Piazza del Quirinale (foto di Vlad Lesnov)

La crisi si avvita e crea le premesse per soluzioni non coerenti con il voto

Senso delle istituzioni vo' cercando...
di Roberto Mostarda

Qualsiasi tentativo di decrittare l'evoluzione della crisi seguita al risultato delle elezioni appare non tanto difficile quanto imponderabile, anche considerando la politica come arte del possibile. Il passare delle settimane, lo snodarsi dei tentativi indotti dalle indicazioni del presidente della Repubblica (in corso attualmente quello del presidente della Camera, dopo quello a vuoto della collega del Senato e il confronto duello senza esito tra i vincitori) mostrano in modo chiaro un evidente stato confusionale del sistema politico e la difficoltà /incapacità di rappresentare i due elementi cardine: il rispetto della volontà popolare e il senso delle istituzioni.

Un'assenza questa che sta snaturando il passaggio elettorale ed esponendo il paese al rischio di esperimenti tanto insensati quanti infruttuosi e certamente non positivi.

La volontà popolare ha evidenziato una maggioranza di italiani intenzionati a modificare la pratica politica, rifiutando scelte fatte in passato e mandando se non in soffitta quanto meno in una fase di ripensamento un modo di rappresentarne gli interessi. Di qui l'eclissi della sinistra tradizionale e dei suoi modi di rappresentare la società. In questo ambito l'insuccesso sostanziale devi scissionisti ora Liberi e uguali, manifesta in modo plastico questa sconfitta che ha trascinato anche il partito democratico.

Che questa volontà popolare non abbia imboccato una strada univoca, ma si sia evidenziata in due direzioni non coincidenti, non è certo responsabilità degli elettori quanto risultato di un ventaglio di proposta politica insufficiente o quanto meno parziale. Resta il fatto che questa maggioranza ancorché variegata e non coesa esista e che le scelte dei cittadini siano state contro il " sistema" per così dire!

A questo stato di fatto, la risposta politica non è ancora arrivata o, meglio, e' arrivata inconcludente. I due leader dei maggiori schieramenti non sono stati infatti in grado di giungere ad una sintesi ma si sono impantanati in reciproche ripicche, veti e chiusure, quasi a dimostrare di non voler riuscire nell'intento. O augurandosi che a togliere le castagne dal fuoco arrivasse qualcun altro. Il tentativo della presidente del Senato, fatto fallire in partenza, mostrano in tutta evidenza questa assunto. Ora a corollario arriva quello del presidente della Camera che sembra far evolvere la situazione verso l'imponderabile: una possibile intesa tra 5stelle e Pd. Negazione doppia della volontà popolare e se possibile confusione totale sui ruoli di maggioranza e opposizione.

Il Pd che era maggioranza ed ora è opposizione potrebbe essere minoranza nella maggioranza che era opposizione a tutto (i grillini)! Un ircocervo incomprensibile e mortale per l'ex sinistra cui la batosta elettorale dovrebbe consigliare una fattiva e costruttiva fase di opposizione e stimolo alla crescita del paese. A meno di una conferma della tendenza ormai inveterata alla preferenza per le poltrone. Che poi tutto questo venga gabellato come opportuno per sbarrare il passo al centrodestra e' qualcosa che da un lato fa sorridere, dall'altro  inorridire per l'impossibilità immanente di comprendere cosa sia esattamente il movimento cinquestelle, ossia destra, sinistra, sinistra centro, centrosinistra, centrodestra sui generis e via immaginando.

L'altro elemento di riflessione, il senso delle istituzioni, e' quello che dovrebbe informare di se' l'agire della politica. E senso delle istituzioni e' soprattutto il rispetto del verdetto elettorale e la spinta a dare ad esso una risposta coerente e compiuta. Dire che di questo vi sia traccia nell'agire di molti esponenti politici all'opera e' pia illusione. Assistiamo piuttosto al realizzarsi di un vero e proprio teatrino della magia e della prestidigitazione come usava dire qualche anno fa, ad una ricerca della pietra filosofale che salvi capre e cavoli, intento che la saggezza popolare ritiene improponibile.

Meglio sarebbe, dinanzi all'impossibilita' di una risposta seria e coerente, avviare un percorso che ci porti nuovamente al voto, salvaguardando l'agire di un governo di transizione che avvii almeno la riflessione su quello che gli italiani hanno voluto dire il 4 marzo scorso!

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