Beppe Grillo in Piazza Castello a Torino per la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle Piemonte, il 14 marzo 2010, di Giorgio Brida, Commons Wikipedia

Lo scontro tra Pd e 5Stelle, metafora di un paese smarrito

E finì... a carte bollate!
di Roberto Mostarda

Di recente, si era sottolineato come alcuni segnali indicavano il riaccendersi del confronto, meglio dire dello scontro, politico in vista degli appuntamenti del referendum, ma anche del necessario dibattito sulla legge di stabilità e sulla crisi ancora forte del nostro sistema alla ricerca di una ripresa che non arriva mai con la giusta spinta ed in tutto il paese.
Quello che però le cronache ci pongono davanti, piuttosto che una dura e leale lotta fra opposte visioni, sembra più prendere le sembianze delle schermaglie delle famose “comari” di Windsor o delle questioni manzoniane che venivano poste all’attenzione del famoso ed erudito azzeccagarbugli!
In entrambi i casi, la sensazione è fortemente sottodimensionata rispetto alla sostanza dei problemi. “Parlaimmo e nn ce capaimmo!” diceva un simpatico comico qualche anno fa e poiché un comico si è trasformato in capo politico, qualche riflessione è d’obbligo. Sopratutto se registriamo le ulteriori convulsioni della vicenda che vede la capitale al centro di un’insana attenzione. Qui, dopo insulti, denigrazioni, giochi bassi, insinuazioni ed ogni altro armamentario, siamo finalmente (in senso teleologico) arrivati alle... carte bollate.
E’ quel che abbiamo appreso nel quadro della vicenda che vede indagata l’assessore capitolina Muraro. Se più indizi possano fare o non fare una prova, è dibattito forense sempre aperto. In questo caso però gli indizi stanno divenendo ogni giorno che passa sempre più indicazioni contenute in faldoni e relazioni della magistratura. L’amministratrice capitolina pentastellata non si è dimessa e non intende farlo (contravvenendo ad un altra regola non scritta nel non statuto del movimento) sostenuta dalla sindaca Raggi e da alcuni esponenti sopravvissuti al ritorno in campo di Grillo dopo un’estate senza capo né coda e soprattutto senza governo della città, tranne che per la decisione autoritativa ed imposta alla cittadinanza senza consultarla, di dire no alle Olimpiadi! Ricordate Di Maio, Fico, Di Battista che urlavano dimissioni in Parlamento nei confronti di ogni esponente di altri partiti destinatario di avvisi di garanzia, in nome della trasparenza e del rispetto dei cittadini! Dimenticateli, ora Di Maio dice prima vediamo le carte e poi decidiamo se ci sono elementi per chiedere le dimissioni.
Ma non era il segnale della diversità quello di lasciare il proprio ruolo al primo sospetto, inseguiti dalle condanne della famosa rete del famoso guru che spingeva a farlo? Che cosa ha di diverso l’assessore Muraro dal primo cittadino di Parma o di Livorno? E perché quando il primo viene prosciolto invece di inneggiare il movimento fa finta di niente e Grillo prende in giro Pizzarotti che lascia i 5Stelle polemicamente augurandogli i 15 minuti di notorietà? Misteri del web e dei suoi profeti.
Intanto però, l’assessore querela per alcuni accostamenti all’atmosfera di mafia capitale il partito democratico che a sua volta querela la sindaca per aver commentato le accuse alla Muraro con espressioni del tipo “noi mica siamo il Pd”! Un’esplosione giudiziaria della quale francamente non si sentiva il bisogno, come si sarebbe fatto volentieri a meno anche della lezioncina della stessa assessora capitolina sul mestiere di giornalista, vezzo che non sembra abbandonare la classe politica vecchia e nuova!
Quale che sarà l’evoluzione di questa ennesima brutta pagina, mentre segna sempre il passo la famosa rivoluzione nella capitale, emerge purtroppo proprio da queste vicende qualcosa di molto più complesso e preoccupante: il senso di smarrimento che il paese avverte in quelle che dovrebbero comunque essere due realtà politiche con le quali il paese dovrà fare i conti ancora per molto: il partito democratico appunto e i 5 Stelle, in attesa che riprenda forma un soggetto politico moderato e liberale capace di incanalare una buona fetta di paese. Lo stato di difficoltà del centro destra però non fa che aumentare il senso di smarrimento dei cittadini e la sensazione di un’alternativa seria che non esiste ancora in questo paese o forse non è mai davvero esistita.
I dirigenti del Pd in primis e anche quel qualcosa di indistinto che sembra dirigere i 5Stelle dovrebbero al più presto rendersi conto dello stato delle cose, invece di inseguire improbabili palingenesi giudiziarie o referendarie. L’esperienza dimostra che la via giudiziaria non garantisce la rappresentatività politica (e ci mancherebbe pure) ma crea semmai le condizioni per affermare un messaggio politico più forte perché lontano da tribunali e avvisi di garanzia! O che almeno dovrebbe esserne lontano!
La realtà che supera sempre la fantasia anche la più visionaria ci sta invece dimostrando che tutto questo non avviene e, soprattutto, non è avvenuto. Ed è un messaggio grave e preoccupante per i cittadini che hanno veramente a cuore la stabilità del paese. Se tutti sono indagati è come se nessuno fosse indagato. Un’iperbole che però rischia di smascherare un pericolo reale: fatta giustizia, quando vi si riesce, resta il passa parola dei “si dice”, dei bene informati e la giostra ricomincia senza fine!

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