Cassonetto dei rifiuti (foto Pixabay)

La Capitale costretta a rivolgersi ad altre regioni 

Roma nella morsa dei rifiuti
di Lorenza Rallo

Ancora aperto il caso relativo allo smaltimento dei rifiuti che continua ad affliggere la Capitale. Una nota dolente a pochi mesi dalle elezioni del 4 marzo.

La questione dei rifiuti assume fin dall’inizio una connotazione politica, tanto che è stata annoverata come l’emblema del fallimento dell’amministrazione Raggi (Movimento Cinquestelle). L’attuale sindaca non ha perso tempo a dare la colpa alle precedenti amministrazioni: uno scaricabarile fin troppo conosciuto nella politica attuale.

Il problema dei rifiuti nella Capitale esplode nel 2013, quando sotto l’amministrazione del PD con Marino era stata chiusa la discarica di Malagrotta, per via del pericolo ambientale che comportavano più di 240 ettari di campagna destinata ai rifiuti. All’epoca però non si trovò alcuna alternativa.

Secondo i dati rilasciati dall’AMA, Roma produce quotidianamente 4600 tonnellate di rifiuti. Molti dei rifiuti indifferenziati vengono fatti smaltire fuori dalla città e a volte anche fuori dalla Nazione, arrivando fino in Austria.

Il picco sul ciclo dei rifiuti si registra soprattutto nei periodi natalizio, pasquale e nel mese di luglio (in cui avviene la manutenzione degli impianti deputati allo smaltimento). Inoltre, i mezzi dell’Ama attivi risultano essere insufficienti, in contrasto a quanto indicato dalla cifra per la manutenzione dei veicoli che sfiora i 21 milioni di euro all’anno.

Tutti questi elementi hanno contribuito a far precipitare la situazione. In questo marasma la questione paradossale è che nel Lazio sono presenti diversi impianti per il trattamento meccanico biologico, come quello di Guidonia Montecelio e quello in Ciociaria, dove arrivano solo 250 tonnellate di rifiuti al giorno. Ma questi stabilimenti risultano essere insufficienti per smaltire la quantità di rifiuti che produce la Capitale. Motivo per cui Roma ha dovuto ripiegare su altre regioni, come l’Emilia Romagna.

Questioni politiche (l’Emilia Romagna è la Regione “Rossa” per antonomasia) hanno costretto l’amministrazione Capitolina a fare marcia indietro, tanto che il presidente della regione emiliana, Bonaccini, ha definito tutta la vicenda “surreale”.

Il motivo ufficiale del dietrofront da parte di Roma è stato causato dal prezzo richiesto per lo smaltimento dei rifiuti, pari a circa 117 euro a tonnellata. Un costo definito ragionevole, vista la media nazionale di circa 125 euro a tonnellata. Ma c’è chi afferma – come Renzi – che il motivo vero del rifiuto di Roma sia dovuto, appunto, all’appartenenza politica dell’amministrazione in Emilia Romagna.

L’Emilia Romagna, però, è stata  spesso tacciata di non essere in grado nemmeno di smaltire i propri rifiuti, tanto da richiederne spesso l’invio all’estero. A mettere chiarezza su questa vicenda è intervenuta Paola Gazzolo, assessore alle politiche ambientali regionali, ribadendo che:

«Grazie a scelte politiche serie e ad una strategia lungimirante, il nostro territorio è pienamente autosufficiente nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti e nello smaltimento. Da Roma, invece, ci arrivano ogni anno oltre 120 mila tonnellate di rifiuti ‘decadenti dagli urbani’, …  questi rifiuti sono riclassificati come speciali e quindi possono essere smaltiti liberamente sull'intero territorio nazionale secondo le regole del libero mercato. Un meccanismo che è ora di interrompere. La ‘ricetta Raggi’, fatta solo di differenziata e Tmb, non tiene perché scarica comunque una parte del problema sugli altri. ».

Alla fine Roma ha inviato 40 mila tonnellate di rifiuti presso un impianto di Trattamento Meccanico Biologico avanzato del Lazio. Si tratta dell’impianto di Rida Ambiente di Aprilia (Latina) che ha concordato un accordo annuale per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati.

Ma nelle ultime ore l’aiuto tanto agognato arriva direttamente dalla Regione Abruzzo, che dà il suo ok per lo smaltimento dei rifiuti della Capitale, con l’approvazione della Delibera n.1 del 2018.

La Capitale potrà tirare un respiro di sollievo, ma non per sempre. La delibera prevede dei limiti di tempo e di quantità di rifiuti da rispettare rigorosamente: si potranno smaltire fino a 39mila tonnellate di rifiuti della Capitale in tre mesi. I rifiuti saranno destinati alle tre strutture di Sulmona, Aielli e Chieti.

Nonostante queste notizie speranzose rimane indelebile l’immagine virale lanciata da Giorgia Meloni sui social, che ritrae un maiale che rovista tra i rifiuti, ormai diventata l’emblema di Roma in questi giorni. Chissà se anche in questo caso dal letame potranno nascere dei fiori.

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