Palazzo Madama, foto di Francesco Gasparetti da Senigallia

Sinistra, destra, centro, 5stelle: chi rappresenta ... che cosa!

Quale equilibrio per un paese confuso
di Roberto Mostarda

La cronaca politica nazionale, mentre si attende con relativa preoccupazione l’esito del ballottaggio delle recenti amministrative, ci presenta un quadro assai frammentato dove individuare qualche linea di tendenza comprensibile appare non solo complesso, ma praticamente impossibile. Gli anni recenti, dalla crisi della prima repubblica in poi, ci hanno posto dinanzi ad una scomposizione e ricomposizione politica che si poteva ritenere avviata ad un equilibrio anche se instabile, favorito dalla prevalenza maggioritaria del sistema elettorale e dal suo effetto di aggregazione in aree politiche ampie.
La disgregazione del centrodestra, l’emergere della protesta dei cinquestelle, hanno creato una realtà nuova, con il Pd che si è trovato ad essere l’unica forza politica strutturata di un paese in difficoltà. Inevitabile dopo lo sbandamento dei tentativi bersaniani di dialogo con Grillo, la scelta di riproporsi come forza di governo appoggiandosi a pezzi di centro. Un quadro plausibile in termini politici stretti, ma di difficile accettazione sullo scenario più ampio delle dinamiche sociali e politiche del paese. In questa strettoia si è aperta l’effimera e inconcludente stagione delle riforme conclusasi con il referendum del 4 dicembre dello scorso anno con conseguente crisi di governo e avvicendamento a palazzo Chigi.
Oggi, dopo sei mesi da allora, il paese appare impantanato in un dibattito inconcludente, quasi un chiacchiericcio, nel quale nessuno afferma esattamente quello che vuole e in che modo intende presentarsi agli elettori quando la legislatura arriverà alla fine. E il quadro di insieme appare se possibile ancor più confuso.
Ad entrare in crisi infatti dopo il referendum è stato lo stesso Pd con la miniscissione alla sua sinistra e la fibrillazione interna. Eventi nei quali gli attori sembrano comportarsi come esponenti di realtà politiche tra loro lontane e inconciliabili, in ogni caso alternative tra loro come se si trattasse di partiti diversi. In più sembra trasparire una sorta di velleitaria tendenza palingenetica per cui si vorrebbe, senza grandi idee e senza grandi numeri, creare una nuova sinistra che si ponga in contrasto con quella rappresentata dal Pd. Un eterno rincorrersi verso sorti magnifiche e progressive che se non fosse assurdo sarebbe oggetto di sedute di analisi. In questo quadro, la linea maggioritaria del partito, guidata da Renzi sembra ormai muoversi a tutto campo alla ricerca di nuovi plausibili scenari postelettorali.
Ma la situazione appare confusa anche per un altra serie di questioni. Dopo mesi e mesi di proclami e di tendenze elettorali in aumento, per i Cinquestelle è arrivata una battuta d’arresto dalle amministrative. Un primo segnale di un rallentamento e di una disaffezione dinanzi alle non eccellenti prove locali del movimento e alla difficoltà di tradurre in pratica un programma inesistente infarcito però di protesta! Per Grillo e Casaleggio si apre ora una nuova fase nella quale ritrovare il senso del movimento. Anche qui assistiamo ad uno sdoppiamento tra il leader che ravviva modi ed espressioni della prima ora e la “squadra” possibile di governo, i parlamentari di punta che continuano a parlare del dopo voto, quando i 5stelle saranno al governo. Una divaricazione che rischia di apparire dissociata anche agli elettori più esagitati e convinti e che coniugata con l’inconcludenza amministrativa costituisce un peso non indifferente sul futuro.
Discorso a parte, come sempre per il centrodestra dove assistiamo ad un tentativo di Berlusconi di riproporsi come guida dell’area e al tempo stesso di mantenere aperta la strada a possibili forme di alleanze di governo che il voto dovesse rendere praticabili (tipo grandi coalizioni). I risultati amministrativi segnalano una ripresa del centrodestra unito ma non chiariscono quale trazione deve avere, se moderata o leghista. Intanto Salvini continua il suo gioco politico arrivando persino a cercare un dialogo “costruttivo” con i pentastellati che lo respingono però sdegnosamente come se potesse contagiare la purezza del movimento! In crescita anche Fratelli d’Italia ma non tanto da insidiare gli altri due contendenti ma abbastanza per risultare importante per nuovi equilibri interni di area.
Difficile dire a che cosa porterà questo nuovo attivismo. Certo invece che se si presenterà unito in modo coerente, il centrodestra potrebbe recuperare un ruolo decisivo negli equilibri del nuovo Parlamento. E, forse anche riassorbire quelle parti centriste che si sono allontanate e che hanno appoggiato il governo.
Gli scenari insomma sono molto variegati e complessi e immaginare quali scelte gli italiani chiamati a votare dopo molti anni per le politiche potranno fare ancora più arduo da decifrare. E’ un insieme di debolezze però quello che la politica sembra proporre in vista delle elezioni di fine legislatura. Dove non è più chiaro chi rappresenta nel paese e che cosa e per proporre cosa agli elettori per un rinnovamento reale del sistema politico e del paese nel suo insieme.
Un insieme di debolezze che, come è facile immaginare, non costituisce assolutamente premessa per una forza. E il paese, confuso e inquieto, non sembra avere dinanzi idee, programmi e leader capaci di convincere e di disegnare un nuovo equilibrio fatto di riforme compiute e di rinnovamento della politica, dell’economia, del sindacato, della società civile!

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