Il nuovo ruolo dell'Italia

Scommesse ed opportunità
di Roberto Mostarda

E’ singolare vedere e analizzare il cammino del governo presieduto da Matteo Renzi nel quadro nazionale e in quello internazionale, in primo luogo europeo!
Siamo di fronte infatti ad una doppia scommessa. Da un lato, riformare un sistema sclerotizzato, anestetizzato da troppi anni di Stato parafulmine, dove sembra prevalere un riflesso condizionato pavloviano secondo il quale a risolvere il tuo/nostro problema deve sempre essere qualcun altro. Dall’altro la sfida che il premier ha inteso portare nelle istituzioni comunitarie e sull’agone diplomatico, in un mix di ostentata sicurezza e di determinazione a chiamare tutti a fare i conti con le storture, le discrasie che un sistema diplomatico e di diritto internazionale non sembra in grado di affrontare e risolvere, perpetuando ingiustizie e favorendo gli estremismi.
Con in più la convinzione che il nostro Paese debba tornare ad esercitare il ruolo che gli compete a livello sovranazionale.
La prima domanda che sorge è quale paese ha in mente il premier. Non certo l’attuale appesantito da anni di non governo se per governo si intende la capacità di incidere sul tessuto sociale, economico, produttivo e dargli un senso compiuto. Il cambio di verso auspicato al suo arrivo vorrebbe una comunità coesa, convinta nel come andare avanti e risolvere i grandi problemi strutturali! La realtà è quella di un paese disorientato, confuso e soprattutto diviso da anni di contrapposizione frontale di nemici politici e non di avversari dove ognuno accolla all’altro le responsabilità di degrado, decrescita, disoccupazione e via dicendo, senza peraltro che alcuno assuma su di sé una qualche forma di responsabilità per il pezzo di strada nel quale è stato al governo. In questo quadro la discontinuità renziana viene da tutti attaccata come velleità e superficialità, non comprensione dei problemi e così via.
Ora è vero che qualche eccesso di fiduciosa speranza appare, ma è altrettanto evidente che coloro i quali si schierano in difesa della dialettica democratica, del confronto, sono gli stessi che sino a dieci mesi fa non erano neppure capaci di eleggere un nuovo capo dello Stato! Renzi attacca questo tipo di santuari e ha dalla sua la maggioranza del paese, di ogni colore, perché parla di spezzare queste catene consociative che attanagliano e rendono impossibile il cambiamento! E questo è il punto, lo smacco di elites che si ritenevano inamovibili, depositarie di verbi politici immarcescibili e comunque, necessariamente, parte di ogni passo in avanti della collettività nazionale. Il nuovo è che queste elites per la prima volta vengono indicate per quello che sono: altrettanti macigni che con poteri di veto, di dissuasione ed altro, hanno condotto il paese sino al punto in cui si trova! Nessuna azione potrà salvarlo se non si capirà che canbiare verso significa veramente spezzare questa asfittica autoreferenzialità!
E’ una scommessa, questa? Sicuramente lo è. Ma è anche un’opportunità forse pazzesca come l’ha definita Renzi. Far di tutto per impedirla è condannare il paese all’irrilevanza e alla povertà.
Se guardiamo lo scenario internazionale, troviamo più o meno lo stesso schema nell’agire del premier nei confronti delle istituzioni comunitarie e sovranazionali ritenute – non a torto – elementi del problema e non possibili strumenti di soluzione di crisi e controversie. Quello che cambia però è il parterre. Indubbiamente criticità e storture segnano il cammino europeo e internazionale spesso condizionati da chi fa la voce più grossa contravvenendo al significato stesso delle Nazioni Unite. Tuttavia la conoscenza indubbiamente efficace del sistema Italia che l’ex sindaco oggi premier ha dà punti al suo agire nazionale. Su quello internazionale invece, occorre tener presente consuetudini ed equilibri che non si prestano sovente a semplificazioni. Dunque occorre conoscerli per saperli affrontare.
Anche questa è una scommessa, ma è certamente anche un’opportunità!

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