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La ricerca ormai spasmodica di un equilibrio politico

Un centro di gravità permanente
di Roberto Mostarda

“Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente”. Non siamo né una vecchia bretone né forse capitani coraggiosi o furbi contrabbandieri macedoni, gesuiti euclidei a corte degli imperatori della dinastia dei Ming. E neppure è stagione per i cori russi, la musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese. Neanche la nera africana!
Ci perdoni Franco Battiato per la libera interpretazione del testo di una canzone molto in voga negli anni passati. E ci perdoni per l’accostamento che ne facciamo con la politica nazionale e con quello che il futuro sembra riservarci!
Ma è indubitabile che la colta e raffinata prosa dell’autore e cantante siciliano lanci un fascio di luce sullo stato degli atti, delle cose, della gente, appunto!
Spenti i fuochi fatui del referendum, bruciata sulla pira dell’intolleranza la nuova giubilazione, per alcuni la missione si è compiuta! In realtà, la vera missione è da compiere, è davanti a noi! Ed è per questo che residuati bellici di altre stagioni politiche, cascami di identità mai sbocciate e reliquari senza più alcun valore, non hanno fatto la novità politica ma solo ingarbugliato le acque. Che più confuse ed ingarbugliate non potrebbero essere!
A questo quadro si aggiunge quello che i francesi definirebbero “enconnu”, ossia sconosciuto, ignoto ma anche inconoscibile: il fenomeno ormai non più tale dei cinquestelle sempre più ascrivibili ad una setta guidata da un guru, presunto tecnologico, ma sicuramente alle prese con la rete, mitico luogo di democrazia assoluta, in realtà gorgo spaventoso di ogni mistificazione ed abbaglio se non adeguatamente conosciuta e praticata con spirito critico ed intelligenza (“vo’ cercando chè ... sì cara”, diceva il poeta)!
Dunque, il quadro, la scena per meglio dire impone ad ogni italiano che abbia a cuore il paese e non la propria “parrocchia”, di provare a capire e poi scegliere quello che il paese attende, di cui ha bisogno: equilibrio, stabilità concettuale e politica. Un centro di gravità permanente, appunto, perduto ormai 25 anni fa quando cominciò la “rivoluzione” mai compiuta e forse mai realmente combattuta!
Ma dove trovare questo fulcro? Dinanzi alla realtà quotidiana e prospettica del nostro paese l’impresa è titanica, ai limiti dell’impossibile, soprattutto perché manca un requisito essenziale. La consapevolezza del paese, il senso del paese, delle sue istituzioni certo da riformare, il senso dei valori comuni e condivisibili, dei quali sembra ormai perso il bandolo! E’ da qui che occorre partire, da una rifondazione del senso dello stare insieme, di quello che ci fa nazione e popolo italiano. Solo così potremmo pensare di riavviare i meccanismi dello sviluppo, la ripresa delle potenzialità che il paese continua a esprimere e proporre!
Gli attori in campo non hanno più una chiara identità, siamo in una società liquida come scriveva Bauman riferendosi tuttavia a ben altri livelli speculativi e sociali!
Il Pd, depurato dalla scissione della vecchia guardia comunista, è alla ricerca di un’identità. Molti la vorrebbero solo di sinistra, molti si rendono conto che questo non basta. La scissione ha mostrato questa crepa e il vuoto che ne residua va riempito. Ma come? Tornando al mitico popolo, ormai scomparso, rivolgendosi ai nuovi poveri, agli immigrati e via sociologicamente argomentando! Quindi difesa dei più deboli, distacco dalle elite e dai poteri economici, pauperismo e lotta di classe in nuova salsa! Una strada percorribile. Di certo no se si vuole governare il paese, sì se si vuole dimenticare la responsabilità nazionale e rappresentare solo una parte del paese, quella “de sinistra” appunto! Ma dimenticando il senso di un partito che rappresenti il paese nella sua interezza anche se a maggioranza. Un fenomeno di cantonalizzazione sociale che andrebbe analizzato con molta attenzione.
Già cantonalizzato il centrodestra con la Lega che dal nord vuole andare anche al sud e con Forza Italia o quel che verrà che vorrebbe invece tornare a rappresentare la parte moderata del paese! Accanto quel che rimane della destra, sociale o meno, impossibilitata ad essere maggioranza e condannata ad essere sempre gregaria e di minoranza.
Nessuna luce arriva poi dai cinquestelle. Il guru ha detto che solo lui decide e stabilisce chi e che cosa fare! Nessuno ha diritto di parola se non per dare ragione a lui! La mitica rete stabilisce con poche decine di voti chi deve rappresentare migliaia, centinaia di migliaia, milioni di cittadini! E il figlio dell’altro guru ne custodisce chiavi e controllo! Dunque, democrazia a go go’! Senza a tutt’oggi sapere nulla su idee, programmi, proposte! Sino ad ora solo interventi di condanna, per distruggere e demolire, in vista della mitica cavalcata delle valchirie sui resti del passato ormai sconfitto! Una bella favola che come tutte le favole ha risvolti tragici e potrebbe trasformarsi in un incubo!
Dunque, allo stato attuale, nessun centro di gravità e tanto meno permanente come servirebbe. Solo una grande confusione nelle menti, neo cuori! Mentre l’economia ristagna, l’occupazione galleggia, affaristi di ogni risma continuano a lucrare sulla povertà altrui. La politica alta latita da troppo tempo e chissà se mai riapparirà all’orizzonte!

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