La spiaggia di Ventimiglia con in fondo il centro storico. Foto di Dada https://commons.wikimedia.org/wiki/File:La_spiaggia_di_Ventimiglia.jpg

Una strana estate, quasi senza politica

E, dopo le vacanze?
di Roberto Mostarda

Le vacanze sono vacanze, si potrebbe dire, ma quest'anno, mentre il rito dell'estate sembra stia imboccando il viale del tramonto, qualche riflessione là si può già fare. Non vi è dubbio che complici le vicende internazionali e le olimpiadi brasiliane, abbiamo assistito ad una vera e propria eclissi della politica.
Per la prima volta da molti anni, il rito compulsivo dei dibattiti sotto l'ombrellone o nelle calde serate al mare o ai monti, ha ceduto di netto il posto alla più drammatica ma consueta cronaca delle giornate da bollino nero o rosso, agli incidenti al mare o in montagna, ai confronti con gli anni passati (c'era più gente, si spendeva di più, arrivano più tedeschi o francesi o italiani e così via).
Non si è sentito in queste settimane centrali della stagione l'eco querulo e maleducato dei battibecchi tra politici e tra di loro o su di loro, con il consueto armamentario balneare o montano di improperi, male parole e via insultando.
Bene, potremmo dire, era ora che si arrivasse a questo. Il distacco, il disgusto della politica hanno finalmente prodotto una sana distanza, riportando le opinioni da ombrellone o da scarponi ai legittimi attori: gli italiani in vacanza!
Neppure il confronto aspro e a volte indisponente sul prossimo referendum sembra aver infiammato gli animi, acceso le menti e alimentato la vis polemica, insomma, calma piatta! Sarebbe una soddisfazione non da poco, anche per chi segue le vicende politiche nazionali, disintossicarsi dalle ubbie, dalle penose e altalenanti opinioni lanciate là a caso e sovente senza contesto o fuori quadro!
Tuttavia, anche per un minimo di analisi prospettica, non possiamo sottrarci.
Ed è qui che il quadro assume tinte poco rassicuranti. Se è vero che la notte porta consiglio e che dunque anche le vacanze possono aiutare a mettere in ordine e a fuoco priorità ed emergenze, ecco che il quadro che ci troviamo dinanzi non ci rassicura. Nessuno degli elementi che abbiamo lasciato qualche settimana fa sembra aver preso maggiore chiarezza, nessuno dei duri confronti sembra aver imboccato una qualche soluzione. Solo e soltanto stanchi triti e ritriti slogan, affermazioni apodittiche senza alcuna dialettica, con il consueto contorno di accuse di autoritarismo o avventurismo tra gli attori principali.
L'unica area che, obtorto collo, sembra avere battuto qualche colpo, è il centrodestra. Stretto tra l'urgenza di una proposta politica che ne risollevi le sorti e l'opportunità di recuperare la rappresentanza di una buona maggioranza di italiani, quel che fu di Forza Italia e del resto prova a ritrovare un po' di terreno comune, sotto la spinta del nuovo coordinatore proposto/imposto da Berlusconi, Parisi. Il quale sta già provando cosa vuole dire cercare di riprender le fila di un'area politica spezzettata, sfilacciata è segnata dalla mai ammessa e tuttavia visibile eclissi dell'ex cavaliere, sempre più sullo sfondo è sempre più indistinto quanto più ex colonnelli e colonnelle provano a impedir che qualcosa cambi ormai paghi dei pezzetti di consenso che hanno e non del comune destino! Resta da vedere se l'azione di Parisi che nasce sull'onda del no alla politica e del dare la parola alla gente, sortirà un qualche effetto e farà ripartire un discorso all'altezza delle esigenze del paese!
Sul fronte dei cinque stelle mentre a Torino la sindaca sembra ancora in luna di miele con la città, a Roma per la Raggi sono sempre in agguato nuove forche caudine e nuovi baratri, frutto certo di chi c'era prima (frusto refrain ormai abusato anche dai nuovi politici non politici) ma anche della considerevole impreparazione dei nuovi quadri dirigenti che sembrano affetti da un virus di arroganza mista a disprezzo per tutto, ma priva di ogni serio ancoraggio ad una reale proposta politica all'altezza della situazione locale e nazionale.
Per il Pd e il centrosinistra in genere, sembra che il tempo si sia fermato. Il premier tira dritto con qualche incertezza su cosa succederà, l'opposizione interna non molla su tutto il consueto scenario "de sinistra" delle riforme e della costituzione. Nessun passo avanti, nessun vero tentativo di sciogliere i nodi che dividono, ma solo un batti e ribatti su quello che va cambiato soltanto per cambiarlo, ma perdendo di vista il ruolo propositivo della maggioranza della quale continuano a crescere parte e dalla quale si guardano bene dall'allontanarsi.
Insomma, un vuoto pneumatico nel quale non si parla delle riforme, di quello che il referendum dovrebbe sancire, non parla di nulla o solo di cose per esperti, costituzionalisti o presunti tali. Per gli italiani, dunque, un quadro desolante, con un'unica speriamo sana reattività: provare comunque a cambiare per spazzare via quanto di stantio ancora prova a muovere le pedine nel paese!
Non resta che sperare, essendo questa l'unica e ultima possibilità che ci resta!

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