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Lo scontro sempre più elettorale e sempre meno politico sul referendum

Sirene del sì e prefiche del no
di Roberto Mostarda

Tempus fugit. E con il suo trascorrere ci si avvicina sempre più all’appuntamento del voto referendario che, paradossalmente, i ricorsi presentati da alcune opposizioni e da alcuni soggetti, potrebbero far slittare dopo aver accusato premier e governo di voler porre la data per comodo proprio! Misteri della ormai incomprensibile politica nazionale.
Quel che le polemiche, i ricorsi, gli alti lai, gli anatemi che riempiono l’aria non mostrano è però la vera trama del tessuto sottostante, cioè che cosa sta esattamente accadendo al nostro sistema politico e soprattutto a quelli che una volta di definivano partiti! Un’analisi che ci pone anche dinanzi ad un altro problema: quello di capire chi sono realmente quelle che porremmo definire le “sirene” che spingono a votare sì e dall’altro lato, chi sono le “prefiche” che ci ingiungono di votare no per la “difesa” della democrazia, ossia della loro casta, non certo del popolo italiano! 
E qui si apre uno scenario a dir poco preoccupante. Siamo infatti davanti ad una maionese impazzita dove nulla è quello che appare e dove nessuno è esattamente quello che gabella di essere. Ed è in questo quadro che gli italiani dovranno votare ed esprimersi peraltro su un quesito sulla cui comprensibilità si può discettare, ma che potrebbe anche essere modificato a poche ore dal voto, con buona pace del meditato convincimento che i cittadini dovrebbero avere il tempo di raggiungere prima di esprimersi!
Poiché su questo fronte non abbiamo possibilità di intervenire fattivamente, ci soffermiamo allora sul nostro interrogativo: chi abbiamo davanti?
Il primo quesito riguarda e non soltanto per ragioni oggettive, il Pd, maggior partito di governo, unico partito tradizionale per così dire rimasto nel paese! Ecco allora che ci appare quello che potremmo definire un vero “capolavoro” al contrario per non dire un disastro! Il duro duello che si sta svolgendo tra il premier-segretario Renzi e la minoranza (soprattutto ex pci) è infatti il punto d’arrivo di quello che il centrosinistra formatosi dopo il crollo della prima repubblica è stato o voleva essere: il tentativo di coniugare la vecchia tradizione comunista, con quella parte della democrazia cristiana o del cattolicesimo politico più vicina al mondo del lavoro e ad una concezione “progressista” anche dei rapporti con l’allora sinistra identificata nel partito che fu di Togliatti e Berlinguer! Un’unione contro natura, come ben sapevano coloro che conoscevano la politica di allora, ma un’unione cercata per non disperdere e buttare via le tradizioni culturali e politiche scosse da mani pulite e alle prese con quella seconda repubblica a matrice berlusconiana che stava allora nascendo. In realtà persone, modi di essere, sensibilità, capacità di sintesi positiva, non sono mai state il primo impegno. Si è sempre trattato di mettere d’accordo quelli che si sentivano definire nei corridoi del parlamento “i miei” con gli “altri”! Dunque, qualcosa di molto diverso dal generoso e disinteressato desiderio di creare una vera forza moderata e socialdemocratica in Italia.
Risultato, la maionese impazzita di oggi! Con gli eredi lato sensu della tradizione cattolica che spingono in larga parte per la riforma pur essendo eredi di una tradizione improntata alla mediazione e non alla rottura, e sul lato opposto gli eredi della tradizione comunista che nel sentire comune dovevano essere i fautori del cambiamento in direzione delle mitiche “sorti magnifiche e progressive” per la classe lavoratrice e che sono invece i maggiori difensori dell’esistente! Difficile comprendere il senso di tanta confusione e soprattutto prevedere gli sbocchi!
Sempre parlando del nostro preparato a base d’uovo sfuggito al controllo, lo sguardo all’area del centrodestra, mostra tutti i segni di un recente dopoguerra. Macerie, fumo, incertezza, richiami alle antiche parole d’ordine. Molti soggetti si aggirano tra le rovine cercando di capire cosa salvare, ma tra le macerie si aggirano anche coloro che vogliono razziare e portare via quanto può tornare utile a tentare il colpo gobbo per guidare la “ricostruzione”! Solo che non sono chiari né le idee base né gli scopi e soprattutto regna l’incertezza nel soggetto che maggiormente dovrebbe far da collante moderato: Forza Italia. Come era prevedibile l’eclissi del leader, il suo stare dietro le quinte non sta favorendo un ricambio. E la sua non sopita ma malmessa volontà di protagonismo sta rischiando di far perire sul nascere ogni possibilità in tal senso. Come Saturno, cioè l’ex cavaliere rischia anche suo malgrado di uccidere i propri stessi figli!
Il terzo ingrediente, ovviamente, è il Movimento Cinquestelle! Anche qui la scomparsa di Casaleggio e il ritorno di Grillo, stanno manifestando la contraddizione strutturale di una realtà socio-politica anche interessante da analizzare, ma che non può certo essere considerata una risorsa positiva per dirimere l’incertezza che avvolge il paese. Chi sono infatti i cinquestelle? Quelli che tentano il guado verso le istituzioni e trovandosi al loro interno vanno inevitabilmente in rotta di collisione con i guru! O quelli che dalla piattaforma Rousseau e dal blog grillino danno le pagelle e comminano espulsioni a chi si allontana dalla linea? E soprattutto qual è la linea? La risposta a questi semplici ma strutturali interrogativi è fondamentale perché nelle mani di costoro potrebbe passare anche buona parte dei destini del nostro paese! Sarebbe augurabile che gli italiani riprendessero in mano il loro destino una volta per tutte abbandonando ex pianisti sull’oceano o giullari. Sono utili per piacevoli serate, ma non certo per far uscire l’Italia dalle secche politiche ed economiche nella quali si trova!

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