Palazzo Monte Citorio (foto di Simone Ramella – CC Creative Commons)

Dopo le presidenze delle Camere, il nodo governo tra distinguo, veti e vecchi riti

L’era delle geometrie variabili
di Roberto Mostarda

Il risultato delle elezioni di inizio mese ci ha restituito uno scenario inconsueto e nuovo rispetto ai canoni che sembravano eterni della vecchia politica e con esso ci si deve misurare per capire che cosa potrà avvenire e quale futuro si prospetta per il Paese e per la soluzione dei nodi strutturali che ne minano la capacità e la forza e la stabilità.

Non si fa molta fatica a capire che ci si trova in una nuova dimensione e di paese e di politica. Il cambiamento del paese, la mutazione genetica della società stanno inevitabilmente contaminando la politica e il modo nel quale essa si manifesta e prova a rappresentarne i punti di riferimento, le evoluzioni. Non esistono più canoni già collaudati od immutabili perché le esigenze e i bisogni sono mutati nel tempo e le risposte sinora immaginate dalla politica non ne hanno garantito la piena soddisfazione.

Dunque esigenze, bisogni, soluzioni nuovi richiedono capacità nuove per essere affrontate. Quella che si preannuncia è per così dire una stagione di “geometrie variabili” e variabili saranno senza ombra di dubbio anche le possibili azioni e soluzioni da immaginare.

La domanda, a questo punto, è se le attuali forze politiche, i movimenti sono in grado ed attrezzati per affrontare queste terre incognite. Anche perché variabili saranno le risposte da dare in termini di intese, alleanze, possibili maggioranze e così via.

Un primo esame permette di avere un’immagine contraddittoria se non confusa. I primi passi del Parlamento con l’elezione dei presidenti delle assemblee, hanno mostrato con evidenza l’esistenza di un pre politico, un pre parlamentare che fa da sfondo a quelli che poi diventano atti pubblici. Non c’è stato in questo quadro molto di novità rispetto al passato vituperato e condannato da ogni parte. Abbiamo assistito a incontri più o meno privati, a riunioni separate, a conciliaboli d’aula e dichiarazioni ufficiali rassicuranti sul cammino in corso e a risultati certamente di rilievo ma che non indicano per nulla un mutamento sostanziale dei ritmi e dei riti della politica. La rapidità dei tempi è certamente positiva, ma la sensazione di bilanciamenti e accordi stile prima repubblica è forte anche perché sostenuta dal risultato della legge elettorale proporzionale con la quale si è votato e che ha restituito il quadro frammentato con il quale misurarsi.

E’ da sperare che la legittima attesa dei cittadini non si infranga sull’”aspettando Godot” di letteraria maniera, o su simili consuetudini: stiamo lavorando per una positiva soluzione, le posizioni sono lontane ma su alcuni punti si può trovare un’intesa e via dichiarando.

La verità è che le posizioni di partenza sono divergenti, che i “vincitori” del voto non sono in grado di andare da soli a governare e che le inevitabili alleanze od intese dovranno scaturire da una mediazione tra posizioni eccentriche se non contrarie, con la necessità di ricorrere al sostegno di chi in questa fase appare defilato o volutamente appartato.

Un rapido sguardo aiuta a capire qualcosa di più. Il partito di maggioranza, i cinque stelle in versione istituzionale di Di Maio, sembrano ancora muoversi come Alice nel paese delle meraviglie, consapevoli della responsabilità che i cittadini hanno loro riservato, quasi sicuri della missione affidata. Quel che non sanno o fingono di non sapere è che le promesse – e le loro sono certamente palingenetiche almeno nelle proposizioni – vanno mantenute e seriamente. Non potranno cioè ricorrere a pannicelli caldi, al lasciateci lavorare consueto. Dovranno indicare metodi, soluzioni, idee, progetti comprensibili al loro elettorato che vive di parole d’ordine immediate e aspetta soluzioni altrettanto rapide e senza compromessi. Qui si giocherà la nobilitate del grillismo di governo ben sapendo che quello del vaffa resta sempre sullo sfondo e potrebbe investire i suoi stessi governanti. E il terreno più insidioso sarà proprio quello delle possibili intese di governo per trovare una maggioranza parlamentare.

Speculare la condizione della Lega e del suo leader Salvini. Da solo non in grado di contrastare efficacemente i grillini, ma quale esponente di punta del centrodestra in condizioni di esercitare la giusta pressione politica e parlamentare, perfettamente capace di ottenere alcuni capisaldi del programma della sua coalizione maggioritaria in parlamento. Anche lui alle prese con la doppia veste di capopopolo ormai istituzionale  e nazionale e di possibile elemento di punta di un futuro governo di coalizione.

Paradossalmente in questa nuova stagione di “geometrie variabili” , a rendere possibili una soluzione o l’altra, potrebbero essere quelle forze che appaiono appannate e in affanno. Il Pd e Forza Italia, ridimensionati e surclassati, restano infatti in condizione di poter esercitare forme di pressione e o moral suasion non secondarie e che potrebbero spostare l’asse governativo in un senso o nell’altro, o addirittura determinare formazioni governative ancor più variabili di quelle che ogni giorno ci appaiono come possibili, probabili, o scontate! Non resta che attendere e registrare quali testimoni quel che la realtà prossima e il futuro ci consegneranno!

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