Tiro alla fune 3 , Verona - Tocatì 2012, Foto di Denis Cappellin, Creative Commons CC BY-ND 2.0

La politica italiana non si smarca dall’ostracismo dell’avversario

Alleanze elettorali: sì - forse - no
di Roberto Mostarda

C’è chi dice no....C'è chi dice no, c'è chi dice no, io non mi muovo! Una delle canzoni che hanno reso famoso Vasco Rossi, ci permette di toccare con mano una caratteristica della nostra politica che questa torrida estate ci consegna al massimo grado: l’atteggiamento spocchioso e preconcetto con il quale tutti gli attori (qualcuno eccelle e ne diremo poi) si pongono dinanzi ad un avversario se si parla di possibili intese, alleanze elettorali o tutto l’altro che la politica quale arte del possibile ci mette dinanzi agli occhi. Perché spesso si realizzano alleanze contro natura per così dire, sino a ieri paventate e viste con diffidenza.
Pensiamo ad ognuno dei contendenti possibili, da destra a sinistra e passando per quel luogo dell’incertezza che è il movimento grillino. Tutti, quotidianamente assumono atteggiamenti di chiusura, di ostracismo, nei confronti di qualcun altro. Con loro mai, nessun accordo con quelli, siamo incompatibili, inaccettabile anche soltanto pensare di dialogare. Non possiamo tradire i nostri principi, dobbiamo avere il coraggio di opporci e così via in un crescendo che se non fosse stucchevole a volte sarebbe assolutamente ridicolo, tanto ormai è il degrado che la politica ha raggiunto nel nostro paese e non si scorgono all’orizzonte possibili evoluzioni che abbiano senso.
Dovendo dunque abituarci all’idea di avere davanti sempre le stesse facce e le stesso logiche, proviamo a passare in rassegna tutti coloro il cui habitus è quello di “dire ... no!”
La palma dei primi della classe spetta senza ombra di dubbio ai fuoriusciti del Pd. Sì, proprio loro (questa volta lasciamo i grillini sullo sfondo). Non esiste giorno, non esiste dichiarazione, non esiste presa di posizione, non esiste dibattito in cui gli esponenti di Mdp, non dicano stentoreamente “no” a qualsiasi cosa gli venga chiesta. Nati come elemento di rottura del loro stesso partito non riescono a liberarsi di quello che potremmo definire il “noismo”, la coazione a ripetere sempre la negazione, salvo poi non riuscire mai a indicare qualcosa di positivo al quale appellarsi. Dalla loro turris eburnea, in una versione tragica del marchese del grillo, calano i loro strali, le loro chiusure, i loro colpi sempre contro qualcuno, sempre per marcare la propria differenza e distanza da qualcuno. Una politica nata dicendo no e che continua su questa strada insensata. O almeno così sembra, perché negli ultimi tempi, a livello locale, qualcuno torna a ipotizzare dialoghi con i 5 stelle (ricordiamo la pessima figura di Bersani con Grillo in streaming). Non un cambiamento, ovvio, ma soltanto una tattica con la quale continuare a dire no a ciò che si muove nella loro stessa area, la sinistra.
In pratica assomigliano sempre più al famosissimo marito che pur di far dispetto alla moglie è disposto ad eliminare i suoi... attributi, per così dire. Ogni commento sarebbe superfluo se non fosse che è la stessa sindrome che da anni affligge gran parte della dirigenza della Cgil!
Sul fronte del centrodestra, La lega mastica male pensando a Berlusconi leader, Berlusconi mastica male pensando a Salvini leader, la Meloni non mastica affatto non potendo far altro che porsi a fianco ora dell’uno ora dell’altro, preferibilmente con il leghista per una certa affinità palpabile nei momenti cruciali. Salvini e Meloni, poi, dicono sempre no ad ogni riavvicinamento con Alfano e con l’area centrista. Possibilità invisa a buona parte di Forza Italia ma non al leader, soprattutto in occasione di appuntamenti elettorali locali, come la prossima Sicilia, che altrimenti potrebbe cadere nelle braccia di Grillo (al quale pur di far dispetto coniugale, guardano anche i fuorusciti di Mdp).
Il Pd, che continua il suo cammino in confusione strutturale, dice no a Berlusconi o a grandi coalizioni, pur temendo che la parcellizzazione elettorale e la scissioncina possano produrre effetti negativi e devastanti sia locali che nazionali! Un timore non infondato soprattutto per la fronda interna che continua a tessere tele con Pisapia e con chi vorrebbe riunire la sinistra, ma quale? E soprattutto senza Renzi? Ipotesi che il leader segretario ovviamente guarda con sospetto cercando di rianimare le truppe in vista di voti determinanti anche per la futura legislatura.
Ci sono poi i centristi che pur non potendo dire no ad alcuno pena l’irrilevanza, si devono sforzare di immaginare un dopo o in area Pd o in area centrodestra. Con quali risultati in entrambe le ipotesi non è dato sapere essendo cambiate troppe cose da quando si staccarono dal cavaliere e si dichiararono disponibili a sostenere i governi a guida Pd, altrimenti minoritari e consci della rotta incessante e negativa presa dal partito di un Berlusconi ormai in fase calante.
Ultimi, ma on per posizione, i grillini. Qui, quasi al livello di Mdp, siamo nell’empireo della negazione e del dire no sempre e comunque a qualsiasi intesa, alleanza tattica o politica, con alcuno. Vivendo questa sicumera con la convinzione che alle elezioni saranno i primi e saranno anche in grado di governare da soli. Sicumera, dicevamo, perché il trend degli ultimi mesi e il fallimento locale ma di portata nazionale di Roma unito al flop internettiano della piattaforma Rousseau dalla quale dovevano scaturire programmi e candidati, pongono più di una domanda sulla reale capacità di andare avanti del movimento, uscendo dal recinto della sicurezza del no a priori ed entrando nell’agone di una politica che malgrado loro, indipendentemente da loro, avrà le sue regole dalle quali essi non potranno esentarsi. Regole nazionali, ma anche europee e internazionali con le quali di deve convivere a meno di non far scivolare il paese verso derive isolazioniste, autolesioniste e soprattutto “autarchiche” con tutto il senso amaro e sgradevole che questo termine porta con sé ma che sembra essere parte della cultura (?) del gruppo dirigente del movimento! Il nuovo ad ogni costo, senza compromessi, spesso rischia di assomigliare troppo al vecchio e ad un vecchio che la storia ad est come ad ovest ha condannato senza appello. Ne bis in idem, dunque, la regola aurea alla quale affidarsi, mai ricadere in logiche dannose e senza futuro!

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