La Fiat 600, un simbolo del boom economico. Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=281439

La politica nazionale alle prese con gli avvenimenti europei

Brexit, alibi per il vuoto delle idee
di Roberto Mostarda

Nelle prossime settimane e mesi, forse ci vorranno due anni, si completerà la fase di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. La scelta dei cittadini di Sua maestà come sempre verrà rispettata anche a costo di far saltare l’unione del regno. I risultati di questa scelta saranno gravi per tutti, soprattutto per lo spirito necessario a mantenere l’unità del continente.
I primi segnali di folli rincorse si susseguono da ogni lato e, come sempre, i campioni in negativo di casa mostra fanno bel sfoggio della propria insussistenza politica e programmatica! Sopratutto lanciano slogan, parole d’ordine, anatemi e ogni genere di stupidità, senza mai toccare i temi di fondo della questione: qualcuno sa esattamente di cosa parliamo quando si parla di Europa, qualcuno si pone la domanda di cosa abbiamo di europeo nei decenni in cui la costruzione comune è andata avanti sino allo scoglio irto di problemi della moneta unica? Qualcuno si chiede quanto siamo integrati prima di parlare di disunirsi! Il Regno Unito non è mai stato veramente partner europeo, è stato al massimo il cugino della porta accanto, convinto di rappresentare qualcosa di storicamente simile all’Unione della quale per questi anni ha fatto parte con uno status assolutamente non replicabile: il commonwealth!
Senza risposte serie e approfondite a queste domande, assistiamo soltanto all’uso di neologismi, come l’immediato “Italexit” che qualche leghista ma anche qualche esponente di Cinquestelle ha cominciato a far trapelare annunciando referendum e pronunciamenti popolari! Qualcun altro come l’ex cavaliere ha parlato di ridisegno dell’Europa senza tuttavia sbilanciarsi su cosa ciò possa significare.
La sensazione, non solo in Italia peraltro, ma questa è la prospettiva che ci concerne, è che la possibilità di riempire con le parole contro l’Unione Europea, contro la moneta unica, esaltando la scelta britannica (peraltro non così monolitica come si sperava) il dibattito politico, sia in sostanza un comodo alibi per nascondere una ben più penosa realtà: il vuoto totale delle idee su che cosa il nostro paese debba essere e anche come debba essere inserito nel disegno europeo del quale tra l’altro è stato nazione fondatrice, cosa che spesso le menti eccelse del “confusianesimo” dimenticano artificiosamente o che, ed è la prospettiva più tragica neppure sanno!
Le recenti elezioni amministrative in grandi e piccole città, hanno dimostrato come non esiste in nessuna forza politica o movimento, una visione completa di cosa sia una città di cosa occorra per farla funzionare e far vivere civilmente i suoi cittadini. Abbiamo assistito ad enunciazioni e lamenti su che cosa è stato fatto in passato e male, ma non una risposta su quello che occorre fere in futuro è stata convincente. Neppure il voto ai pentastellati fa parte della scelta fondata sul progetto per così dire. La chiara ed evidente realtà è che ci si affidi agli ultimi venuti, a quelli lontani alle camarille e dalle mafie, una sorta di ultima spiaggia.
Soltanto che l’ultima spiaggia, in questo caso è davvero l’ultima se non si costruirà una nuova cultura politica, democratica e sfaccettata per dare slancio al paese.
Improvvisamente la Brexit ha monopolizzato l’attenzione e per un momento non si è parlato di referendum costituzionale, poi se ne è parlato come occasione di mandare a casa il governo e avviare il nuovo per il paese, come uscire dall’Unione, uscire dalla moneta unica e via inanellando non stupidità, ma vere e proprie idiozie concettuali e pratiche! Nessuno si rende conto di cosa vorrebbe dire per l’Italia prendere una strada del genere con il proprio debito pubblico sovrastante ogni scelta sensata e come se tornare alla lira potesse far ritornare l’Italia da bere e i mitici anni della spensieratezza e dei soldi facili! Fandonie, specchietti per le allodole. Anche perché quell’Italia è il paese che aveva già iniziato una stolta deindustrializzazione e delocalizzazione produttiva, senza cogliere le potenzialità della futura società del web nella quale oggi siamo immersi. Discorsi come quello di Grillo qualche tempo fa sulla decrescita felice, sono lì a dimostrare concretamente questo percorso suicida! Persino il guru del 5Stelle, ora parla timidamente di rifondare l’Europa!
A noi italiani spetta invece di ricostruire il nostro di Paese, per farlo partecipare con dignità e con forza al flusso dell’evoluzione e a pieno titolo nel disegno non soltanto di integrazione europea ma di integrazione planetaria, unico valido antidoto alla disgregazione predicata da terroristi istituzionali e non!
Quindi, invece di pensare a distruggere, occorre ragionare, approfondire, meditare e decidere quale paese vogliamo veder realizzato, come dobbiamo arrivarci, con quali decisioni, quali scelte istituzionali! Al confronto di questo compito, appaiono in tutta la loro pochezza i discorsi, le grida, gli anatemi, gli ostracismi, i particolarismi ed egoismi che contraddistinguono ogni passo del nostro confronto politico! Qualcuno si svegli e cominci a svegliare gli altri! Il torpore, come il sonno della ragione genera mostri! E stando a quel che vediamo, di sonno si è abusato fin troppo!

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