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Come distogliere l’attenzione dei cittadini

Referendum e melina politica
di Roberto Mostarda

E’ sempre più complesso distinguere gli elementi che fanno da cornice al confronto (parola aulica e rispettabile dinanzi agli accadimenti) politico nel nostro paese! Il trascorrere del tempo e l’avvicinarsi del voto referendario – come osservavamo in altre occasioni – ha fatto emergere e sta ancora facendo emergere il peggio della nostra sconnessa politica e soprattutto il dialogo tra sordi nella migliore delle possibilità, lo scontro tra ottusi nella seconda e più malaugurata. Dove per ottusità, a scanso di equivoci, si intende la non volontà di agire in modo intelligente e leggibile e si privilegia la pancia di chi si presume ascolti e/o andrà a votare!
Ecco allora, che più si parla o si simula di parlare del quesito referendario e più si tenta di allontanare l’attenzione da esso infarcendo il confronto di altri temi non casuali e legati alla necessità di spostare il consenso in un senso e nell’altro.
Se governo e maggioranza ragionano in termini di interventi sulla legge di stabilità, su provvedimenti per favorire la condizione dei cittadini (con qualche concessione di troppo al facile consenso legato a questioni di soldi in tasca), un vecchio ed abusato sistema di consenso sempre meno efficace ma ancora con quale appeal, è sul fronte del no che la ricerca d’altro sta manifestando con chiarezza esemplare la paura che gli italiani possano decidere per il sì alle riforme costituzionali con ciò privandoli del potere di veto e di ostacolo!
Ecco perché, più si avvicina il giorno e più si parla d’altro e si spinge l’attenzione su territori dalla facile presa che, per la logica dei contrari, potrebbero non episodicamente spostare consensi sul fronte del respingimento delle nuove norme!
E’ in atto, in sostanza, quella che potremmo definire una vera e propria melina, cioè un antico gioco probabilmente originato a Bologna, ma di incerta natalità, e diffuso anche altrove, consistente nel passarsi un cappello lanciandolo sopra la testa del suo proprietario. Dal sapore sportivo, pensiamo alla pallacanestro, dove fare melina vuol dire cercare di trattenere la palla, a scopo ostruzionistico, al limite dei modi consentiti dal regolamento, la locuzione relativa è passata in altri giochi (calcio, pallanuoto) a indicare la serie di azioni costituita da passaggi continui e sterili tra compagni per guadagnare tempo allo scopo di salvaguardare il punteggio favorevole acquisito o per favorire all’improvviso il capovolgimento del risultato.
E piuttosto evidente, infatti, che soprattutto il movimento cinquestelle (per ragioni della sua attuale libertà d’azione che vede un certo consenso popolare di protesta comunque e dovunque), e poi i pezzi del centrodestra e qualche transfuga “vorrei ma non posso” del Pd (con il consueto codazzo di parrucconi e alti “prelati” laici della costituzione più bella del mondo) sta creando una vera baraonda mediatica e un vero polverone nel tentativo evidente di non far ragionare sulla riforma sottoposta a voto!
L’atto di inizio è stato il ricorso contro la formulazione del quesito deciso dai promotori, cominciando così una girandola di ricorsi a tribunali e tar, individuali e di gruppo, i cui responsi se mai arriveranno in tempo avranno fornito pregiudiziali e motivi di suspicione per arrivare addirittura allo spostamento della consultazione. Ma c’è di più. Il quesito ha superato il vaglio della Corte di Cassazione. Ricorrendo al Tar e poi in prospettiva alla Corte Costituzionale, i sostenitori del no hanno chiaramente messo in mora i giudici della suprema corte inficiandone prestigio e incidenza nell’ambito di loro competenza (il giudizio preventivo di legittimità); ancora, ricorrere al tribunale amministrativo per eliminare una decisione della Cassazione ci sembra veramente un mostro giuridico del quale però nessuno sembra essersi accorto (al di là delle possibilità che il nostro sbilenco sistema sembra permettere a chiunque in tema giudiziario)! E poi, pensiamo un attimo a che cosa dicevano o avrebbero detto i referendari per eccellenza, i radicali, di Pannella dei tempi d’oro, se qualcuno avesse voluto sindacare dopo la Suprema corte, i quesiti prodotti da loro o dai loro contingenti alleati. Apriti cielo, atti liberticidi, anticostituzionali e via blaterando!
Lasciando stare questo pericoloso precedente delle cui conseguenze ci sarà modo di parlare in futuro, avendo collezionato soprattutto cassazioni e rinvii dei magistrati interpellati, sino ad ora almeno, i prodi scudieri del no sono ora passati ad altri lidi. Ecco allora che nel sonno apparente dei loro gruppi parlamentari, sgorgano improvvisamente con richiesta immediata di essere all’ordine del giorno, rinnovate proposte di legge sull’abolizione degli stipendi dei parlamentari (ovvero loro riduzione) e sull’immunità parlamentare che verrebbe ad essere estesa ai componenti del nuovo Senato se mai vedrà la luce, naturalmente da abolire hic et nunc prima del 4 dicembre dopo decenni di duri e solo in parte efficaci confronti. Come si vede argomenti assolutamente lineari e coerenti con il quesito referendario (è ovviamente un’iperbole) del quale in essi non si scorge neppure il minimo accenno riguardando una situazione potremmo dire prepolitica! Quel che sta avvenendo è dunque semplice, pur di impedire un voto referendario e un risultato per loro probabilmente nefasto - in una materia che le nuove camere potrebbero e dovrebbero eventualmente sistematizzare con il resto delle previsioni della Carta fondamentale nel cui quadro il referendum si svolge - costoro stanno tentando di smuovere il tessuto prepolitico spingendo ad un voto che non ha nulla a che fare con il quesito, ma molto con la permanenza di un sistema strampalato come quello che vediamo dipanarsi davanti a noi e che concede loro libertà, anzi licenza, di ogni genere! Forse potrebbero ottenere un voto in più e mettere in sordina le riforme per ora, ma avranno contribuito allo sfascio degli equilibri necessari del sistema, molto più dei promotori del sì! L’accusa dei “noisti” di rischi per la democrazia può agevolmente essere rovesciata nei loro confronti: essi stanno avvelenando l’acqua della democrazia parlamentare con eccessi e forzature “eversive” che hanno una sola ed ineluttabile spiegazione: una paura ancestrale che gli italiani nell’urna possano sbugiardarli e metterli in condizione di non nuocere! Il danno però di queste dissennatezze ricadrà su tutti noi e su tutto il paese!

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