Natura morta con frutta e fiasco di Chianti di Marie Egner, Wikimedia Commons

Destra, sinistra, centrodestra, centrosinistra, sinistra centro e cinquestelle

Fischi per fiaschi
di Roberto Mostarda

Prendere un granchio, prendere una cantonata, fare una gaffe...! Questo il senso del nostro titolo. Scambiare il vero per il falso o viceversa (la cosa più grave e soffermarsi sul verosimile)! Il tentativo di riflettere sull’evoluzione politica nel nostro paese prosegue, proviamo a farla proseguire, con una sensazione complessiva di straniamento, di confusa ansia.
Che le carte in tavola si fossero messe a girare vorticosamente lo si è capito il 4 dicembre, quando il combinato disposto di vecchi arnesi della prima repubblica, neofiti della terza come i cinquestelle, insieme a figli figliastri, dispersi e sparpagliati di varia estrazione, sono apparsi accomunati nella volontà di fermare l’usurpatore, il possibile autocrate che “si nascondeva” dietro ai provvedimenti e alle riforme sottoposte al vaglio del popolo. Che nulla accomunasse questa “armada” era ed è altrettanto chiaro!
O meglio, qualcosa la accomuna: la voglia di “contare” qualcosa in una realtà che farebbe molto volentieri a meno di loro! Perché occorre una grande onestà di analisi e correttezza intellettuale per vedere con chiarezza che il no al referendum non è stato dato dagli italiani a maggioranza per la consapevolezza di rischi per la democrazia o altre amenità degne del miglior avanspettacolo, ma molto più concretamente per la difficoltà di capire con chiarezza di cosa si trattasse. Perché nessuno dei soloni per il no (e purtroppo anche dei corifei del sì) ha parlato del tema referendario: le riforme, il disegno da dare al paese per modernizzarlo. Ci si è invece invischiati con goduria nella melassa delle incompatibilità, delle inconciliabilità, dei pericoli sommi di un testo la cui nocività possibile o ipotizzabile era altamente inferiore ad analoghi tentativi di riforma del passato che portavano tra le altre auliche firme anche quelle dei novelli “rivoluzionari d’antan con calzature da 500 euro!
Fischi per fiaschi, dunque! Ecco a che cosa ci si è spinti per far votare gli italiani. E ovvio infatti che se cotanti esperti e soloni parlano di rischi democratici, l’italiano medio come prima cosa stoppa e poi eventualmente ne parla. Questa la grande vittoria del no referendario, il cui valore oggettivo è ora davanti ai nostri occhi, nel dipanarsi delle criticità in cui annaspano i cinquestelle ormai lontani dalla chiarezza escatologica del vaffa’, nelle convulsioni del Pd che hanno prodotto la miniscissione di ex comunisti altezzosi e raminghi, del sostanziale caos che continua a regnare nel centrodestra.
Uno spettacolo penoso e questo sì rischioso per tutti noi! Anche perché l’intento di molti politici, nel revival proporzionalistico, è quello di ricreare la meravigliosa torta delle coalizioni a 27, 28 membri che tanto hanno aiutato il paese ad avanzare e a svilupparsi. E, ancora, ci sarebbe da comprendere che cosa vogliono dire, oggi tanti germini che continuano ad essere impiegati come mantra per confortarsi più che per farsi capire dai cittadini!
Partiamo dalle parole. Come in una girandola, si parla di sinistra-sinistra, di centrosinistra, di sinistra centro, di campo progressista, di centrodestra, di destra centro, di movimento sovranista. E poi ... ci sono i cinquestelle per i quali si è aperta – nella loro ontologica diversità ovviamente – la riflessione su che cosa? Ma si proprio così, sulle alleanze, sulle possibili coalizioni! Il cerchio in pratica si è chiuso e la confusione regna sovrana!
Le lucciole, meravigliose luci della natura animale che punteggiano l’oscurità della notte in campagna, sono ora scambiate per le lanterne che segnano il percorso delle  nostre strade (con annesse buche), dei trivi e dei quadrivi in cui la dialettica politica si è andata ad invischiare, peraltro con voluttà!
Ecco allora che il malcapitato cittadino italiano, quale novello Amleto, oltre ai problemi di tutti i giorni viene invitato a porsi degli interrogativi filosofici: se sia più sinistra quella di Fratoianni o di Scotto/D’Alema/Bersani o, invece, di essa si rinvenga traccia nel Pd di Chiamparino e Fassino. Se ancora, l’apertura di Franceschini alla zona centro (non essendo un’area concretamente individuale, la si può indicare come “zona” appunto) oppure sia il campo progressista di Pisapia ad essere più inclusivo verso l’area moderata (analisi che in molti sinistri figuri provoca spesso orticaria anche se se ne parla in senso filosofico).
Ma il povero Amleto-italiano si chiede anche se sia più destra quella di Meloni e Salvini, o quel centrodestra dell’ex cavaliere che peraltro tende anche lui alla zona centro, sempre più simile all’araba Fenice! O quel destra centro minoritario ma attivo per recuperare l’area attualmente governativa della galassia moderata!
Dove però il mal di testa del novello italico Amleto scoppia senza speranza è dinanzi alle affermazioni (parola grossa anche in relazione a svarioni culturali di vario tipo) dei cinquestelle. Quando ad esempio Di Maio, impelagato nelle vicende di Roma e della sindaca Raggi, riflette sempre in grande quale aspirante “premier” ponendo il tema della opportunità di non essere più chiusi, puri e duri, ma tener conto che forse gli italiani potrebbero mandarli al governo senza una maggioranza sufficiente e quindi con la necessità di coalizioni, appoggi esterni, geometrie variabili e via così senza spregio del ridicolo!
In conclusione, se cominciassimo tutti a vedere le lucciole per quel che sono e le lanterne per il loro valore effettivo e soprattutto a non emettere fischi inutili soprattutto in preda al contenuto di fiaschi trangugiati senza ritegno, per il povero italiano che vuole farsi un’opinione sensata potrebbe aprirsi un’alba chiara che lo metta in condizione di capire e in primis di cominciare a fare pulizia con l’arma del voto, non per protesta e dispetto, ma per far camminare il paese a testa alta, senza se e senza ma, non nell’eterno limbo del “forse”!

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