Oresund (fonte Pixabay)

Passaggi cruciali per l’affidabilità del governo sia interni che in Europa

Alla prova dei conti...e dei ponti
di Roberto Mostarda

Il cammino che porterà il nostro paese al varo della manovra economica e al Documento di economia e finanza che deve tracciare il percorso triennale della nostra economia, appare sempre più una corsa ad ostacoli o un’arena dove chi la spara più grossa pensa di ottenere di più. I nodi però sono sempre lì e passata la sfuriata, la polemica di turno, il battibecco insensato, tornano con tutta la loro carica di importanza e la loro cruciale necessità di essere affrontati.

Le scelte economiche non sono soltanto concetti, ogni atto comporta una reazione, ogni dichiarazione provoca effetti collaterali - come ha sottolineato qualche tempo fa il presidente della Banca centrale europea Draghi – e ogni atto ha riflessi sulla quotidianità del paese oggi molto più rapidamente che in passato per la circolarità delle notizie e della loro diffusione.

Ecco allora che la narrazione che il governo fa dei conti e delle prospettive manifesta un’evidente non conoscenza – o rivela al contrario l’intento provocatorio – dei meccanismi economici e commerciali internazionali che non dipendono se non in parte dall’euro, dall’Europa o da altri fattori come Stati Uniti, Russia,  Cina, ma che tutti insieme mettono in moto quella massa d’urto che rischia di rendere vana ogni manovra irrealistica o fondata soltanto sull’allargamento del debito peraltro facendo finta di volerlo abbassare.

Lo spread non è un totem certo, ma non è neppure una creazione diabolica: è semplicemente un indice che riporta lo stato di attendibilità delle decisioni nazionali a confronto con le forze economiche che si muovono nel mondo. Da questo indice discende poi la più o meno percepita affidabilità delle scelte economiche che un esecutivo fa e intende proporre al consesso internazionale nel quale siamo immersi e non per cattiveria di poteri forti e diavolerie o insensatezze del genere, ma perché la nostra capacità di intrapresa e di innovazione nei decenni ci ha permesso di essere parte.

Provocare ogni giorno reazioni stizzite – sovente eccessive da parte di partners e autorità sovranazionali- se aiuta a sentirsi importanti, non smuove di un millimetro la reale domanda che mercati e investitori si pongono: quanto sia affidabile il nostro paese e il governo che esso ha scelto o meglio ha creato con il voto la evenienza di un accordo smentito e non immaginato prima delle urne.

Il dato del quale non bisogna mai fare a meno – anche esso non un totem, ma un dato concreto ineliminabile – è il nostro debito pubblico pari ad oltre il 130 per cento del Pil, cioè a dire per ogni euro che immaginiamo di trovare nelle pieghe dei bilanci, un terzo di esso è destinato a sostenere il debito, senza contare gli interessi pesanti che esso produce. E’ questo il moloch sul quale si infrangono i tentativi di cambiamento e fino a che esso non sarà vicino alla parità, nessun discorso o azione potrà totalmente soddisfare l’esigenza di affidabilità che a livello internazionale si richiede a un paese grande e tutto sommato ancora ricco come il nostro.

Ecco perché la pacatezza dei toni e la necessità di costruire ponti è un elemento principe di ogni azione del governo, come mantenere aperti quelli esistenti senza immaginare palingenesi irreali e micidiali. Fermezza certo e realismo sono le chiavi di volta ma se non sono unite alla consapevolezza del peso che ci portiamo dietro, possono risultati inutili se non dannose e mettere a rischio anche le decisioni basate su buone intenzioni come quelle volte a sostenere i milioni di italiani in difficoltà. Il rischio assistenzialismo che ha segnato decenni di politica nazionale, di benefici a pioggia, creato sacche di non lavoro sostenuto dallo stato è sempre lì ed è sempre in agguato. Assumere decisioni in campo assistenziale deve fare i conti e misurarsi senza sconti con la capacità di controllo e screening dei poteri dello stato. Se questi non sono sufficienti o latitano si scorre il pericolo di aumentare i costi sociali e le risorse non si moltiplicano a volontà, ma si creano o corrodono la ricchezza nazionale.

Il banco di prova  parlamentare, la capacità di dialogo e di confronto serrato ma costruttivo con le opposizioni  che a loro volta dovranno svegliarsi dall’attuale comodo sonno ideologico, appare fondamentale non solo per la sopravvivenza dell’esecutivo, ma quel che più conta per il rafforzamento della crescita e dello sviluppo nazionale, sola risposta ai mercati e alle politiche speculari di altri paesi, competitor o alleati non cambia. Un’Italia economicamente forte e stabile è il primo passo necessario e  si ottiene con un atteggiamento costruttivo e non con boutade come “non arretreremo”, “non ci fermeranno”, “andiamo avanti” che sentiamo ogni giorno! Il governo deve affrontare lo scoglio di una maturità sempre più vicino per andare alla prova dei conti e come abbiamo detto dei ponti. La vicenda di Genova sta mostrando in filigrana tutte le debolezze e le superficialità sulle quali si regge il governo, riempire quei vuoti e dare risposte alla popolazione è un banco di prova significativo anche a livello nazionale. Più quel ponte rimane spaccato o non rinasce e più evidente appare lo iato tra promesse e realizzazioni!

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