Europa, tratta da Clker-Free-Vector-Images, CC0 Public Domain

Salvini in Russia, 5Stelle in Venezuela. Le relazioni pericolose

Il dilemma elettorale: chi rappresenta che cosa?
di Roberto Mostarda

E’ sempre più complesso provare ad analizzare che cosa, esattamente, stia accadendo nella vita politica italiana.
Il primo dato, come acutamente è stato sottolineato nei giorni scorsi da un’autorevole firma del Corriere è certamente la sordina, il congelatore, nel quale è stato messo ogni discorso sulle riforme e non secondario sulla legge elettorale: cioè a dire il nodo presentato come gordiano dai promotori del no referendario in nome di una serie di riforme da “meditare” per il bene del paese. Una sordina che sembra essere stata messa anche dai promotori del referendum, Renzi e la maggioranza, poi usciti perdenti alle urne di un paese confuso e stanco.
Referendum, chi era costui, avevamo scritto qualche tempo fa. Non più di qualche settimana è bastata a rispondere negativamente – come del resto avevamo delineato – a questo interrogativo retorico! Sembrano trascorsi secoli, quasi ere geologiche, dall’agitazione psicomotoria, dalla nevrosi che sembrava aver preso possesso di politici, costituzionalisti, esperti di ogni dove. Nessuno parla più di questi temi e, cosa ancor più imbarazzante, nessun giornale od organo di informazione pone più domande in tal senso, mentre sino a poco fa era impossibile parlare di altro o interessarsi delle questioni rilevanti per sviluppo e crescita del paese.
Segnali, quelli appena adombrati che insieme al prossimo referendum promosso dalla Cgil sul Job Act, indicano esattamente di cosa si tratta e che cosa abbiamo davanti: una vera e propria “restaurazione” perseguita e portata avanti con cecità assoluta e mancanza di senso dello Stato e delle Istituzioni.
Si potrebbe dire che quella in atto è una ricerca del ritorno, un riportare in vita non la prima repubblica tout court, ma la versione di essa più devastante: quella della concertazione che ha imbrigliato e depotenziato la programmazione economica e produttiva e condannato l’Italia e una posizione di secondo piano tra le grandi economie mondiali malgrado l’inventiva, le capacità di innovazione e la volontà di andare avanti e contare di più nel mondo globalizzato perseguita da molti.
Un altro dato è quello costituito dalla scissione nel Pd, una scissione per alias, per procura come abbiamo detto, nella migliore tradizione voltagabbanica nazionale. Non serve una grande capacità introspettiva infatti per non vedere che la vera posta in gioco degli scissionisti, non è quella di avere il loro gruppo parlamentare e differenziarsi dal renzismo, ma piuttosto quella di giocare la partita interna al Pd, ma da fuori, da spettatori interessati con proconsoli all’interno! Vale a dire che, nel momento in cui dalle primarie e dal congresso dovesse uscire un’alternativa all’ex sindaco di Firenze, costoro tornerebbero subito nel partito, anzi sarebbero loro il partito e l’ex premier e i suoi verrebbero per così dire “scissionati”. Certi di perdere all’interno, provano a vincere dall’esterno! Un’azione politica cinica e spregevole, portata avanti senza neppure entusiasmo e che neppure entusiasmo prova ad infondere. Ma serve a dare risposte oniriche, autoreferenziali e psicologiche ai suoi promotori: uno spettacolo triste e miserevole del quale si sarebbe fatto volentieri a meno. Un’azione di retroguardia in cui il sol dell’avvenire sembra una morente nana bianca dispersa nel firmamento!
Altri elementi destano curiosità, per così dire, nel panorama nazionale. Le ultime notizie di incontri di Salvini a Mosca e di delegazioni del Movimento Cinquestelle alle celebrazioni in ricordo di Chavez in Venezuela, lasciano attoniti anche per la difficoltà enorme di inserire queste azioni in un contesto sensato e di qualche significato. Da un lato, quasi scimmiottando l’ex cavaliere la Lega Padana cerca appoggio e sostegno nelle brume del bassopiano sarmatico dallo zar Putin seguendo anche quella che sembra essere l’ipoteca della nuova amministrazione americana: in primis, amici dei russi!
Dall’altro, e ancora più incomprensibile a meno di scomodare la psichiatria, i pentastellati sembra intenzionati a partecipare al ricordo del caudillo di Caracas, origine e fonte dello sfascio del paese sudamericano soprattutto a causa dei suoi eredi. Forse il percorso di decrescita infelice dello sfortunato paese di là dall’Atlantico, appare come un esempio da studiare per attuare quella decrescita felice che il guru vorrebbe per il nostro paese. E ci fermiamo qui!
In conclusione, cercando un senso dove probabilmente non c’è, proviamo a dare qualche lume d’analisi. Legislatura alla fine o meno, urne anticipate o meno, l’Italia si trova ad affrontare una conversione ad U storica senza sapere se alla fine di essa vi sarà ancora un paese coerente e coeso, una realtà ancora salvabile! Tutto appare sempre più come il mirabile affresco di Pirandello: “così è ... se vi pare”!
Nessuno è in grado di dare un’accettabile risposta all’interrogativo: chi rappresenta che cosa! La politica è attraversata dalla sindrome del “ma non” esclusivo ed elusivo che ha preso il posto del “ma anche” inclusivo e partecipato di qualche era fa! Dove sia la destra e dove sia la sinistra e, più ancora, che cosa sia la destra e che cosa sia la sinistra, mirabile domanda di Giorgio Gaber, appare busillis degno della Sibilla. Anche se è da immaginare l’imbarazzo della veggente dinanzi alla pochezza degli interrogativi ai quali dovrebbe dare risposta!

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