Informazione (fonte: Pixabay)

La bufera mediatica scattata dopo l'attacco all’Ordine dei giornalisti

Nuovi attacchi all’informazione
di Roberto Mostarda

Era immaginabile, senza neppure essere esperti in vaticini, che la visione messianica dei cinque stelle, una volta al governo, si sarebbe scaricata sull’informazione, quella stessa che nel corso degli anni con l’attenzione al fenomeno ne ha favorito l’ascesa politica nel paese. Come insegnano i filosofi del diritto e gli storici, ogni fenomeno politico e sociale che si ponga in antitesi e contro il passato, una volta giunto al potere si comporta esattamente come chi era oggetto dei suoi strali e, accanto a questa ovvietà apparente, attacca senza quartiere il mondo dell’informazione ritenendolo il pericolo maggiore per il proprio affermarsi e il proprio potere.

Non sfugge a nessuno che il compimento della parabola del movimento digitale per antonomasia, invece del cambiamento, stia riproponendo lo stesso abusato e trito schema di contrasto alla libertà di informazione in particolare per il fatto di essere attenta e critica sul suo comportamento. Dunque nulla di nuovo e allora quale cambiamento? Semplicemente quello di tentare di eliminare l’avversario, ossia l’organismo che rappresenta la categoria professionale dei giornalisti.

Singolare che l’attacco portato da un sottosegretario contro l’Ordine, sia seguito dopo pochi giorni da un caso come quello esploso per le dichiarazioni incaute e gravissime del portavoce del premier, esso stesso giornalista professionista. Starà ora alla magistratura qualora chiamata in causa rilevare eventuali responsabilità dei giornalisti coinvolti, non certo a un partito politico farsi giustizia da sé essendo al governo.

La bufera mediatica nel senso più proprio del termine sta creando intanto un polverone che impedisce con chiarezza di leggere quanto sta accadendo nelle stanze dell’esecutivo sui vari nodi all’ordine del giorno: pensiamo ai migranti, alla tragedia di Genova e ai temi connessi delle infrastrutture, alle contabilità economiche e finanziare in vista del bilancio e del Def. Una bufera che rischia di ingigantirsi se solo si fa un attimo attenzione alle parole del portavoce che “imbecca” i giornalisti sulla necessità di procedere ad una “megavendetta” nei confronti di quanti nell’amministrazione statale “remano contro” e “non trovano i soldi per realizzare gli obiettivi del programma. Quasi a dire che i funzionari dello Stato debbano agire per gli interessi politici ed elettorali di un movimento fattosi partito di governo. Un’aberrazione soltanto a rifletterci sopra, in un paese in cui corruzione e collusione sono da anni una palla al piede e temi sui quali i pentastellati hanno costruito la loro fortuna politica ed elettorale.

Nel momento della verità, quello nel quale dalle parole mediatiche si deve passare ai fatti concreti, alla realizzazione delle promesse, ecco che ci si scontra con la realtà. Una realtà che richiama chi governa, pur da pochi mesi, ad assumere comportamenti e decisioni all’altezza delle condizioni e delle emergenze del paese e non ad assecondare libri dei sogni o inimmaginabili mondi del futuro, digitale o meno!  Sullo sfondo il pericolo immanente che possa finire per così dire, la luna di miele con l’elettorato ed i propri sostenitori.

In questo quadro appare evidente come la pressione della Lega e della sua azione di governo abbia messo in un angolo le ambizioni grilline, abbia tolto fiato a molte promesse di difficile realizzazione e sulle quali è calato anche il saggio realismo del ministro dell’economia che ha preso le difese dei suoi alti funzionari attaccati dal portavoce.

Ambizioni di egemonia peraltro rese più difficili dal cauto ma costante riaggregarsi del centrodestra, vero rassemblement maggioritario nel paese e in un futuro anche maggioranza di governo. La posta in gioco dunque è molto alta e in certo senso Di Maio e i cinque stelle non voglio che qualcuno possa disturbare il manovratore per così dire. E quale miglior arma che attaccare l’informazione!

Uno scenario preoccupante soprattutto per l’eclissi e il ripiegamento su se stesso del Pd. Un partito ormai prigioniero di se stesso, delle sue contraddizioni e allo stato incapace di rappresentare una valida alternativa politica e nel quale prevalgono soprattutto riflessi condizionati “di sinistra” ossia legati alla riproposizione di opposizioni ideologiche e non politiche che sarebbero invece necessarie per tornare a rappresentare quella parte del paese che si ritiene a torto o a ragione più avanzata ma che sembra aver smarrito la bussola. Un ritardo quello del Pd che si somma e che diviene pericoloso per gli stessi equilibri del paese alle prese con una nuova durissima congiuntura e le consuete emergenze endemiche mai risolte.

In tutto questo ambito, avanza il decreto sicurezza giunto al traguardo ma corretto, senza automatismi. Genova aspetta invece ancora una risposta alla sua critica situazione e un segno diretto e definito per il suo futuro; tutto il paese vuole sapere quali saranno le politiche economiche e sociali in concreta attuazione. Il braccio di ferro con i funzionari dello stato, esploso con il caso che coinvolge il portavoce del premier non aiuta la chiarezza e non dirada dubbi e perplessità.

Giova forse ricordare un vecchio detto: “voce dal sen fuggita, più richiamar non vale” per capire che quanto affermato in un audio diretto a due giornalisti è una notizia per loro soprattutto comprendendo il senso delle parole che un rappresentante delle istituzioni non avrebbe dovuto pronunciare neppure da solo davanti allo specchio!

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