Il sindaco Renzi incontra l’ambasciatore Philips a Firenze. 15/11/2013. Fonte: http://www.matteorenzi.it/wp-content/uploads/2013/11/ambasciatore.jpg

Partiti decotti, movimenti in confusione, paese in attesa

Camminare in terra incognita
di Roberto Mostarda

Le settimane passano, tra poco sapremo quando si voterà per il referendum costituzionale, una data che non sarà la fine del mondo o l’apocalittica svolta per il governo e per il paese come gabellano troppe intelligenze degne di miglior causa e di migliori tempi.
Quel che appare però, ai nostri occhi è un paese confuso, in mezzo ad un guado che non si guada, ad una svolta che non arriva mai, ad un cambiamento che sembra da tutti auspicato ma non perseguito come fine. Semmai usato come arma politica da brandire e poi nascondere se per caso si dovesse veramente cominciare a cambiare!
Il paese affronta ancora il morso della crisi economica, di quella bancaria-finanziaria, sullo sfondo di una crisi sociale che sembra senza sbocco. Non sembra esservi nessuna certezza in fondo al tunnel. E dalla politica vecchia e nuova cosa arriva: un dibattito insulso, stucchevole, sostanzialmente inutile su un referendum - certamente significativo quale occasione per i cittadini di dire come la pensano – che è e resta un atto di democrazia diretta, non l’inizio di una guerra mondiale, tanto meno un capo horn per la democrazia e, ancor meno, un’occasione per regolare conti interni ed esterni ai partiti. Perché è proprio questo al quale assistiamo, soprattutto nel partito che ha le redini del paese e della maggioranza. Intorno uno stuolo sempre più vociante e querulo di esperti interni ed esterni, di comitati che si organizzano e che favoleggiano di svolte autoritarie, minacce per la democrazia se dovesse vincere il sì alla riforma.
Uno schiaffo patente all’intelligenza degli italiani, l’ennesimo esempio della vera natura di costoro: vestali consunte di una presunta verità costituzionale che si vuole far prevalere su ogni spinta al cambiamento. Un cambiamento che la stessa carta fondamentale alberga in sé e per il quale indica strade e comportamenti. Non è un mistero per nessuno che nella Assemblea Costituente forti correnti anche di sinistra ritenevano positivo un sistema monocamerale con un senato diciamo così di tipo federale che facesse da camera alta di compensazione basata sull’autorevolezza dei suoi componenti espressione della parte migliore del paese. La scelta che venne dopo era legata a timori di revanscismi storici e alla necessità di prevedere quel sistema di pesi e contrappesi che – complice poi anche la guerra fredda – avrebbe congelato per oltre quarant’anni la vita politica e istituzionale italiana.
Oggi che l’Europa è tornata come si diceva qualche anno fa a respirare con due polmoni e che malgrado la crisi attuale resta un riferimento e un progetto per tutti i popoli del continente, decidere alcuni cambiamenti che consentano al paese di imboccare nuove vie in direzione di efficienza ed efficacia delle istituzioni, di risposte vere ai bisogni dei cittadini, dovrebbe essere il valore aggiunto di ogni politico e di ogni forza politica. Se questo non accade è perché alla crisi della politica si è aggiunta una crisi generazionale nella politica. La vecchia guardia diciamo così, invece di vigilare e lavorare per rendere il cambiamento equilibrato e duraturo, lavora per far fallire ogni tentativo di riforma non gradito.
La riprova di questo inganno è nella considerazione successiva ad una vittoria del no: subito dopo dicono i corifei dell’immobilismo sarà necessario costituire una “commissione bicamerale” per studiare i mutamenti della costituzione ritenuti, bontà loro, necessari! Sì avete letto bene: una commissione bicamerale! Lo stesso nome e lo stesso significato che da oltre quarant’anni accompagna il vuoto pneumatico delle riforme della carta costituzionale, nella sua seconda parte, quella cioè che deve far da cornice al paese che cambia. Un paese che cambia comunque, malgrado e contro i suoi stessi rappresentanti!
Un’altra considerazione riguarda le altre forze politiche. I cinquestelle che stanno provando sulla propria pelle cosa voglia dire governare grandi città (con l’occhio al paese) sembrano dei marziani. Non si sa che tipo di paese vorrebbero, quali riforme costituzionali ritengono valide, quali percorsi. L’unico dato certo è che essendo contro tutti, sono sostanzialmente anche contro ogni riforma fatta dai partiti e dunque alfieri dell’immobilismo per tattica o dell’attivismo se utile a far scoppiare le altrui contraddizioni. Ma senza un disegno chiaro per il paese e per i cittadini.
L’ondeggiamento del movimento (singolare espressione in effetti) diviene burrasca nel centrodestra ancora alla ricerca di un “centro di gravità permanente”. Qui la vecchia guardia non vuole il nuovo traghettatore investito dall’ex cavaliere. Ed è una vecchia guardia per modo di dire, come il governatore della Liguria che sino a poco tempo fa era il coordinatore di fiducia di Berlusconi. O ancora è quella parte dell’establishment che non intende mollare le proprie rendite di posizione anche al prezzo dello sfascio di ogni progetto unificatore. Eguale confusione si ha nella Lega, altro pilastro su cui dovrebbe rinascere il partito dei moderati (si fa per dire). Da queste parti si assiste a tutto e il contrario di tutto. Una riforma come quella sulla quale si voterà è la stessa o molto simile a quella che voleva proporre Berlusconi quando era al governo. Il patto del Nazareno prima maniera era proprio fondato sulla necessità di un cammino verso un sostanziale monocameralismo, un dimagrimento delle assemblee e una razionalizzazione dei rapporti tra le istituzioni. Ora invece abbiamo i comitati per il no anche qui che dicono no a quello che neppure due anni fa sostenevano con decisione. Qualcosa effettivamente si è rotto e non funziona. Così nessun partito di centro destra troverà mai una quadra.
Resta un quinto dell’arco politico, spezzettato ed ininfluente dove le scelte sulla riforma sono collegate alla possibilità di rimanere a galla o meno. Anche da qui dunque poche indicazioni e poco chiare per giunta!
E’ evidente, allora, che come dicevano le antiche carte nautiche e terrestri, ci troviamo a muoverci in “terra incognita”, tra sirene che ci tirano indietro e fanfare che ci incitano ad andare avanti. Difficile formulare un consiglio. Ma è chiaro che muoversi con un obiettivo ha più valore che girare in tondo senza obiettivo alcuno se non quello di bloccare e vanificare il movimento altrui! Come sempre speriamo che gli italiani si dimostrino più intelligenti e lungimiranti di quanto molti politici d’antan pensano! Sarebbe una vera piazza pulita, altro che i vaffa!

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