01/07/2017 Giuliano Pisapia a Roma in Piazza SS Apostoli. Fermo immagine sky teg 24

Parole d’ordine per rassicurarsi e paura di ogni novità

Centrosinistra: i riflessi condizionati
di Roberto Mostarda

Non è un bello spettacolo, soprattutto di fronte ai nodi del paese, alle problematiche sociali, alle disuguaglianze, all’emergenza migranti, alla lentezza dell’uscita dalla crisi economica e via analizzando, quello che in queste settimane e in questi mesi, dopo il referendum dello scorso dicembre, stanno dando il centrosinistra e la sinistra.
Stiamo assistendo infatti ad un vero e proprio psicodramma, autoreferenziale e privo di valore. O meglio stiamo assistendo alla fine di quella fusione fredda che portò alla costruzione del Pd, dopo la fine della prima repubblica, tra gli eredi delle due grandi tradizioni politiche nazionali, quella cattolica e quella comunista. Un’unione, come più volte abbiamo sottolineato che aveva soltanto una possibilità per funzionare: la prevalenza dell’elemento postcomunista. Dunque sorrisi, strette di mano, alte dichiarazioni avevano come contraltare questo semplice dato storico. La prima manifestazione evidente di questo si è avuta con la caduta di Prodi, la famosa rivolta dei 101 parlamentari. In quel caso si voleva impedire – al di là delle argomentazioni ufficiali - al professore di stabilizzare, restando al governo per l’intera legislatura, la forte presenza ex dc nel partito del futuro centrosinistra, il Pd. Siamo ai tempi dell’Ulivo prima e dell’Unione poi, tentativi condotti con pervicacia per far tornare i conti di una fusione certamente singolare tra due avversari storici. A Prodi, non a caso, subentrò D’Alema, il Richelieu del Pci, del Pds e poi della sinistra pd.
Lo stesso D’Alema che oggi viene considerato una delle menti della miniscissione e dei tentativi di delegittimare prima dall’interno e ora dall’esterno il partito democratico guidato da Renzi. Non è solo, l’ex premier, naturalmente, ma è inevitabile non vedere che l’imprinting di Mdp, il modo in cui i suoi esponenti criticano il Pd, faccia parte della “migliore” tradizione di sinistra, di quella sinistra che da sempre ritiene di essere unica depositaria della verità che riguarda i lavoratori e dei valori “rivoluzionari” che non possono mai mancare in un partito di sinistra. Posizioni che per D’Alema sono parte integrante della sua visione politica, anche dopo la “rottamazione” renziana o meglio dopo lo splendido e spocchioso isolamento scelto da lui stesso nel Pd a guida renziana.
Un riflesso condizionato, insomma, quasi pavloviano. Ma non il solo. Il secondo è l’eterna ricerca dell’alternativa per riunire la sinistra. Parliamo oggi dell’azione, peraltro criticata come verticistica, che sta conducendo l’ex sindaco di Milano Pisapia, o meglio quella vasta e composita congerie di spezzoni di tutte le sinistre che sembra aver trovato in lui un portavoce o un rappresentante ritenuto capace di unire e coagulare. Solo che come in una scomposizione continua, qualcuno non ha gradito il suo lasciare aperta la porta alla collaborazione con il Pd. Come a dire che i duri e puri sono sempre in agguato e che mostrare qualche cedevolezza, anche solo teorica, non viene guardata con simpatia. Come sia possibile poi per persone come Bersani, essere d’accordo con una visione manichea della politica, divisiva e non capace di unire, come quella che è sottesa al nuovo soggetto alternativo che si vorrebbe costruire, non è molto chiaro. E come lui molti esponenti ex pd che rappresentavano in quel partito voci autorevoli, capacità di amministrazione e di governo e non velleitarismo e parole di facciata, di sinistra pura e dura, ovviamente. Un piccolo rebus, ma anche una pericolosa scommessa su quella che potrebbe essere la forza elettorale di un ipotetico nuovo soggetto e l’effetto negativo sul Pd.
Una scommessa, appunto, mentre il movimento cinquestelle pur rallentato alle amministrative, mantiene un consistente appeal elettorale, unito anche ad una smirurata autoreferenzialità dei suoi guru e dei suoi leader. E mentre la fiammata nel centrodestra potrebbe non essere un caso, ma indicare una tendenza alla ripresa. Due ipotesi, due linee di tendenza che non consentono di giocare su chi è più a sinistra e su chi prevale alle urne. Anche perché cercando di impedire ampie alleanze si corre il rischio di renderle necessarie in funzione di esclusione dell’uno o dell’altro dei contendenti.
Un altro elemento di non poco conto, è la tutto sommato semplice considerazione che l’Italia per la quale si deve lavorare o proporre una visione per il futuro non è più quella del 1969, del 1977, né più quella della concertazione o della programmazione, dell’arco democratico o delle convergenze. Il paese pur se in modo non coerente e con grosse disparità è cresciuto ed è cambiato. Non può più essere visto con le classiche e comode analisi che in questi decenni hanno peraltro portato persino il sindacato a perdere il contatto con i lavoratori atipici, non rappresentati e non difesi e con il mondo del lavoro tout court. Con ciò creando una classe lavoratrice garantita in lenta discesa e precarizzazione, e un immenso bacino di non garantiti e atipici che in un’epoca di quasi zero nascite, fa un po’ sorridere definire proletaria come alcuni epigoni del tempo che fu vorrebbero! Insomma, sarebbe forse il momento di abbandonare comode formule ormai vuote e cercare di capire chi sono, cosa vogliono, cosa pretendono, a cosa aspirano milioni di italiani con lavori non sicuri o senza lavoro alcuno. E forse risulterebbe anche più chiaro cosa è divenuto questo paese anche per coloro che qualche garanzia l’hanno ancora ma, potremmo dire “a tempo determinato”. Si può criticare qualsiasi riforma, qualsiasi jobs act. Proporre referendum di sinistra come quello sui voucher, ma poi sarebbe opportuno indicare con poche e semplici parole quello che si vuole fare in alternativa. E non certo riproporre formule che sono state svuotate dalla storia economica di questi anni e non possono essere riesumate. Chiarezza che permetterebbe ai cittadini di scegliere in modo consapevole e non soltanto per protesta, per ripicca o per riflesso condizionato atavico!

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.