché non sia giusto far sentire con forza le proprie esigenze ma perché tutto questo va fatto forti della coerenza e della linearità nel rapporto con le grandezze effettive dell’economia, le sue complessità e fragilità specifiche. Pensare di andare alla disfida a testa bassa contando sull’effetto sorpresa e senza considerare che proprio su quelle grandezze si doveva poi misurare la compatibilità delle scelte da compiere per realizzare il programma di governo è stato un azzardo del quale ora si cominciano a pagare i conti!

La risposta più dura è venuta da tutti i paesi, anche quelli sovranisti del gruppo di Visegrad che hanno richiamato al rispetto dei vincoli di bilancio, sposando in pieno le vituperate indicazioni dei commissari di Bruxelles. L’Italia a questo punto si è ritrovata sola e in direzione opposta. La contraddizione è esplosa e senza mezzi termini costringendo ad una ritirata strategica e fattuale solo in parte coperta da una parvenza di “abbiamo fatto capire le nostre posizioni”  o “hanno accettato il nostro punto di vista”! Si è trattato invece di un duro “impatto con la realtà”, ma non con quella rappresentata dagli interlocutori, ma con quella assai più coriacea che è insita nelle regole economiche e nelle loro compatibilità.

Ora, facendo finta di dibattere si stanno rivedendo i conti in fretta e furia per evitare l’infrazione: la manifestazione plastica di questo sta nella cifra indicata dal premier come sforzo nella direzione richiesta, ossia dal 2,4 ritenuto eccessivo dall’Europa al 2,04 per cento, assai vicino nei decimali a quell’1,9 che il ministro Tria aveva saggiamente delineato molte, troppe settimane fa. Tutto tempo sprecato inseguendo lucciole per lanterne e costretti a rivedere provvedimenti trattenuti come il reddito di cittadinanza, la flat tax o la quota 100 per le pensioni. In più, per salvare la faccia si continua a parlare di contributi sulle pensioni, a tagli vari in giro per il bilancio, a nuove aliquote che nei prossimi mesi dispiegheranno il loro peso (basti pensare all’Imu per i prossimi anni e via dicendo).

Se a fronte di tutto questo non vi fosse l’interesse del paese e dei suoi cittadini potremmo aprire un dibattito forbito e palare di grandi scenari. Poiché però è degli italiani e di quello che dovranno fare nei prossimi mesi che si deve parlare, si pongono  allora una serie di interrogativi che riguardano gli equilibri stessi nel paese e nel governo. La manovra prossima ventura, anche se l’Italia eviterà la procedura di infrazione, avrà un forte peso sul paese e soprattutto non potrà soddisfare i punti chiave del programma e le priorità di 5Stelle e Lega, per i quali vengono a mancare ora non medo di 4 miliardi di euro.

L’euroscetticismo poi di buona parte di grillini e leghisti si sta ora scontrando con una sostanziale fiducia nello status quo europeo dell’Italia da parte della maggioranza dei cittadini. Se questa maggioranza si manifesterà alle elezioni di primavera per il Parlamento Europeo per il governo e i suoi attori si porranno ulteriori domande sulle linee di rottura messe in atto e sul peso delle misure dilazionate per far tornare una scommessa in partenza difficile da sostenere. Con l’aggravante che non stiamo parlando di una partita di poker ma del destino prossimo di un paese che deve a tutti i costi riavviare la ripresa, l’occupazione, lo sviluppo, le politiche sociali che non si fanno né con duelli sconsiderati con la logica e la realtà né con riferimenti a decrescite felici per le quali sarebbe forse più opportuno pensare e riflettere sull’opportunità di trattamenti sanitari obbligatori!      

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