Lotteria (foto di Donations_are_appreciated – Pixabay)

Legislatura al via con il primo nodo: le presidenze delle Camere

“Concerto” coerente o lotteria
di Roberto Mostarda

Il Parlamento, con atti formali ed informali sta entrando nelle sue funzioni e per deputati e senatori, soprattutto i neofiti, si aprono le porte della politica non da attivisti ma da legislatori. Al netto delle difficoltà oggettive emerse dal voto e della complessità del quadro politico, per le due assemblee esistono degli adempimenti non solo importanti, ma necessari e questo al di là della durata stessa della legislatura. Per quell’insieme di regole formali, ma che in una democrazia sono sostanza, che prevedono una serie di passaggi istituzionali perché il Parlamento nel suo insieme abbia appieno il suo ruolo previsto dalla Costituzione, occorre che le forze politiche emerse dalle elezioni facciano uno sforzo di dialogo e di reciproca accettazione per arrivare all’elezione dei due presidenti delle assemblee. Solo così, infatti, la legislatura può avere il suo inizio, cioè nel momento in cui le cariche istituzionali di vertice completano il sistema previsto dalla Carta fondamentale. Da questo passaggio discendono poi gli altri, cruciale quello nel quale il capo dello Stato, esercitando il suo ruolo, dovrà misurare sul campo sia la capacità istituzionale dei presidenti delle Camere sia la possibilità di un accordo in vista del nuovo governo.

E’ nel bilanciamento e nell’equilibrio di questi elementi che si gioca il senso stesso delle istituzioni democratiche e nella Costituzione non sono presenti soluzioni alternative ancorché temporanee. Il paradosso è che se la scelta delle presidenze non si compirà e per il tempo necessario occorrente, la nostra democrazia sarà come appesa ad un filo, senza pericoli involutivi, ma con un grave nocumento all’esercizio delle funzioni per le quali i cittadini esprimono il loro intendimento con il voto.

Una premessa doverosa per comprendere la realtà nella quale i meccanismi della politica si muovono  in adempimenti costituzionali non solo formali e che daranno la misura della legislatura nascente oltreché le sue possibilità di vita e di resilienza. Fallire questo passaggio sarebbe estremamente grave anche nell’ipotesi minimale di un rapido periodo costituente per poi tornare a votare. Quindi per senatori e deputati ci si trova dinanzi ad uno dei punti fondamentali: esercitare il proprio mandato per il bene del paese e delle istituzioni alle quali si è chiamati, lasciando necessariamente sullo sfondo l’appartenenza politica che, peraltro, nel nostro ordinamento, ha un limite nel divieto di mandato obbligatorio. Non è certo un invito al libertinaggio parlamentare, ma un richiamo al supremo interesse nazionale da perseguire in questa prima fase di avvio! Il prosieguo del confronto a distanza tra i partiti ci dirà se i richiami ai principi ispiratori di questo o di quel fronte, con reciproci richiami al diritto di governare, troverà una sintesi positiva nella scelta di quelli che insieme al Quirinale sono gli arbitri del funzionamento corretto ed efficace delle assemblee e della funzione legislativa.

Per ora il fumus è abbastanza denso e non è semplice capire che cosa sta succedendo. Non illudano gli atteggiamenti istituzionali e governativi dei contendenti, il nocciolo della questione è infatti come verrebbe da dire “in re ipsa”, ossia nelle cose!

Mai come in questo voto 2018 appare evidente infatti quella che è stata definita la “frattura”, meglio le fratture che attraversano la società italiana. Nodi lasciati irrisolti, problemi sottostimati, questioni sociali abbandonate a se stesse in diversi decenni, si sono infatti dati appuntamento in queste settimane e il risultato del dialogo politico dovrà essere in grado di rispondere alle domande degli italiani: quale paese dobbiamo ricostruire, quali priorità dare alla ripresa economica, quale sostegno prevedere nella inevitabile fase di passaggio verso un sistema più equilibrato.

Ed è qui che idee interessanti e coraggiose come anche proclami incoerenti e infondati nelle cose rischiano di andare incontro ad un vortice autodistruttivo.

Non esistono al momento terreni omogenei tra le forze politiche su alcun tema al centro del confronto. Non sono facilmente conciliabili i sostegni all’economia e all’industria che ha bisogno di certezze legislative e di risorse continue e robuste con le indicazioni di redditi di cittadinanza a sostegno dei più indigenti i cui finanziamenti dovrebbero essere trovati nello stesso luogo, la parte pubblica dell’economia, tra le pieghe dei bilanci o attraverso misure cogenti e che andrebbero a colpire come sempre coloro che non possono sottrarsi: dipendenti pubblici o privati! Una fascia sociale in fortissimo depauperamento negli anni della crisi decennale forse al tramonto.

Non è facile immaginare trasformazioni epocali in un paese che non riesce se non  caro prezzo ad uscire da una condizione energetica devastante (mancando di materie prime) nella quale il singolo cittadino paga per le sue utenze un costo tre volte superiore all’energia effettivamente consumata, per costi strutturali o di rete! O ancora pensare di far uscire il Sud dalla crisi con misure popolari certo ma fondate sul nulla non toccando in modo incisivo i nodi secolari che hanno impedito a popolazioni intelligenti e laboriose di manifestare le proprie capacità e ritornando al sempre caro e vecchio aiuto pubblico, unico praticabile, ma vera palla al piede di ogni sviluppo reale e forte. Molte delle vicende economiche e sociali in crisi nel Mezzogiorno non vengono affrontate se non con il classico intervento pubblico, da tutti peraltro agognato, ma che perpetua una dipendenza della quale queste terre dovrebbero affrancarsi!

La scelta di chi siederà sulle poltrone più importanti e nei ruoli cruciali per il funzionamento delle istituzioni, ci racconterà lo stato degli atti e verso che cosa ci muoviamo. Non resta che attendere e sperare, naturalmente! Con qualche legittima ansia e qualche altrettanto legittima perplessità!

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