Il giuramento del Governo Gentiloni al Quirinale (Palazzo Chigi – Flickr)

Tutti i leader si misurano con l’ipotesi ingovernabilità dopo il voto

Lo spauracchio: legislatura a tempi stretti
di Roberto Mostarda

Il passare delle settimane non permette di comprendere che cosa succederà dopo il voto della prossima primavera. I sondaggi sono stabili nell’indicare una sostanziale impraticabilità di governo a meno di non immaginare unioni contro natura per così dire. Al di là dei proclami peraltro molto flebili di questo o quel leader, le divisioni tra partiti e movimenti e al loro stesso interno non lasciano immaginare momenti di chiarezza, mentre si avvicina il Natale, la fine dell’anno e si andrà a cominciare con il copione verso il voto: scioglimento del parlamento, indizione delle elezioni, campagna elettorale “ufficiale”.

Tanto poche sono le certezze in ogni contendente che non è stata un’uscita né furba né peregrina quella dell’ex cavaliere quando ha immaginato una prorogatio del governo Gentiloni, in caso di difficoltà nel formare un nuovo esecutivo e addirittura in vista di un nuovo round elettorale in tempi brevi. A parte le ovvie reazioni tiepide del diretto interessato e del Pd e i lamenti di Salvini, nonché le facezie dei grillini, un’ipotesi non trascurabile. Nell’impossibilità di costruire una coalizione di governo si riaprirebbero scenari spagnoli con la necessità di nuove elezioni in breve volgere di tempo. Talmente breve da consigliare una gestione degli “affari correnti”, come usa dire, da parte dell’attuale esecutivo che, costituzionalmente, resterà comunque in carica sino all’arrivo di una nuova compagine.

Ecco allora che per forze politiche e movimenti si delinea uno spauracchio: quello appunto di una legislatura brevissima, frutto del voto degli italiani che non permetterà di arrivare ad un governo. Ipotesi che il voto potrebbe anche scongiurare ma che alla luce dell’attuale sentire sembra quanto meno plausibile. La verità è che come per tutte le elezioni di questa sgangherata seconda legislatura, il risultato è assolutamente incerto.

Il punto nevralgico della situazione è, questa volta, senza alcun dubbio quello che riguarda il movimento cinquestelle, con i sondaggi che sembrano indicarlo quale prima forza di un futuro parlamento. Se sarà così lo sapremo dopo il voto, intanto però i suoi leader e i suoi avversari si comportano come se fosse una praticabile possibilità. Si avverte ogni giorno che passa il silenzio del guru, attento a lasciare il campo al premier designato Di Maio che quale bravo scolaretto si atteggia a probabile capo di governo alternando affermazioni equilibrate a svarioni indimenticabili. Un silenzio che potrebbe interrompersi in due casi: di vittoria elettorale per dare l’imprimatur ad un esecutivo pentastellato; di parziale risultato per bacchettare chi ha sbagliato e riprendere le redini di una realtà ormai di difficile analisi. Di Maio e gli altri si comportano come predestinati interpretando la tensione popolare come un sostegno alla loro linea e ne sono talmente tronfi da fare solo dichiarazioni dirompenti o accuse agli altri, ma senza mai passare concretamente a delineare il programma di governo, le linee di azione, le idee da porre in campo: Come a dire, prima mandateci là e poi vi faremo vedere cosa facciamo.

In buona sostanza funambolismo politico puro, vuoto di idee e penosa assenza di programmi chiari, con l’occhiolino alle manie del web e alle pantomime e farneticazioni che ogni giorno vi si leggono sui temi più disparati. Solo così si spiegano le assurdità sulle pensioni e altre amenità prive di retroterra concettuale e documentale, ma cariche di valore dissacrante per chi resta legato al vaffa e vuol fare di tutto per evitare di esserne destinatario come è giusto che sia nell’ipotesi di governo! Infantilismo, arroganza, vuoto pneumatico. E mancanza di coerenza come mostra l’ultima boutade dimaiesca: se non abbiamo il 40 per cento governeremo con chi ci sta! Fulgido esempio di maturità democratica e di consapevolezza di cosa vuol dire rappresentare il paese.

Cosa si contrappone a questo? Un centrodestra ancora scollato dal protrarsi dell’incertezza sulla leadership e per il perdurare dell’incandidabilità di Berlusconi. E poi il profilo moderato che quest’ultimo intende far passare anche a livello internazionale e le parole d’ordine di Lega e Fratelli d’Italia quasi sempre dissonanti e inclini ad un sovranismo fatto di parole altisonanti ma carente sotto il profilo concettuale. Un vuoto che non è facile immaginare colmato con facilità. In questa condizione l’unico elemento sono i sondaggi favorevoli e la forza complessiva dell’area, sintomo che nel paese permane il bisogno di una rappresentanza moderata pur nell’incoerenza e nella difficoltà di una sintesi allo stato attuale. Intanto parte dei centristi si è ormai affiliata a questo rassemblement dopo l’annuncio di Alfano che fatto ha dato il “liberi tutti” al suo partito.

C’è poi il centrosinistra e la sinistra. In molti si affannano a descrivere l’area come una galassia in movimento dagli esiti non scontati. Il Pd dato per perdente nel confronto nazionale che perde consensi ma acquista una seconda gamba più strutturata in direzione centro che potrebbe recuperare consensi. Poi l’eterno territorio a sinistra, entità multiforme dove ora si comportano da padroni i reduci dalla scissione intenti più che a pensare alla governabilità, a come avere alle elezioni una forza che permetta loro di costringere il Pd sulle proprie posizioni dopo che non riuscendoci lo hanno lasciato. Una pantomima e uno scenario dai risvolti psicoanalitici, un coacervo di autolesionismo e di compiacimento autolesionista cosciente, facendo l’occhiolino persino ai cinquestelle.

Insomma, nessuno sa che cosa uscirà dalle urne, quindi immagina scenari sulla base dei sondaggi disponibili e si lancia in ardite immaginazioni sul nuovo che si porrà dinanzi! E in tutti serpeggia la domanda: e poi? e se nessuno potrà governare? Di qui lo spauracchio delle nuove elezioni. Una cosa è certa è che prima di arrivarci sarà opportuno guardarsi allo specchio per riproporsi ad un paese a quel punto “spaesato” per così dire!

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