National holiday of Italy (Festa della Repubblica) on 2nd June 2005. Air show by "Frecce Tricolori”, di Anthony Majanlahti, Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Il referendum dello scorso mese apre scenari inquietanti per il Paese

Lombardo-Veneto: serve davvero l’autonomia?
di Riccardo Liberati

Ci risiamo. Dopo qualche anno di calma in cui le voglie secessioniste del nord Italia sembravano assopite, ecco spuntare di nuovo la smania di autonomia sancita da un referendum che parla chiaro: lombardi e veneti, più i secondi che i primi, non ne vogliono più sapere di pagare le tasse a Roma ladrona e sprecona e di mantenere i ‘terroni’.
Sebbene il referendum non parli espressamente di secessione, la realtà è più o meno quella di una ventina di anni fa: il Nord vuole andarsene per conto suo.
Andare dove? Bella domanda!
Lombardi e Veneti reclamano il diritto di tenere per se i propri soldi, dal momento che la loro regione paga a Roma, cioè allo Stato italiano, più di quello che riceve.
Sacrosanto diritto, direbbe qualcuno. Il fatto è che se andiamo a vedere dati alla mano come stanno le cose su base nazionale, ci rendiamo conto che a parte alcune regioni del Sud, il residuo fiscale è positivo per molte regioni che non fanno parte del virtuoso Nord.
Anzi, il Lazio è tra i primi in classifica.
Quindi, come se non bastasse la detonazione del referendum ‘nordico’, ecco che la voglia di imitare gli arrabbiati lombardo veneti si sta diffondendo a macchia d’olio nell’intera penisola.
Veniamo così a sapere che la Ciociaria non ne vuole più sapere di essere dipendente da Roma e che il Salento non ne può più della Puglia, ma non finisce qui.
Salvini vuole proporre l’autonomia di Lazio e Abruzzo. Un pezzo di Campania vuole formare la ‘Grande Lucania’ con un altro pezzo di Basilicata e una parte del Piemonte vuole essere annesso alla ricca Lombardia.
Insomma ce n’è per tutti i gusti. Ognuno per se, e basta pagare il “pizzo” allo Stato italiano.
Da dove scaturisce tutta questa baraonda secessionista?
Risposta molto semplice: le tasse sono ormai impagabili e la maggior parte degli abitanti di quello che una volta era il ‘Bel Paese’ non ne può più di pagare la tangente ad uno Stato che sembra interessato a mantenere i privilegi di pochi a danno del benessere di molti.
La sanità è allo sbando, la scuola non funziona più, la politica interna è assolutamente incapace di difendere i diritti del popolo italiano e gli sprechi sono ormai una violenza morale perpetrata ai danni dei poveri cittadini che vedono ogni giorno assottigliarsi il margine tra quello che ricevono e quello che sono costretti a spendere per sopravvivere.
Supponiamo quindi di formare uno Stato federalista sul modello degli USA o dei Land tedeschi. Avremmo risolto il problema?
Iniziamo dall’economia.
Le piccole e medie imprese italiane, la maggior parte delle quali si trova nel Nord est, hanno due problemi principali: l’invasione di prodotti provenienti dalla Cina, dove il costo del lavoro è praticamente nullo se confrontato con gli standard europei, e l’appartenenza ad un meccanismo monetario chiamato Euro che sta strozzando letteralmente le nazioni come Italia e Grecia.
L’Italia basava la sua forza economica sulla svalutazione della lira che consentiva la maggiore competitività in termini di prezzi con Francia e Germania. Proprio queste due Nazioni, stanche di questa concorrenza ‘sleale’ hanno di fatto imposto all’Italia l’ingresso nell’Euro a condizioni capestro.
Come se non bastasse, i prezzi sono raddoppiati.
Dalle mille lire si è passati ad un euro, cioè al doppio.
In pochi mesi il denaro degli italiani ha perso quasi la metà del suo potere di acquisto.
Come conseguenza inevitabile, i consumi sono diminuiti e le imprese chiudono. A questo si aggiunge il problema del debito pubblico che pesa come un macigno sulla vita economica italica.
Le autonomie risolverebbero tutti questi problemi?
No di certo. A che serve liberarsi dal governo centrale e centralista se poi siamo inglobati in una Europa governata da banchieri e burocrati?
L’autonomia renderebbe forse le spese più controllabili, ma se siamo comunque costretti a chiedere soldi in prestito alla BCE non avendo più una moneta sovrana, non avremmo nessun margine di manovra per risolvere il problema del debito.
Né è pensabile di poter tornare al baiocco o allo scudo. Se una Nazione come l’Italia non ha nessun peso all’interno dell’Europa, figuriamoci quanto ne avrebbero le realtà regionali.
Perché invece di fare referendum sulle autonomie regionali non si indice un referendum per vedere quanti italiani vogliono ancora l’Euro e quanti credono ancora nell’Europa? Per lo meno in questa Europa?
Il sospetto è che qualcuno abbia interesse a mettere Nord contro Sud per continuare a fare i propri interessi.
Il divide et impera ha sempre funzionato molto bene, soprattutto quando chi impera sa bene che è facile dividere.
Gli italiani non hanno mai avuto una coscienza nazionale molto sviluppata, al contrario ad esempio dei francesi e questo sta diventando la causa della loro rovina. Continuando di questo passo l’Italia tornerà alla frammentazione del medio evo e ricomincerà ad essere terra di conquista ben più di quanto non lo sia già adesso.

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