Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, foto Ministero della Difesa, pubblico dominio

Agosto rovente sul fronte istituzionale

Poteri e competenze
di Roberto Mostarda

Una rovente seconda metà di agosto, quella appena vissuta nel nostro paese, non soltanto in termini atmosferici, quanto sul fronte istituzionale e su diversi fronti, quello delle infrastrutture dopo la tragedia di Genova e quello dei migranti con l'ultimo casus della nave militare Diciotti.

Lo spettacolo che emerge da queste vicende è complesso e non semplice da analizzare e mostra in tutta evidenza la spinta del governo nella direzione di una mutazione ancora tutta da comprendere dei rapporti all'interno dell'esecutivo e dei riflessi sulle istituzioni in sé.

Dato ormai per scontato un ruolo teatrale ma non effettivo del premier Conte che sempre più sembra mettere in scena l'antica storia dell'araba Fenice della cui esistenza tutti erano convinti, ma della cui localizzazione nessuno sapeva alcunché, la singolar tenzone è quella che vede protagonisti i due vice premier e i loro più vicini collaboratori.

Nessuno, potremmo dire, è realmente quello che si pensa e nessuno sembra conoscere esattamente in cosa consista un lavoro di governo, il concerto e la collaborazione che deve esistere nella compagine. Non basta il contratto di governo, non basta la consapevolezza del "simul stabunt, simul cadent" ossia la reciproca garanzia di alleati, a dare un senso a quello al quale si assiste.

Se la vicenda infrastrutture, tra affermazioni apodittiche, dati reali, contratti concessionari e rischi miliardari, appare destinata ad un gioco economico e giudiziario, di ben più difficile comprensione è la questione migranti.

La vicenda dei 140 a bordo della nave militare Diciotti della Guardia costiera pone non poche domande su come intendano i rapporti istituzionali i diversi esponenti del governo. Stando alle cronache il primo ok per il salvataggio sarebbe arrivato dal ministro delle infrastrutture poi precipitosamente allineatosi a quello dell'interno. Da quest'ultimo sarebbe partita la disposizione di mantenere a bordo i rifugiati sino allo sbarco recente dopo le disponibilità di due Stati europei e della Chiesa all'ospitalità. Per questo atto ora il responsabile del Viminale risulta indagato dalla magistratura siciliana per una serie di reati tra i quali il sequestro di persona. I giudici valuteranno i dati in loro possesso e se trasferire al tribunale dei ministri in Parlamento la posizione di Salvini.

Sia consentita qualche riflessione che coinvolge anche buona parte della sinistra. La prima è se una nave militare debba ricevere ordini da ministri diversi da quello preposto avallandone con il silenzio l'operato e se tutto questo possa accadere senza che da nessuna parte si obietti qualche evidente forzatura istituzionale. Dall'altro appare surreale il silenzio della responsabile delle forze armate. Se la nave è espressione di esse è svolge compiti ampi di controllo delle coste il comando deve rispondere a criteri militari comunque, anche dovendosi realizzare un insieme di passaggi di diversa rilevanza.

Ora delle due l'una, o la vicenda è stata considerata di ordine o sicurezza pubblica con l' annessa competenza del Viminale, oppure trattandosi in atti di pattugliamento, la competenza era come di prassi militare. Sarebbe interessante sapere come si è sviluppato il confronto in materia nel governo (al di là dell'eccentrico intervento del ministro delle infrastrutture), anche perché il fragoroso silenzio del ministro della difesa non appare scontato e tanto meno logico in una materia certo controversa ma nella quale limiti e competenze debbono essere chiari!

A questo dilemma se ne accompagna un altro. Da sinistra tutti plaudono all'intervento della magistratura e richiamano la necessità del rispetto della legge, sottolineando che sulla nave vige la legge italiana. Ma quale? Se le operazioni della nave ricadono sotto la competenza militare per quanto su di essa accade, vigono la legge e i codici militari di pace. In questo caso ad intervenire per presunti reati dovrebbe essere la procura militare, prima dei giudici civili. Un intervento diretto della magistratura su una nave territorio italiano sì ma sottoposta alla legge militare solleva più di qualche dubbio. Dubbio che cadrebbe se la nave fosse stata adibita al momento dei fatti alle necessità di ordine pubblico.

La totale mancanza di chiarezza su questo punto apparsa evidente, crea confusione e genera allarme anche in termini istituzionali. Più che di sequestro si dovrebbe parlare di ingerenza in competenze altrui che, tuttavia il silenzio del ministro della difesa, non chiarisce né sottolinea.

Alzare allora toni giustizialisti, come qualcuno fa da sinistra, non contribuisce a chiarire, ma rende tutto ancora più opaco e semmai sembra adombrare il solito gioco politico del plauso alla magistratura chiamata suo malgrado a interferire con la politica. La ricostruzione della sinistra non può passare dalle procure, così come avvenne per combattere Berlusconi. E i suoi esponenti non devono pensare che a fare il loro lavoro politico debba essere qualcun altro. Molti dei problemi e delle storture che oggi si manifestano nascono da questo humus tanto loro gradito quanto dannoso per la nostra vita istituzionale

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